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PPD: condizionare aiuti agli Stati che rispettano i cristiani

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 luglio 2011 - 13:18
(Keystone-ATS)

Il Partito popolare democratico (PPD) non vuole che la Svizzera versi aiuti agli Stati in via di sviluppo nei quali i cristiani subiscono attentati o persecuzioni. È questa una delle esigenze formulate in una presa di posizione che chiede cambiamenti nella politica di cooperazione.

Nei Paesi in cui i cristiani sono perseguitati, il PPD ritiene che occorra sostenere direttamente le comunità cristiane o progetti specifici, che consentano di rafforzare la lotta contro i fondamentalisti, ha detto oggi a Berna la consigliera nazionale Elisabeth Schneider-Schneiter (BL).

Il documento del partito menziona in particolare progetti destinati a migliorare i diritti delle donne, la protezione delle minoranze e la difesa dei diritti umani. "Nel mondo, 200 milioni di cristiani sono perseguitati", ha insistito Schneider-Schneiter.

Il testo cita pure i Paesi musulmani che beneficiano dell'aiuto allo sviluppo da parte della Confederazione: Pakistan (22,2 milioni di franchi nel 2010), Afghanistan (17,6 milioni) ed Egitto (6,1 milioni). "Non si può finanziare Paesi che calpestano i diritti delle minoranze appartenenti alla nostra cultura", ha detto la consigliera nazionale basilese.

Correggere gli errori

Il PPD critica inoltre taluni aspetti della cooperazione allo sviluppo della Svizzera. Sebbene ammetta che una dispersione troppo grande di fondi non sia appropriata, la formazione di Christophe Darbellay ritiene che si debba rivalutare la recente decisione di limitare a dodici il numero di paesi prioritari. Questa limitazione rischia di restringere le nostre relazioni e i nostri partner possibili in seno alle organizzazioni internazionali.

Il partito domanda pure un audit "volto a esaminare in maniera sistematica e indipendente se l'aiuto apportato sia appropriato per raggiungere gli obiettivi di sviluppo auspicati". Si tratta di trarre insegnamenti dagli errori commessi, compresi quelli compiuti dalle organizzazioni non governative (ONG), il cui lavoro dovrebbe anche essere analizzato in modo critico.

Altra proposta del PPD: introdurre un "fondo di innovazione" che aiuti a realizzare progetti che non sono previsti in alcun programma, in particolare nell'ambito "acqua e clima" o in quello delle tecnologie verdi, ha spiegato dal canto suo Kathy Riklin (ZH). Bisognerebbe trasferire in questo fondo il 20% dei mezzi sbloccati per la cooperazione bilaterale allo sviluppo.

Le due consigliere nazionali popolari democratiche hanno inoltrato vari interventi in Parlamento in tal senso.

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