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Conflitto israelo-palestinese Le sorprendenti dichiarazioni di Cassis sull'agenzia ONU per i rifugiati palestinesi

Ignazio Cassis guarda dal finestrino di un elicottero che srovola la giordania

Ignazio Cassis sull'elicottero che lo sta portando sul sito archeologico di Petra, patrimonio dell'UNESCO, durante la sua visita di lavoro in Giordania.

(Keystone)

Affermando che l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA) costituisce un ostacolo alla pace, il ministro svizzero degli affari esteri è stato maldestro oppure ha voluto testare il terreno per riorientare la diplomazia elvetica in Medio Oriente? Le risposte di due esperti.

cassis

Le dichiarazioni di Cassis sull'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi fanno discutere

Ignazio Cassis si è espresso sull'agenzia onusiana durante un'intervistaLink esterno pubblicata da diversi giornali svizzero tedeschi, al termine di una visita di lavoroLink esterno in Giordania.

A proposito dello stallo del processo di pace israelo-palestinese, il ministro svizzero degli affari esteri ha detto innanzitutto che "fino a quando gli arabi non saranno disposti ad accordare a Israele il diritto di esistere, Israele si sentirà minacciato nella sua esistenza e si difenderà".

Yves Besson, ex diplomatico svizzero in Medio Oriente, si dice più che sorpreso: "Come può affermare una cosa del genere? Sia la Giordania sia l'Egitto hanno firmato un accordo di pace con Israele. E i Paesi arabi avevano sostenuto un piano di pace proposto dall'Arabia saudita una quindicina di anni fa. E questi sono soltanto alcuni esempi che contraddicono le dichiarazioni del nostro ministro. Il signor Cassis dev'essere male informato".

Nella stessa intervista, Cassis ha affrontato la questione dei rifugiati palestinesi: "Sognano di ritornare in Palestina. Nel frattempo, nel mondo non ci sono più 700'000 rifugiati palestinesi [come nel 1948, ndr], ma 5 milioni. È irrealistico immaginare un ritorno per tutti. Per me, l'interrogativo che si pone è: l'UNRWA fa parte della soluzione o del problema?".

Istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel 1949, l’UNRWALink esterno è incaricata di attuare programmi di aiuto e di sviluppo a favore dei profughi palestinesi in Medio Oriente, nell’attesa che la loro situazione sia risolta in maniera equa.

"Come può affermare una cosa del genere? Il signor Cassis dev'essere male informato".

Yves Besson, ex direttore dell'UNRWA 

Fine della citazione

Goffaggine o dichiarazioni deliberate?

Rilanciato dal giornalista, Ignazio Cassis ha risposto alla propria domanda: "Fintanto che i palestinesi vivranno in campi profughi, continueranno a sperare un giorno di rientrare in patria. Sostenendo l'UNRWA manteniamo vivo il conflitto. È una logica perversa poiché tutti vogliono porre fine al conflitto".

Anche qui, Yves Besson casca dalle nuvole. Ex direttore dell'UNRWA, trova queste dichiarazioni particolarmente inappropriate. "Oggi, l'UNRWA è l'ultima vestigia dell'interesse della comunità internazionale in favore dei palestinesi e dei loro rifugiati. Inoltre, dire una cosa del genere non ha nulla di neutrale, visto che quest'argomentazione è stata un leitmotiv di Israele e degli Stati Uniti".

Durante i negoziati di pace iniziati a Oslo, rammenta Besson, i palestinesi non esigevano il ritorno effettivo di milioni di persone, ma un riconoscimento da parte di Israele della sua responsabilità di fronte ai 700'000 palestinesi che si sono rifugiati nel 1948. "Cassis presta poca attenzione a queste persone che vorrebbero avvalersi di un'origine, di questo diritto al ritorno, anche se non lo realizzeranno concretamente", afferma Yves Besson.

Specialista di Medio Oriente al Graduate Institute di Ginevra, Riccardo BoccoLink esterno è dello stesso avviso: "Non bisogna confondere l'origine del conflitto arabo-israeliano nel 1948 con la soluzione trovata per aiutare i rifugiati palestinesi. E la situazione dei rifugiati palestinesi varia molto a dipendenza del Paese in cui si trovano. Chi è a consigliare Cassis?".

Un riorientamento?

Con le sue affermazioni, il ministro elvetico tenta di riorientare la diplomazia svizzera, avvicinandosi alle visioni israeliane e statunitensi?

È troppo presto per dirlo. Riccardo Bocco teme tuttavia che queste dichiarazioni intacchino il clima di fiducia costruito dai suoi predecessori presso le parti in conflitto, così come il ruolo di mediatore che intende svolgere la Svizzera.

Le precisazioni delle autorità svizzere

Contattato da swissinfo.ch, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) indica che: "Il DFAE non ha nulla da aggiungere alle affermazioni del consigliere federale Cassis sulla Aargauer Zeitung. Il 21 dicembre 2016, il Consiglio federale [governo svizzero, ndr] ha deciso di continuare a finanziare il programma dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA) per il periodo 2017-2020. Tale finanziamento non è messo in discussione.

Il DFAE è in contatto regolare con l'UNRWA, a vari livelli. Ignazio Cassis si è in particolare intrattenuto, il 14 maggio durante il suo viaggio in Giordania, con Pierre Krähenbühl, commissario generale dell'UNRWA. La discussione è franca e costruttiva e permette di affrontare diversi temi di interesse comune. Il DFAE non fornisce ulteriori dettagli sul contenuto di questi incontri".

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Traduzione dal francese di Luigi Jorio

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