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La Commissione degli Stati vuole frenare l’integrazione europea

Per il Consiglio federale, l'adesione all'UE rappresenta un obbiettivo a medio termine Keystone

Governo e parlamento restano divisi sulla questione europea. La Commissione del Consiglio degli Stati ha ribadito l'avversione a considerare come obbiettivo strategico l'adesione all'Unione Europea. Approvata invece la proposta di adesione all'0NU.

Continua il difficile dialogo sulla politica d’integrazione europea tra il Consiglio federale e il parlamento, in particolare con il conservatore Consiglio degli Stati, protagonista già l’anno scorso di un duro braccio di ferro con il governo. Nel quadro di una serie di sedute dedicate al dossier Europa, la Commissione della politica estera (CPE) della Camera alta ha colto l’occasione per sottolineare la propria avversione ad ogni tentativo di ulteriore avvicinamento all’Unione europea (UE).

Incaricati tra l’altro di discutere il rapporto di politica estera 2000 pubblicato dal governo lo scorso novembre, i commissari hanno ben accolto il documento definendolo “una base solida per la politica estera svizzera nel corso dei prossimi anni”. Un giudizio positivo che non deve tuttavia ingannare.

Se la CPE approva il progetto di Berna di aderire all’ONU entro la fine di questa legislatura, l’obiettivo strategico di adesione all’UE ribadito dal Consiglio federale si è scontrato di nuovo contro l’euro-scetticismo dei senatori. A causa di questa divergenza la commissione ha deciso, per 8 voti contro 3, di prendere atto del rapporto senza tuttavia approvarlo.

La difesa degli interessi svizzeri non può prescindere da un’intensificazione della cooperazione internazionale, aveva spiegato il ministro degli esteri Joseph Deiss alla presenzatione del rapporto il 16 novembre a Lugano. Ragion per cui il Consiglio federale si prefigge di riprendere entro il 2007 i negoziati d’adesione con l’UE congelati all’indomani del no allo Spazio Economico Europeo (SEE) nel dicembre del 1992.

L’antieuropeismo della CPE non è del resto nuovo né sorprendente, ma in vista della votazione sull’iniziativa popolare “Sì all’Europa” assume nuovo vigore. Era stata precisamente la commissione degli Stati ad affossare definitivamente il controprogetto del Consiglio federale a questa iniziativa la quale chiede a Berna di riprendere immediatamente le trattative con Bruxelles.

Un controprogetto che, senza fissare date per l’adesione e precisandone le condizioni, avrebbe portato il parlamento a riconoscere il principio dell’obiettivo strategico formulato dal governo. Contraria alla politica d’integrazione del governo, la CPE sostiene però a spada tratta la concezione di neutralità elvetica adottata dal Consiglio federale, una neutralità che tiene ormai conto dello sviluppo internazionale con la fine del confronto Est-Ovest.

La Commissione continuerà comunque ad occuparsi del dossier europeo durante tutto l’anno mantenendosi, almeno sulla carta, aperta a tutte le varianti di collaborazione con l’UE. Attraverso una serie di audizioni con esperti del mondo economico, degli ambienti scientifici e dell’amministrazione verranno esaminate le ripercussioni concrete sulla struttura politico-economica svizzera per le diverse opzioni in materia di politica europea: dalla conclusione di nuovi accordi bilaterali alla partecipazione ad un nuovo SEE fino all’adesione all’Unione europea.

Luca Hoderas

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