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Ungheria: fango, si teme seconda esondazione

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 ottobre 2010 - 19:33
(Keystone-ATS)

BUDAPEST - È stato evacuato per il rischio di una nuova esondazione il villaggio ungherese di Kolantar, epicentro del disastro ambientale provocato dall'impianto di alluminio di Ajka dal quale lunedì scorso sono fuoriusciti circa un milione di metri cubi di un letale fango rosso che ha trasformato una vasta area in un paesaggio marziano.
Il premier Viktor Orban, giunto sul luogo della peggiore sciagura ecologica nella storia dell'Ungheria, ha detto che sulla parete nord del bacino n. 10 del complesso è stata individuata una fessura che si sta allargando a vista d'occhio e che un cedimento scaricherebbe nell'ambiente circostante altri 500 mila metri cubi di melma tossica. "Potrebbe accadere anche oggi, ormai non possiamo essere più certi di niente", ha dichiarato il premier ai giornalisti.
All'alba di stamane la protezione civile ha provveduto a fare evacuare dalle loro case gli 800 abitanti che erano rimasti a Kolontar, il villaggio più prossimo alla fabbrica. Anche il vicino comune di Devecser, in parte già colpito, è stato dichiarato "chiuso" da polizia e Protezione civile. Ai 5.400 abitanti è stato detto di tenere la valigia pronta perchè da un momento all'altro potrebbero vedersi costretti a partire.
Orban ha detto che verrà istituito un fondo speciale per gli aiuti alle popolazioni colpite e che per questo si rivolgerà anche a George Pataki, ex governatore repubblicano dello stato di New York il cui nonno paterno agli inizi dello scorso secolo emigrò negli Usa proprio dall'Ungheria.
Per proteggere da una nuova eventuale colata le case di Kolantar restate ancora in piedi, la Protezione civile ha deciso di erigere una barriera alta cinque metri e lunga 400 che taglierà il villaggio in due. I lavori sono iniziati oggi e entro 48 ore dovrebbero essere ultimati.
Il bilancio del disastro al momento resta fermo a 7 morti, 150 feriti e un disperso. La sua portata è certamente grave ed il premier ha promesso che chi ha sbagliato pagherà. La società ungherese Mal, proprietaria dell'impianto, si è offerta di fare il possibile per chiarire le cause dell'incidente e per indennizzare le vittime ma sostiene, tra molti dubbi, di non avere alcuna responsabilità.
Dal punto di vista ambientale i danni non sono stati ancora valutati appieno. Secondo le prime analisi, nei fanghi sono state trovate alte concentrazioni di sostanze come arsenico, mercurio e cromo e Greenpeace parla apertamente di disastro ecologico.
La marea di fango rosso ha contaminato ruscelli e fiumi, tra cui alcuni affluenti del Danubio, ma le analisi delle sue acque prelevate ieri nei pressi di Budapest, secondo la Protezione civile ungherese, hanno evidenziato come indice di tossicità un Ph di livello 9, ben al di sotto del 13,5 rilevato nei corsi d'acqua che transitano nei pressi dell'impianto di Ajka.

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