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I presidenti delle due maggiori banche elvetiche, UBS e Credit Suisse, respingono le critiche secondo cui entrambe avrebbero avuto un ruolo nell'apprezzamento del franco sull'euro÷ Si tratta di accuse assurde e senza fondamento, dicono Kaspar Villiger e Hans-Ulrich Doerig.

La polemica è sorta a fine 2010, in un momento in cui la moneta unica europea ha toccato il suo livello più basso rispetto al franco, sotto 1 e 24 centesimi. Sulla stampa svizzero tedesca tanto Villiger (UBS) che Doerig (Credit Suisse), hanno chiarito la situazione respingedo qualsiasi coinvolgimento dei loro istituti.

Sono critiche senza fondamento ha detto in una intervista al "SonntagsBlick" Doerig, secondo cui le banche non hanno alcun interesse all'euro debole. "Sull'esempio di altre imprese elvetiche, soffriamo del fenomeno nella misura in cui siamo fortemente impegnati all'estero", ha commentato. "Ci sono clienti che fanno investimenti in euro o in dollari, se il valore dei fondi cala, calano anche le commissioni percepite dalle banche, ha precisato il presidente del consiglio di amministrazione di Credit Suisse.

Identico il ragionamento di Kaspar Villiger. L'ex consigliere federale e attuale presidente del cda di UBS, in una intervista sulla "NZZ" di sabato ha definito "assurde" le accuse secondo cui il numero uno bancario elvetico avrebbe speculato ai danni della moneta unica europea.

La banca non ha influenza sull'evoluzione dei tassi di cambio. "Dobbiamo effettuare delle transazioni sui mercati valutari in favore dei nostri clienti, questo è chiaro - ha dichiarato Villiger -. Partiamo dal principio che il franco costituisce un investimento forse più sicuro di altre valute, ma si tratta di un'attività di poco conto".

Tanto Villiger quanto Doerig si dicono convinti che l'euro sopravviverà, in quanto l'UE non può lasciar cadere una moneta che riguarda 17 dei suoi 27 stati membri e che insieme contano oltre 320 milioni di abitanti.

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SDA-ATS