Fine del programma d’aiuto d’emergenza elvetico in Libano
Un anno dopo la guerra in Libano, la Svizzera termina il proprio programma di aiuto d'emergenza. In totale 12'000 persone hanno beneficiato di questo sostegno.
La Direzione dello sviluppo e della cooperazione rimane però nel Paese dei cedri per la fase della ricostruzione.
“Malgrado il deterioramento della situazione politica in Libano nel corso degli ultimi mesi, abbiamo potuto svolgere il lavoro previsto”, ha dichiarato martedì Fiederich Steinemann, responsabile di progetto della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC).
Poco dopo lo scoppio del conflitto tra Hezbollah e l’esercito israeliano, nell’estate del 2006, il Consiglio federale (governo) aveva stanziato 20 milioni di franchi per un programma d’aiuto d’emergenza. “I fondi stanziati in favore delle vittime sono stati utilizzati bene e dove era necessario”, ha detto Steinemann.
Numerosi progetti d’aiuto
Gli aiuti elvetici hanno sostenuto da una parte le attività multilaterali delle Nazioni Unite e del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr); dall’altra progetti bilaterali gestiti dalla DSC in collaborazione con organizzazioni locali.
Durante l’anno, sei esperti elvetici e una decina di collaboratori locali hanno partecipato a vari progetti d’aiuto. L’aiuto d’emergenza è stato destinato in particolare a sette villaggi andati distrutti nel sud del Paese, ai numerosi rifugiati palestinesi presenti in Libano e a oltre 60 scuole. Si stima che oltre 12’000 persone abbiano beneficiato direttamente dei progetti.
Il contributo elvetico è stato sottoposto al controllo di due organi indipendenti, tra cui la PriceWaterhouseCoopers.
Altri sviluppi
Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC)
Sul posto per la ricostruzione
Tuttavia la situazione non si è affatto normalizzata. Per questo motivo diversi partner hanno chiesto alla DSC di restare sul posto, ha spiegato Steinemann, aggiungendo che prima o poi l’aiuto d’emergenza deve essere sostituito dalla ricostruzione a livello economico e politico.
Secondo François Barras, ambasciatore svizzero in Libano, vi è in vista un progetto per promuovere una buona amministrazione governativa nel sud del Paese; in ogni caso la DSC rimarrà presente sul territorio con due collaboratori locali.
Berna ha inoltre messo a disposizione dell’ONU un ingegnere che sarà impegnato nella ricostruzione del campo di Nahr al-Bahred, nel nord del paese, distrutto in seguito ai sanguinosi combattimenti fra l’esercito libanese e la fazione islamista Fatah al-Islam.
Per Sibylle Stamm, presidente della Swiss Palestinian Organisation for Research and Development (DROPS), organizzazione che sostiene i rifugiati palestinesi in Libano, al momento è prioritaria la promozione della pace. Secondo la politologa negli ultimi anni si sono infatti acutizzate le tensioni all’interno della società libanese. E queste rendono difficile la ricostruzione.
swissinfo e agenzie
Il conflitto tra le milizia Hezbollah e Israele è terminato il 14 agosto, dopo 34 giorni, grazie ad un cessate il fuoco che dura tuttora.
Secondo le stime delle Nazioni Unite, il conflitto armato ha causato 1’187 vittime civili e danneggiati gravemente 15’000 abitazioni, 80 ponti e 94 strade.
Il governo libanese stima che i danni alle infrastrutture ammontino a 3,6 miliardi di dollari (4,6 miliardi di franchi).
Nell’estate del 2006, un mese dopo il conflitto di 33 giorni fra Hezbollah e Israele, la Svizzera ha stanziato 20 milioni di franchi in favore delle vittime libanesi. Di questi, 5 milioni sono andati alla Croce Rossa internazionale (CICR).
Lo scorso sei settembre il governo svizzero aveva accordato un credito supplementare di 11,5 milioni di dollari (14,4 milioni di franchi) in favore dei programmi di assistenza in Libano.
Altri 4,5 milioni di dollari (5,6 milioni di franchi) sono stati destinati ai progetti di aiuto per le persone in stato di necessità nei Territori occupati in Palestina.
Cosa ne pensate dell’impegno elvetico in Libano? La vostra opinione ci interessa.
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