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Niente panico fra i turisti svizzeri

Gli egiziani sono scesi in piazza martedì a Dahab per manifestare contro gli attentati Keystone

Dopo il triplice attentato che ha causato oltre 20 morti lunedì a Dahab, i circa cento turisti elvetici in Egitto non intendono interrompere le proprie vacanze.

La Svizzera condanna questi attacchi e presenta le sue condoglianze ai famigliari e ai conoscenti delle vittime. Nell’attentato uno svizzero ha perso la vita, mentre un’altra confederata ha riportato gravi ferite.

Come molti altri Paesi, anche la Svizzera condanna con fermezza gli attentati di Dahab.

«Nessuna causa può giustificare simili atti», sottolinea in un comunicato il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), che si aspetta «sia fatto tutto il possibile affinché i responsabili del crimine siano rapidamente identificati e portati davanti alla giustizia».

Nessuna cellula di crisi

Per il momento, le autorità elvetiche non intendono creare una cellula di crisi. «Salvo se la situazione dovesse evolvere in modo drammatico nelle prossime ore», precisa Jean-Philippe Jeannerat, portavoce del DFAE.

Visto il numero piuttosto esiguo di turisti elvetici presenti in Egitto – un centinaio in tutto – si è inoltre deciso di non aprire un’apposita hotline. Hotline che si era invece resa necessaria lo scorso luglio dopo l’attentato di Sharm el-Sheik: nella zona vi erano infatti un migliaio di turisti svizzeri, ma nessuno di loro è rimasto ferito.

Ai microfoni della Radio svizzero romanda, Jeannerat ha precisato che il DFAE ha prontamente reagito sin da lunedì sera. Una collaboratrice dell’ambasciata svizzera al Cairo si è inoltre recata sul posto per fornire i primi aiuti.

Il portavoce del DFAE ha poi fatto notare «il sostegno sempre molto prezioso delle agenzie viaggio elvetiche», che hanno subito contattato i loro clienti presenti a Dahab. Kuoni, numero uno del settore in Svizzera, ne ha annunciati una trentina. Hotelplan ne ha invece segnalati 11, mentre l’agenzia viaggi TUI una quarantina, di cui alcuni avevano acquistato solo il volo.

I turisti svizzeri stanno bene

«Stanno tutti bene e vogliono continuare le loro vacanze», ha precisato a swissinfo Urs Fehr, di Kuoni. Solo sette persone hanno espresso il desiderio di tornare prima del previsto in patria.

La Confederazione non sconsiglia ai turisti di recarsi in Egitto, ma raccomanda loro prudenza. «Occorre per quanto possibile evitare i luoghi dove vi è una forte concentrazione di persone», sottolinea il portavoce del DFAE. «È proprio in questi luoghi che si registra il maggior numero di attentati».

Philippe Jeannerat afferma che «in Egitto, il rischio di attentati è una realtà», ma aggiunge che la scelta sul da farsi è lasciata ai turisti. Anche i tour operator sono della stessa opinione del DFAE.

Le vacanze continuano

Le agenzie viaggio non hanno d’altronde registrato alcuna ondata di panico da parte dei turisti. «Abbiamo ricevuto solo una ventina di telefonate in merito. Poche se si tiene conto del fatto che nella regione abbiamo un migliaio di prenotazioni. Inoltre, le persone che hanno deciso di rinunciare al loro viaggio in Egitto si possono contare sulle dita di una mano», afferma a swissinfo Hans-Peter Nehmer, capo della comunicazione di Hotelplan.

Anche l’agenzia Kuoni ha ricevuto solo una ventina di chiamate da parte di persone interessate a ricevere maggiori informazioni sui viaggi in Egitto. Due di loro hanno preferito cambiare la destinazione delle loro vacanze.

Banalizzazione dei rischi

«Occorre sottolineare che attualmente in Egitto si è in bassa stagione a causa della canicola», precisa Urs Fehr. Riferendosi al comportamento dei turisti dopo gli attacchi di Sharm el-Sheik, Fehr sostiene inoltre che «alcuni mesi – o al massimo una stagione – sono sufficienti per fare tornare i turisti in una regione dove sono stati perpetrati degli attentati».

In determinate regioni, i turisti elvetici sembrano infatti essersi abituati a correre dei rischi. Non disertano infatti l’Egitto, malgrado l’enorme trauma subito dopo il massacro di Luxor del 17 novembre 1997, quando 62 persone – di cui 36 svizzeri – furono uccisi da un commando armato.

swissinfo, Isabelle Eichenberger
traduzione, Anna Passera

Secondo l’Ufficio federale di statistica, nel 2003 gli svizzeri hanno effettuato 21,8 milioni di viaggi con pernottamento.
Dal 1998 al 2003, il numero medio di viaggi annui per persona è passato da 3,5 a 3.
Nello stesso periodo, le spese complessive di viaggio sono diminuite del 6,4% a 117 franchi annui per persona.

Il 17 novembre 1997, 62 turisti – di cui 36 svizzeri – furono massacrati da un commando nel tempio di Hatchepsout a Luxor. Sei aggressori furono uccisi dalle forze dell’ordine.

Il 7 ottobre 2004, in una serie d’attentati morirono 34 persone nelle stazioni balneari del Sinai. Molte di loro persero la vita in un attentato all’hotel Hilton di Taba, nel quale non si registrò però alcuna vittima elvetica.

Il 23 luglio 2005, diverse esplosioni in rapida successione a Sharm el-Sheik provocarono la morte di 64 persone e il ferimento di altre 200. Un migliaio di svizzeri si trovavano nella stazione balneare ma nessuno di loro è rimasto ferito.

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