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Siria: giornalista Al Jazira racconta "mie prigioni"

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 maggio 2011 - 16:54
(Keystone-ATS)

La giornalista di al Jazira Dorothy Parvaz, dopo 19 giorni di prigionia in Siria e in Iran, è stata liberata e ha raccontato di aver udito i terribili echi di "violenti pestaggi" di detenuti nel carcere siriano dove è stata rinchiusa per tre giorni, ma anche di essere stata trattata "con rispetto" in quello iraniano, dove è rimasta fino a due giorni fa.

"Inizialmente, l'impressione che ho avuto è che all'aeroporto (di Damasco) mi avessero fermata sospettando che fossi una spia americana ingaggiata dagli israeliani, ma poi è divenuto chiaro che il problema era il mio lavoro per al Jazira", ha detto Parvaz, che è cittadina americana, canadese e iraniana. In una intervista alla sua emittente Tv, la giornalista ha descritto i giorni in prigione in Siria come spaventosi.

"Si sentivano pestaggi violenti. A tutte le ore del giorno. Ho udito due interrogatori ed i colpi: ragazzi picchiati con forza... Non so che tipo di risposte si aspettassero da questi uomini ma tutto ciò che ottenevano era "wallahi" (giuro su Dio) o solo dei 'no, no o per favore bastà, in arabo". Parvaz ha anche raccontato di aver visto "un uomo incatenato ad un termosifone, che pareva fosse forzato a scrivere una confessione, ma tremava così forte che non riusciva nemmeno a scrivere".

"Io - ha continuato - sono stata prima rinchiusa in una cella con una ragazza di 19 anni che tremava dalla paura, e piangeva, chiedendo di poter parlare con i suoi genitori. Era stata catturata in strada, senza sapere perchè". E ancora: "Sono stata in cella anche con una ragazza sui 24 anni che indossava scarpe con i tacchi alti. Certo, se devi andare a una manifestazione non indossi i tacchi".

Dopo 3 giorni, Dorothy Parvez, che è nata a Teheran 39 anni fa, è stata deportata in Iran. Al Jazira aveva detto di aver perso ogni contatto con la sua giornalista da quando la Parvaz era sbarcata il 29 aprile a Damasco, da un aereo proveniente dal Qatar. Soltanto l'11 maggio l'ambasciata siriana negli Stati Uniti ha fatto sapere che la giornalista era stata espulsa il primo maggio verso l'Iran, perchè al suo arrivo a Damasco aveva esibito un passaporto iraniano scaduto.

"Sono stata trascinata sull'aereo. Io mi dimenavo e urlavo. Mi hanno detto che mi stavano riportando in Qatar, ma mi hanno mentito", ha raccontato ancora la giornalista, aggiungendo però di essere stata trattata rispettosamente dai suoi carcerieri iraniani, secondo la legge locale. Infine, la giornalista ha affermato di essere stata sorpresa dal clamore attorno alla sua vicenda. "Non avevo idea della campagna mediatica messa in atto da al Jazira", ha detto. "Solo quando sono giunta in Iran, durante un interrogatorio, mi hanno fatto capire che la gente si chiedeva dove fossi".

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