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ZURIGO - Tagliare i bonus può avere effetti drammatici per una banca come UBS: lo sostiene il presidente del consiglio di amministrazione Kaspar Villiger, che in un'intervista alla "Neue Zürcher Zeitung" spiega di avere sottovalutato questo punto prima di aver accettato il nuovo incarico. "Se non paghiamo i bonus possiamo chiudere domani", afferma l'ex ministro delle finanze PLR in una seconda intervista, questa volta rilasciata al "Blick".
"Ho dovuto imparare che qui si agisce in un mercato in cui non si può aver successo se non si rispettano le condizioni del mercato stesso", spiega Villiger. Il presidente di UBS ammette di non essersi reso conto in precedenza di quanto forte fosse il pericolo di un esodo dei dipendenti, in particolare in un periodo di crisi.
"Quello che anche a me ha fatto arrabbiare sono per esempio le elevate indennità di partenza che non hanno nulla a che vedere con le prestazioni fornite", continua l'ex consigliere federale PLR.
Per quanto riguarda il livello assoluto dei salari in Svizzera si scontrano due culture: quella del ceto medio, a cui anche Villiger dice di appartenere, e quella in uso presso le grandi imprese attive a livello globale.
Per quanto riguarda il mancato discarico degli amministratori per l'esercizio 2007, secondo Villiger gli azionisti hanno voluto semplicemente mostrare il loro disappunto e la loro insoddisfazione con l'ex dirigenza. "Ma il mondo non è cambiato dopo il no al discarico" e la posizione degli attuali vertici rimane la stessa: annosi processi con costi milionari e titoli sui giornali provocherebbero solo insicurezza e non sono nell'interesse di UBS. L'istituto è giunto a questa conclusione dopo verifiche molto estese: ma se le commissioni di gestione dei due rami del parlamento dovessero portare alla luce nuovi elementi la situazione cambierebbe, ha aggiunto il manager 69enne.

SDA-ATS