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Siria: leader salafita, siamo per rivoluzione pacifica

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 settembre 2011 - 13:22
(Keystone-ATS)

I gruppi salafiti, fondamentalisti sunniti, non sono armati e non sostengono la lotta violenta al regime del presidente Bashar al Assad: lo ha detto in un'intervista apparsa oggi sul quotidiano panarabo Asharq al Awsat, Luay Zubi, leader di "Fedeli che partecipano", sedicente gruppo che rappresenta "il 60 per cento dei salafiti siriani".

"Non è vero, come afferma il regime bugiardo, che siamo estremisti e che siamo armati... siamo per la rivolta pacifica", afferma Zubi, originario di Daraa, nel sud, primo epicentro delle proteste scoppiate nel marzo scorso. Lo shaykh, di cui il giornale pubblica una foto in cui appare con una barba folta e occhiali, assicura: "Siamo in contatto con tutte le anime della rivoluzione: cristiani, sciiti, laici, esponenti delle altre correnti islamiche".

Zubi, che secondo il quotidiano ha un passato da combattente in Afghanistan e in Bosnia nelle file del jihadismo globale, smentisce quanto solitamente si afferma dei salafiti circa la loro volontà di creare uno Stato islamico che opprime le altre comunità religiose: "Al contrario vogliamo uno Stato siriano moderno, basato sul principio di cittadinanza e fondato sui risultati delle urne. (Un sistema) alternativo al regime di Bashar al Assad e a cui partecipino tutte le componenti della società". Tornato in Siria dopo l'esperienza bosniaca, lo shaykh sarebbe stato arrestato dalle autorità di Damasco e per tre anni tenuto prigioniero in isolamento. "Ho subito tutti i tipi di torture". Una volta uscito dal carcere, afferma di aver organizzato la sua rete in totale clandestinità. "Il nostro primo nemico è l'Ayatollah Ali Khamenei", guida suprema della rivoluzione iraniana. "Poi viene Hezbollah - il movimento sciita libanese filo-iraniano - e quindi il regime degli al Assad".

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