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CITTÀ DEL MESSICO - Ancora 24 ore di orrore a Ciudad Juarez, la città più violenta del Messico, dove ieri è stato ucciso un fotografo di 21 anni del quotidiano 'El Diario'. Qualche ora dopo un commando armato ha fatto irruzione in un bar, uccidendo sette persone.
La polizia sta già indagando - rilevano i media locali - l'uccisione del foto-reporter Luis Santiago Orozco, ucciso da un gruppo di uomini armati che ha aperto il fuoco contro l'auto, che era fermo in un parcheggio, in cui si trovava insieme ad un collega, Carlos Sanchez, rimasto ferito. Pochi minuti prima, era sceso dal veicolo un altro ragazzo che si trovava con loro, figlio di un noto militante per i diritti umani della città, fatto per il quale gli investigatori ritengono che si sia trattato di un attentato politico.
Il Messico è uno dei paesi più pericolosi per i cronisti: negli ultimi dieci anni sono stati infatti 64 i giornalisti uccisi dai narcos e dagli altri gruppi del crimine organizzato.
Sette persone sono d'altra parte rimaste uccise oggi, e due ferite, in un agguato al 'V-bar' di Juarez: i sicari hanno sparato all'impazzata all'interno del locale, dove le autorità hanno poi trovato una settantina di bossoli di armi di grosso calibro.
In un altro episodio di violenza delle ultime ore, i media di Guadalajara hanno reso noto che i corpi di due uomini sono apparsi impiccati ad un ponte della periferia della città. I due cadaveri avevano addosso gli abiti dei 'rivolucionarios' messicani ed erano stati 'mascherati' con baffi finti e 'sombrero' tipico. È ormai la terza volta - ricorda la stampa - che lo stesso ponte viene utilizzato per impiccare i corpi dei giustiziati nei regolamenti dei conti tra le bande malavitose locali.

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SDA-ATS