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Siria: ottavo venerdì di sfida, almeno 26 morti

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 maggio 2011 - 20:36
(Keystone-ATS)

Proteste anti-regime, repressione decisa dalle autorità, arresti di dissidenti, morti per lo più tra civili: è la triste sequenza dell'ennesimo - l'ottavo - venerdì consecutivo di sangue in Siria dall'inizio della mobilitazione senza precedenti contro un sistema al potere da quasi mezzo secolo e dominato dalla famiglia degli Assad e dai clan alawiti suoi alleati.

Ed è proprio l'entourage del presidente l'obiettivo delle sanzioni approvate oggi dall'Ue: i 27 hanno approvato misure restrittive contro 14 personalità della cerchia di Bashar al-Assad, ma non contro il presidente. Rimane perciò la speranza di riforme e dello stop alle violenze, come nelle parole della segretaria di Stato americana Hillary Clinton che conferma: "la situazione in Siria è complessa e dolorosa, ma sappiamo che Damasco può ancora attuare le riforme".

Intanto, secondo gli attivisti per i diritti umani, sono almeno 26 i manifestanti uccisi oggi in Siria dalle forze dell'ordine nel tentativo di reprimere la protesta, in particolare nelle città di Homs e Hama, nel centro del paese, e a Jablah nell'ovest.

Il regime aveva ieri annunciato il ritiro dei carri armati da Daraa, epicentro meridionale da metà marzo scorso delle proteste e teatro della dura risposta del regime. Testimoni oculari citati dalla stampa e dalle tv panarabe avevano invece affermato stamani che Daraa rimane assediata e che nuovi blindati sono apparsi da ieri sera all'esterno e nel cuore di città da settimane in agitazione come Banias, Homs, Latakia.

I residenti di Daraa raccontavano inoltre che non meglio precisati cecchini continuano a rimanere sui tetti di alcuni edifici, anche se "da due giorni hanno smesso di sparare sui passanti". Le moschee, aggiungono, sono tutte occupate dai militari e, nonostante l'arrivo ieri di un convoglio di viveri e medicinali del Comitato internazionale della Croce Rossa, la città continuerebbe a esser privata dei beni di prima necessità.

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