Farmaceutica svizzera: successo globale, ma crescono le preoccupazioni in patria
In Svizzera di solito c'è da festeggiare quando le due principali aziende farmaceutiche del Paese registrano ottimi risultati. Eppure oggi politici e rappresentanti dell’industria chiedono riforme urgenti con l’obiettivo di preservare l'attrattiva della Svizzera per il settore. La giornalista di Swissinfo Jessica Davis Plüss ne spiega le ragioni.
Il 2025 è stato un ottimo anno per la farmaceutica svizzera. Le vendite di Roche sono aumentate del 7% (a tassi di cambio costanti), raggiungendo 61,5 miliardi di franchi svizzeri (67,4 miliardi di euro), grazie alla forte domanda di farmaci per sclerosi multipla, malattie oculari ed emofilia A. Con 10 nuove molecole entrate nella fase avanzata di sperimentazione clinica, il 2025 è stato “a tutti gli effetti, un anno record per Roche”, ha dichiarato l’amministratore delegato Thomas Schinecker alla conferenza stampa sui risultati annuali tenutasi a gennaio.
Anche la rivale Novartis ha guardato con soddisfazione al 2025: secondo il rapporto annualeCollegamento esterno della compagnia, le vendite dei suoi prodotti di punta hanno superato di gran lunga le aspettative, tanto da valere all’amministratore delegato Vas Narasimhan un aumento del 30% della sua retribuzione. Pur prevedendo per il 2026 un calo delle vendite dovuto alla concorrenza dei generici, all’inizio di febbraio il titolo Novartis negli Stati Uniti era ai massimi storici.
Roche e Novartis sono oggi le due compagnie svizzere con il valore di mercato più alto, secondo una classificaCollegamento esterno globale stilata dalla società di consulenza EY. Roche è salita dal 46° al 31° posto, con una capitalizzazione di mercato di 353,4 miliardi di dollari (272,5 miliardi di franchi) – oltre il 50% in più dell’anno precedente. Novartis è passata dal 66° al 53° posto con 265,2 miliardi di dollari (204,5 miliardi di franchi), superando il colosso alimentare Nestlé e diventando la seconda azienda svizzera per valore di mercato.
Si potrebbe pensare che risultati così positivi per le maggiori imprese del Paese rappresentino automaticamente una buona notizia anche per la Svizzera. Del resto, Roche e Novartis sono tra i principali contribuenti fiscali, impiegano circa 25’000 persone sul territorio nazionale e sostengono indirettamente migliaia di posti di lavoro.
Nel suo complesso, inoltre, il settore biofarmaceutico (che comprende anche migliaia d’imprese più piccole) ha contribuito per il 40% alla crescita economica del Paese nell’ultimo decennio. Oggi genera circa il 7% del prodotto interno lordo (PIL) e oltre il 40% delle esportazioni elvetiche, rendendolo il comparto più importante per l’export.
Eppure, invece di festeggiare, politici e rappresentanti del settore chiedono di varare al più presto urgenti riforme per far sì che la Svizzera rimanga una potenza farmaceutica a livello globale.
A gennaio il Consiglio federale ha istituito un gruppo di lavoroCollegamento esterno chiamato “Polo economico delle scienze della vita”, per esaminare come “offrire le migliori condizioni quadro possibili” per il settore. Pochi giorni dopo, il Governo di Basilea Città ha organizzato un eventoCollegamento esterno a margine del Forum economico mondiale (WEF) di Davos per ricordare agli stakeholder il ruolo centrale della regione nell’industria delle scienze della vita.
“La Svizzera si trova a un bivio”, ha scritto l’associazione di settore Interpharma in un comunicatoCollegamento esterno dell’8 gennaio. “Gli sviluppi geopolitici e i nuovi vincoli normativi a livello internazionale mettono a dura prova la competitività, la capacità innovativa e l’attrattiva del Paese”.
Competizione in aumento
Le preoccupazioni per la competitività della Svizzera non sono del tutto nuove: il Paese si confronta già da tempo con la crescente concorrenza di Stati come i Paesi Bassi e l’Irlanda, che hanno rafforzato gli incentivi per attirare le multinazionali entro i loro confini.
La pandemia di Covid-19 ha ulteriormente intensificato la competizione tra Stati, perché i Governi sono diventati più consapevoli del valore che le aziende farmaceutiche possono generare in termini d’investimenti di lungo periodo, posti di lavoro altamente qualificati e accesso alle nuove tecnologie.
La Svizzera ha puntato su stipendi alti e buone condizioni di lavoro per attrarre personale qualificato, ma questi stessi fattori la rendono un posto costoso per fare impresa. Paesi come Spagna, Arabia Saudita e Slovenia si propongono come alternative meno onerose. Altri, come Germania e DanimarcaCollegamento esterno, hanno adottato strategie nazionali che prevedono incentivi fiscali per le attività ad alta intensità di ricerca, ingenti investimenti in università e start-up e procedure regolatorie più rapide.
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Nell’ultimo Global Industry Competitiveness Index 2025Collegamento esterno, elaborato dall’istituto di ricerca BAK Economics su incarico dell’associazione di categoria scienceindustriesCollegamento esterno, la Svizzera ha perso una posizione nel settore chimico e farmaceutico, scendendo al terzo posto dietro Stati Uniti e Irlanda. Oggi è pari merito con la Danimarca, patria di Novo Nordisk, azienda produttrice del famoso farmaco dimagrante Wegovy.
La Confederazione deve inoltre fare i conti con la Cina: un vasto mercato che negli ultimi anni è diventato anche un importante polo d’innovazione biotecnologica. Nel 2024 quasi un terzo delle sperimentazioni clinicheCollegamento esterno mondiali si è svolto nel Paese, contro appena il 5% di 10 anni prima. Sia Roche che Novartis oggi dispongono d’importanti strutture di ricerca e sviluppo in Cina. Lo scorso maggio Roche ha annunciatoCollegamento esterno un investimento di 2,04 miliardi di yuan (228 milioni di franchi) per realizzare un nuovo centro di bioproduzione a Shanghai.
A questo si aggiungono le pressioni del presidente statunitense Donald Trump, tra minacce di dazi e richieste di abbassare i prezzi dei farmaci. Roche e Novartis hanno annunciato investimenti complessivi per 73 miliardi di dollari (58 miliardi di franchi) nei prossimi cinque anni, con l’obiettivo di produrre negli USA tutti i principali farmaci destinati alle e ai pazienti del Paese. Entrambe figurano tra le nove aziende che a dicembre hanno firmato un accordo con la Casa Bianca per ridurre i prezzi dei nuovi medicinali negli Stati Uniti.
Queste iniziative hanno contribuito a evitare l’introduzione di dazi sui prodotti farmaceutici, ma l’entità degli investimenti e la rapidità degli annunci sono un promemoria di quanto pesi il mercato statunitense, sia in termini di volume delle vendite che di livello dei prezzi.
“Gli Stati Uniti e la Cina sono economie molto forti e utilizzano il loro potere economico per attirare maggiori investimenti”, ha dichiarato Schinecker. “Un’azienda globale come la nostra non può non investire in questi mercati”.
Con appena 9 milioni di abitanti, la Svizzera non dispone dello stesso potere contrattuale. Negli ultimi 10 anni il 40% degli investimenti di capitale e in ricerca e sviluppo di Roche è confluito negli Stati Uniti, che nel 2025 hanno generato il 47% delle vendite. L’azienda intende portare al 50% la quota d’investimenti destinata al mercato statunitense. Nello stesso periodo, la Svizzera ha ricevuto quasi un terzo degli investimenti totali, ma rappresenta soltanto l’1% delle vendite.
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Pressioni interne
Come se le pressioni esterne non bastassero, la Confederazione deve fare i conti anche con una serie di sfide interne. I finanziamenti nazionali per scienza e ricerca rischiano di essere ridotti Collegamento esternonell’ambito delle misure di risanamento dei conti pubblici. Gli accordi bilaterali con l’Unione Europea sono in attesa dell’approvazione dell’Assemblea federale – e dell’elettorato – alimentando incertezza sulle future condizioni di accesso al mercato europeo. A giugno sarà inoltre sottoposta a voto popolare un’iniziativa che vuole limitare la popolazione svizzera a 10 milioni di abitanti; se approvata, potrebbe rendere più difficile l’arrivo di personale qualificato dall’estero.
L’industria farmaceutica è inoltre critica nei confronti dell’introduzione dell’aliquota minima globale del 15% sull’imposta delle società, prevista dall’OCSE e approvata dalla popolazione svizzera nel 2023. Roche ha affermato che nel 2025 pagherà 155 milioni di franchi in più d’imposte come conseguenza dell’aumento, anche se una parte di questa somma tornerà all’azienda sotto forma d’incentiviCollegamento esterno per il settore. Nel frattempo, Stati Uniti e Cina non sembrano intenzionati ad applicare la stessa misura OCSE.
C’è poi la questione dei prezzi dei farmaci, che secondo le compagnie del settore sarebbero troppo bassi in Svizzera; la questione ha portato a lunghe trattative con l’Ufficio federale della sanità pubblica. Le richieste di Trump di ancorare i prezzi dei nuovi medicinali negli Stati Uniti a quelli applicati nella Confederazione e in altri Paesi industrializzati mettono sotto ulteriore pressione le autorità sanitarie elvetiche, proprio mentre cercano di contenere i costi.
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Le aziende hanno avvertito che potrebbero ritardare il lancio dei farmaci o rinunciare del tutto a chiederne il rimborso in Svizzera se non riusciranno a ottenere determinati prezzi.
Il settore ha inoltre presentato una lunga lista di riforme ritenute necessarie per migliorare le cosiddette condizioni quadro per le imprese, tra cui l’accelerazione delle procedure di autorizzazione dei medicinali, la possibilità di rendere i prezzi confidenziali, una maggiore digitalizzazione e la conclusione di nuovi accordi commerciali.
È ancora presto per capire se e in che misura la Svizzera rischi di perdere investimenti futuri, e quali potrebbero essere le ripercussioni sull’occupazione e sull’economia del Paese.
Per adesso sia Roche che Novartis ribadiscono pubblicamente il loro impegno verso la Svizzera. Dopo un incontro con le autorità di Basilea Città la scorsa settimana, Narasimhan ha scrittoCollegamento esterno su LinkedIn che per Novartis “Basilea è casa” e che l’azienda è “orgogliosa di far parte di questa comunità e di contribuire a rafforzare la posizione di Basilea come polo globale dell’innovazione”.
La Svizzera continua a distinguersi in termini di qualità della ricerca e sviluppo di nuovi farmaci. Ma si sta facendo strada la sensazione che caratteristiche come stabilità e affidabilità, che finora hanno sostenuto il successo della farmaceutica nel Paese, potrebbero non bastare in futuro.
A cura di Virginie Mangin/gw
Traduzione di Vittoria Vardanega
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