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Gli USA accelerano sui trattamenti psichedelici: ecco perché è una buona notizia per la Svizzera

Trump firma un decreto presidenziale a sostegno della ricerca e dell'accesso alle terapie con sostanze psichedeliche per la salute mentale nello Studio Ovale della Casa Bianca.
Il 18 aprile 2026, nello Studio Ovale della Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha firmato un decreto presidenziale che amplia la ricerca federale sulle sostanze psichedeliche per il trattamento di pazienti, e in particolare di veterani, affetti da disturbo da stress post-traumatico e lesioni cerebrali traumatiche. Keystone

La Svizzera è uno dei pochi Paesi in Europa a offrire trattamenti assistiti da sostanze psichedeliche, ma l’accesso per i pazienti resta estremamente limitato. La nuova spinta statunitense verso queste terapie innovative potrebbe cambiare le cose.

Il 18 aprile gli Stati Uniti hanno annunciato a sorpresa l’intenzione di accelerare la ricerca sui trattamenti psichedelici e di migliorare l’accesso dei pazienti a queste terapie in ambito psichiatrico. La notizia è arrivata alla vigilia dell’anniversario del primo trip intenzionale con LSD della storia: quello compiuto il 19 aprile 1943 dallo scienziato svizzero Albert Hofmann, scopritore della sostanza.

I farmaci psichedelici ammessi saranno ora valutati in uno o due mesi anziché in sei o più, attraverso lo stesso programma pilota della Food and Drug Administration (FDA) che aveva già accelerato l’arrivo delle terapie geniche e dei trattamenti oncologici.

Con un ordine esecutivoCollegamento esterno, l’amministrazione Trump ha disposto di facilitare l’accesso a farmaci ancora in fase sperimentale, tra cui il composto psicoattivo ibogaina. Il provvedimento assegna inoltre 50 milioni di dollari (39 milioni di franchi) ai programmi di ricerca sulle tecnologie mediche innovative e sottolinea l’importanza di queste terapie per i veterani e le veterane militari, categoria in cui il tasso di suicidio è doppio rispetto al resto della popolazione adulta.

Sull’altra sponda dell’Atlantico la notizia è stata accolta con ottimismo. Le case farmaceutiche tendono a lanciare i nuovi prodotti prima negli Stati Uniti – il più grande mercato sanitario del mondo – e solo dopo a chiederne la registrazione altrove. Per questo le decisioni della FDA fanno spesso da apripista alle approvazioni europee.

Lo spray nasale di Johnson & Johnson contro la depressione, Spravato, ha ottenuto il via libera prima negli Stati Uniti nel marzo 2019, poi in Europa dieci mesi più tardi, e infine in Svizzera un anno dopo l’approvazione statunitense. Il farmaco – a base di ketamina, un anestetico con effetti psicoattivi – oggi è disponibile in oltre 70 Paesi.

Verso l’approvazione di un farmaco psichedelico?

L’annuncio dell’amministrazione Trump segna una rottura con la tradizionale linea repubblicana in materia di sostanze stupefacenti: negli anni Settanta la criminalizzazione di sostanze come l’LSD, voluta dal presidente Richard Nixon, aveva soffocato la ricerca medica nel settore. Mentre nella seconda metà del Novecento venivano lanciati nuovi farmaci come gli antidepressivi, la ricerca sull’impiego degli psichedelici per la salute mentale fino a poco tempo fa è stata considerata un terreno rischioso, oltre che strettamente regolamentato.

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In Svizzera, però, la ricerca non si è mai fermata dai tempi della scoperta dell’LSD, una delle sostanze psichedeliche più potenti al mondo. Nel Paese sono stati sperimentati trattamenti per i disturbi mentali a base di LSD, psilocibina – il principio attivo di alcuni funghi allucinogeni – e MDMA, uno stimolante noto anche come ecstasy. Pur restando illegali, dal 2014 queste sostanze possono essere prescritte previa autorizzazione dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Sono medici e mediche a doverla richiedere caso per caso, per pazienti affetti da patologie come la depressione, il disturbo da stress post-traumatico o l’ansia.

“Se gli Stati Uniti approveranno questi farmaci, prima o poi lo farà anche la Svizzera, e a quel punto le autorizzazioni speciali non saranno più necessarie”, ha detto Daniele Zullino, responsabile del programma di terapie assistite da psichedelici presso gli Ospedali universitari di Ginevra (HUG). È una buona notizia per la Svizzera.

Un accesso ancora limitato

L’uso di queste sostanze è strettamente regolato. L’attuale protocollo svizzero prevede sedute di psicoterapia prima e dopo la loro assunzione, un requisito che rende i trattamenti lunghi e costosi. Le sessioni con psichedelici possono durare fino a otto ore, sono eseguite sotto la supervisione di personale infermieristico e il giorno dopo è prevista una sessione di psicoterapia.

E le strutture che offrono questi trattamenti sono ancora poche: qualche clinica privata e gli ospedali universitari di Berna, Zurigo, Friburgo e Ginevra, dove nel 2025 la lista di attesa andava da sei mesi a un anno.

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Alcune assicurazioni coprono parte del trattamento (il monitoraggio e la psicoterapia), ma l’acquisto delle sostanze resta interamente a carico dei pazienti e delle pazienti. Questo perché Swissmedic, l’autorità svizzera di omologazione e controllo dei medicamenti, al momento non le ha approvate. Agli HUG una seduta di terapia con LSD costa tra i 200 e i 300 franchi, mentre la psilocibina parte da 400 franchi e può arrivare a 800 per i dosaggi più alti. Le sedute si ripetono in media tre volte l’anno.

Molti pazienti, poche autorizzazioni

Nel 2021 circa 770’000 persone, pari al 9% della popolazione svizzera, assumevano antidepressivi. Nello stesso anno sono state concesse solo 147 autorizzazioni speciali per l’uso di psichedelici, e in totale negli ultimi dieci anni sono state circa 2’000. Considerando che un paziente su tre non risponde agli antidepressivi, il numero di chi potrebbe beneficiare di queste terapie è potenzialmente molto più alto.

Un’approvazione da parte di Swissmedic sulla scia della FDA potrebbe contribuire a ridurre i costi elevati degli psichedelici. Ma l’approccio terapeutico resta molto diverso nei due Paesi: negli Stati Uniti gli studi clinici rimarranno basati sulla dimostrazione dell’efficacia di queste sostanze rispetto a un placebo, e non includeranno la componente psicoterapeutica del trattamento, che invece in Svizzera è considerata centrale.

“L’approccio statunitense parte dall’idea che siano le molecole a curare i pazienti e le pazienti, mentre conta anche l’alleanza terapeutica che si costruisce intorno alla persona”, ha detto Jonathan Crespo, ex paziente trattato con psichedelici e cofondatore di Psychédelos, un’associazione di pazienti per le terapie assistite da psichedelici.

Sul piano dell’applicazione la Svizzera è più avanti degli Stati Uniti, dato che alcune di queste sostanze vengono già somministrate al di fuori delle sperimentazioni cliniche. Le strutture in grado di offrirle restano però poche, e anche il personale qualificato scarseggia. L’UFSP dovrà quindi trovare delle soluzioni che, una volta approvati i farmaci, permettano di somministrare i trattamenti nel modo previsto.

Il 24 aprile tre aziende statunitensi hanno ottenuto dalla FDA una procedura di valutazione prioritaria per trattamenti a base di psilocibina e di metilone (una sostanza spesso usata come sostituto dell’MDMA) contro vari tipi di depressione. Secondo Zullino, prima che Swissmedic approvi nuovi farmaci psichedelici passeranno circa cinque anni: la Svizzera ha tempo fino ad allora per mettere a punto un sistema che garantisca sia la formazione del personale medico sia il controllo qualità nella produzione e nella somministrazione di queste sostanze.

“Abbiamo ancora molto lavoro da fare: gli psichedelici non sono sostanze altamente tossiche, ma possono incidere sulla psiche”, ha dichiarato Zullino.

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Articolo a cura di Virginie Mangin/ts

Traduzione di Vittoria Vardanega

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