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WEF Davos: il sindaco, vietare la contestazione sarebbe pericoloso

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 gennaio 2012 - 13:06
(Keystone-ATS)

Il sindaco di Davos Peter Michel è favorevole alla presenza di oppositori al Forum economico mondiale (WEF) nella località grigionese: a suo avviso proibire l'espressione di opinioni divergenti potrebbe favorire il ritorno di una contestazione più radicale.

"Ho rispetto per i contestatari che passano una settimana intera nella neve, in condizioni difficili", spiega Michel all'ats, facendo riferimento al movimento Occupy-WEF, che ha creato un campo di iglù sul posto. Il sindaco dice di essersi battuto affinché gli oppositori al WEF potessero comunque riunirsi in un punto della cittadina, dopo che le autorità cantonali avevano loro impedito l'accesso all'Arkadenplatz, la piazza al centro del paese.

Secondo Michel la critica fa parte della democrazia: è importante, perché altrimenti si rischia di scivolare verso uno stato totalitario. A suo avviso la contestazione si è comunque trasformata dagli inizi degli anni 2000: i movimenti anti-globalizzazione hanno perso parecchio dalla loro forza, da una parte a causa dell'aumento degli apparati di sicurezza dei vertici, ma dall'altra anche perché la globalizzazione è ormai una realtà. Inoltre in seno al WEF e all'Open Forum la critica è integrata.

Soffocare qualunque forma di protesta sarebbe un grave errore, continua il sindaco liberale radicale, in carica dal 2005. "Se non permettiamo l'espressione pacifica delle opinioni prenderebbe piede la frangia radicale e violenta degli oppositori, con rischi di escalation".

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