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Terrorismo: Ue, rischio attentati in Europa reale

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 ottobre 2010 - 18:24
(Keystone-ATS)

BRUXELLES - L'allarme attentati in Europa - rilanciato domenica scorsa dalle autorità statunitensi - "è reale" e non va assolutamente sottovalutato. Parola di Gilles de Kerchove, coordinatore della lotta al terrorismo nella Ue, che - alla vigilia del Consiglio dei ministri degli interni della Ue a Lussemburgo - invita gli Stati membri ad essere più che mai vigili.
"Sappiamo che c'è sempre l'intenzione, soprattutto di Al-Qaida, di commettere attentati di vasta portata", ha spiegato in alcune interviste televisive de Kerchove, sottolineando ancora come "siamo di fronte alla volontà del nucleo centrale di Al-Qaida di realizzare un attacco forte. Perchè il gruppo terroristico è sotto la pressione della coalizione in Afghanistan" e ha bisogno di un'azione che rilanci la sua immagine. Sarebbero dunque più che fondati i timori per una serie di attentati in stile Mumbai, quando nel 2008 vennero contemporaneamente assaltati nel cuore della capitale finanziaria dell'India diversi obiettivi, da alcuni alberghi internazionali alla stazione ferroviaria. Attentati che causarono 160 morti.
Per il responsabile dell'antiterrorismo della Ue - che ha il compito di coordinare le strategia dei 27 Stati membri e che domani sarà al tavolo dei ministri degli interni insieme a un rappresentante delle autorità statunitensi - l'attuale allarme "si iscrive in un contesto generale nel quale la minaccia attentati non è mai diminuita negli ultimi tempi".
E i pericoli maggiori - ha spiegato - arrivano dai terroristi con passaporti europei, come dimostra il fatto che nel recente raid americano in Pakistan sarebbero morti anche alcuni jihaidisti di nazionalità tedesca. "La principale preoccupazione - ha spiegato - è quella dei movimenti di jihadisti che vengono dall'Europa o dagli Stati Uniti, persone che sono nate qui da noi o che hanno il passaporto di uno degli Stati membri, che quindi possono più facilmente passare i controlli della polizia e dei servizi segreti".
"Vanno nelle zone della jihad - ha proseguito de Kerchove - che siano l'Afghanistan, il Pakistan, la Somalia o lo Yemen o nel Sahel. E siccome questi terroristi viaggiano e possono facilmente spostarsi da un Paese all'altro, la minaccia si trasforma, ed è molto più diffusa e complessa".
È per questo che "bisogna affinare le tecniche per la raccolta di informazioni. Abbiamo raggiunto un accordo con gli Stati Uniti su un sistema di tracciabilità delle transazioni finanziarie - ha ricordato il responsabile dell'antiterrorismo Ue - e ora ci chiediamo se l'Europa non debba dotarsi di un sistema europeo per la raccolta di dati sui passeggeri. Questo solleva questioni legate alla vita privata e il Parlamento europeo se ne preoccupa molto. Ma io - ha concluso - come tanti responsabili nazionali credo che questa nuova forma di minaccia richieda nuovi strumenti e che il PNR, la banca dati dei passeggeri, sia uno degli strumenti di cui dovremmo dotarci per cercare di seguire i movimenti dei jihadisti".

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