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Auschwitz, per non dimenticare

L’entrata del famigerato campo di sterminio, oggi. www.auschwitz.org

Ricorre il 60° della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, dove la follia del regime nazista eliminò circa un milione di persone.

In Svizzera, un libro pubblicato a Zurigo analizza il ruolo che ebbe l’Italia nella soluzione finale ideata da Hitler: un secondo ruolo tragicamente attivo.

È opinione abbastanza diffusa che il fascismo italiano sia stato una dittatura blanda e un totalitarismo imperfetto, più fanfarone che criminale. Un’interpretazione benevola accreditata, per esempio, da uno storico autorevole come Renzo De Felice.

Tesi ribadita recentemente con cialtroneria anche da Silvio Berlusconi, secondo il quale Mussolini si sarebbe limitato a mandare in vacanza (cioè al confino), su qualche isolotto del Mediterraneo, gli oppositori alla dittatura.

L’impatto delle leggi razziste fasciste

Tali banalizzazioni tendono pure a sminuire l’impatto reale delle leggi razziste fasciste e della persecuzione contro gli ebrei a partire dal 1938. L’antisemitismo mussoliniano sarebbe stato un fatto occasionale, una concessione dovuta al potente alleato tedesco, con applicazione piuttosto lacunosa, per non dire lassista, delle disposizioni razziste.

Contro questa interpretazione, smentita da diverse testimonianze e dalle ricerche più attuali, si schiera anche il recente studio di Carlo Moos, professore di storia moderna all’Università di Zurigo, intitolato Ausgrenzung, Internierung, Deportation. Antisemitismus und Gewalt im späten italienischen Faschismus 1938-1945 (Zurigo, Chronos Verlag, 2004).

L’uomo nuovo fascista

L’autore dimostra come l’antisemitismo e la legislazione razzista dell’Italia fascista, non furono il risultato di pressioni esercitate dal Terzo Reich, bensì un’iniziativa autonoma che s’iscriveva nella volontà mussoliniana di creare “l’uomo nuovo fascista”.

Le leggi razziali rientravano certo nel contesto dell’alleanza con la Germania di Hitler, ma dovevano, soprattutto, segnare l’inizio d’una nuova fase nella trasformazione dell’Italia in nazione calcata sull’ideologia totalitaria del fascismo; ciò presupponeva il riconoscimento degli italiani quale razza con caratteristiche psicologiche ben determinate, dalla quale erano escluse le persone di origine ebraica.

Un disegno razzista consapevole e programmato

Dal 1938, la legislazione razziale fu elaborata ed applicata con un crescendo di misure discriminatorie che colpirono soprattutto gli ebrei: un’esigua minoranza – poco meno di 60 000 individui, compresi gli ebrei di nazionalità straniera – in generale ben integrata nella società italiana. La morte civile degli ebrei d’Italia, preludio per alcune migliaia di loro allo sterminio nel campo di Auschwitz, si svolse in tre fasi: esclusione, internamento, deportazione.

Il 17 novembre 1938 furono promulgati i “Provvedimenti per la difesa della razza italiana”. Gli ebrei, considerati biologicamente diversi dagli italiani, avrebbero dovuto essere eliminati dalla vita nazionale. Furono perciò esclusi dalle funzioni pubbliche, da varie professioni e attività economiche rilevanti, dal comparto educativo-culturale e dai media. Fu persino vietato loro di pubblicare annunci mortuari, figurare negli elenchi telefonici, frequentare spiagge pubbliche e …allevare piccioni viaggiatori.

Internamento e lavoro coatto

All’esclusione degli ebrei dalla società civile, sorta di genocidio socio-culturale che comprendeva anche il divieto assoluto di matrimoni misti, avrebbe dovuto seguire il loro progressivo allontanamento dal territorio italiano. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel maggio 1940, vista la difficoltà di attuare tale programma, molti ebrei furono internati e poi assoggettati al lavoro obbligatorio.

La deportazione, che condusse nei campi di sterminio quasi 9000 ebrei italiani o residenti in Italia, fu attuata dall’autunno del 1943 dall’occupante tedesco con il concorso determinante e consapevole di autorità, funzionari e militanti fascisti della Repubblica sociale italiana.

In queste circostanze, conclude Moos nel suo studio, appare difficile innocentare il regime fascista dal concorso nello sterminio degli ebrei d’Europa. Se Mussolini e i suoi seguaci non hanno né pianificato, né eseguito il genocidio, i fascisti si sono però premurati di consegnare ai nazisti i “loro” ebrei, accompagnandoli fin sulla soglia di Auschwitz.

swissinfo, Marco Marcacci

Nel 1938 in Italia risedevano 58 412 ebrei
Oltre 50.000 furono perseguitati
Dal 1943, 7500 ebrei furono arrestati per essere deportati
Quasi 6000 morirono, perlopiù ad Auschwitz
6000 ebrei perseguitati riuscirono a rifugiarsi in Svizzera o in zone liberate

Anche in Svizzera, giovedì 27 gennaio si commemora il 60° anniversario della liberazione del campo di sterminio nazista di Auschwitz.

Numerosi articoli su vari aspetti di questa commemorazione sono già aparsi nella stampa in questi giorni.

Un libro pubblicato da uno storico dell’Università di Zurigo mette in luce le responsabilità del regime fascista in Italia nello sterminio degli ebrei.

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