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Schengen: Ue sfida governi, vuole accentrare

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 settembre 2011 - 15:17
(Keystone-ATS)

Bruxelles non vuole rischiare che la frontiera unica, ovvero la libera circolazione garantita dal Trattato di Schengen, faccia la fine della valuta unica messa in crisi dagli interessi dei governi nazionali. È su questa linea che la Commissaria europea per gli affari interni, Cecilia Malmstrom, si prepara a presentare - martedì prossimo nella riunione del Collegio dei Commissari che si terrà durante la prima plenaria del Parlamento a Strasburgo o al più tardi il 20 settembre - la proposta di revisione della governance di Schengen 'richiesta' dai leader europei nel vertice del giugno scorso.

Il problema della gestione dei meccanismi di chiusura delle frontiere è esploso la primavera scorsa con le tensioni tra Italia e Francia per le ondate di clandestini arrivate dalla Tunisia. La linea guida della proposta è, secondo quanto spiegato dal portavoce Michele Cercone, quella di avere un meccanismo decisionale europeo, non lasciato alle scelte unilaterali dei singoli paesi. "Il sistema di Schengen - ha detto Cercone - dà benefici a tutti i cittadini e al mercato unico. La Commissione vuole difenderlo con tutti i mezzi". Il punto nodale è che "c'è un area di comune interesse governata da decisioni individuali: questo deve cambiare".

Nella proposta, che viene affinata in questi giorni, si fissa il principio che le decisioni sulla riattivazione dei controlli alle frontiere, tanto per eventi prevedibili (come le manifestazioni sportive) quanto per quelli imprevedibili (come incidenti nucleari o guerre), devono essere comunicate alla Commissione e confermate a maggioranza da un organismo decisionale del Consiglio. A quanto si apprende da fonti europee, a fronte di improvvise emergenze uno stato potrà comunque attivare i controlli unilateralmente ma solo per un limitato numero di giorni: quanti, tra 5 e 10, è appunto uno dei nodi.

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