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Nella vicenda Tinner la Svizzera è stata al medesimo tempo complice e vittima degli Stati Uniti. Secondo un libro appena pubblicato, la Casa Bianca avrebbe fatto pressione su Berna affinché non intentasse un'azione giudiziaria contro la famiglia Tinner, accusata di contrabbando di materiale nucleare con il "padre dell'atomica pachistana", Abdul Qader Khan.

Gli Stati Uniti sono riusciti nel loro intento: la Confederazione ha distrutto il dossier sulla vicenda il 14 novembre 2007. Il libro, intitolato "Fallout - The True Story of the CIA'S Secret War on Nuclear Trafficking" (Ricaduta radioattiva, la vera storia della guerra segreta della CIA contro il traffico nucleare), è stato scritto da Catherine Collins e Douglas Frantz. "La CIA e il governo Bush hanno però annientato anche le possibilità di perseguire i responsabili di altri traffici di materiale atomico", sostengono gli autori.

I servizi segreti statunitensi avevano buoni motivi per proteggere i Tinner, dato che, stando alla tesi del libro, Urs Tinner lavorava sin dal 1999 per loro. Marco e Friedrich Tinner - che da decenni collaborava con Khan - sarebbero stati reclutati più tardi. La CIA voleva nascondere alcuni suoi fallimenti: all'epoca era sotto pressione per le false informazioni fornite sulle armi di distruzione di massa in Iraq e per non essere stata in grado di scongiurare gli attentati dell'11 settembre 2001. Vi era però anche il fallimento nella vicenda Khan - personaggio nel mirino dei servizi segreti sin dal 1975 - che nel 1998 era riuscito a fornire al Pakistan la bomba atomica.

Gli autori sono convinti che proprio Khan avrebbe potuto essere messo con le spalle al muro grazie al dossier Tinner. La sua distruzione ha però cancellato le tracce lasciate dalla sua rete, e ha compromesso qualsiasi possibilità di rendere il mondo più sicuro. Ma perché, si chiedono Collins e Frantz, il dossier è stato interamente distrutto e non solo i piani per costruire armi nucleari o arricchire l'uranio?

La risposta si trova nel rapporto pubblicato il 22 gennaio 2009 dalla Delegazione delle commissioni della gestione. Secondo quest'ultima, il Consiglio federale sarebbe stato informato solo a poco a poco dal Dipartimento federale di giustizia e polizia e per la prima volta quando "era divenuto indispensabile agire rapidamente".

Quando il governo, su pressione degli Stati Uniti, ha ritenuto di dover distruggere urgentemente il dossier, restava ormai troppo poco tempo per separare le informazioni pericolose dalle vere e proprie prove. Stando alla delegazione, la Svizzera avrebbe potuto custodire le prove fino alla fine del processo Tinner, o avrebbe potuto affidarle agli Stati Uniti o all'Agenzia internazionale per l'energia atomica.

Stando al libro, gli Stati Uniti avrebbero inoltre svolto pressioni affinché la Confederazione non aprisse un procedimento nei confronti di sei agenti della CIA, che nel 2003 erano penetrati nel domicilio svizzero di Marco Tinner a Jenins (GR), per copiare i dati contenuti nel suo computer.

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SDA-ATS