Svizzera in primo piano nella lotta al terrorismo
Conferenza stampa, giovedì a Berna, del Ministero pubblico della Confederazione sugli sviluppi della lotta al terrorismo.
All’indomani dell’operazione della polizia giudiziaria nei confronti della società finanziaria Nada Management (ex Al-Taqwa) di Lugano e Campione d’Italia e di due dei suoi dirigenti, sospettati di aver indiretti legami con Al-Qaida, la “task force” elvetica (istituita in seguito agli attacchi terroristici negli Stati Uniti dell’11 settembre scorso) ha informato sull’intervento coordinato tra Svizzera e Italia e sulle inchieste attualmente in corso. “Al momento non esiste nessuna prova di una relazione della Nada Management con questa organizzazione terroristica”, ha voluto subito premettere Valentin Roschacher, procuratore generale della Confederazione.
Nel quadro delle inchieste sulla rete finanziaria delle organizzazioni terroristiche di Bin Laden il Ministero pubblico ha bloccato 24 conti bancari a Ginevra oltre a quelli della Nada Management di Lugano
L’inchiesta era stata aperta già lo scorso 24 ottobre sulla base anche di informazioni giunte da autorità di polizia estere che hanno lasciato sorgere legittimi sospetti, ha spiegato il sostituto del procuratore pubblico Claude Nicati, che ha coordinato l’operazione.
La decisione di intervenire mercoledì sarebbe stata dettata dalla pubblicazione, lo stesso giorno, della lista delle società e persone sospettate dalle autorità statunitensi, lista sulla quale figurano la Nada Management, il suo presidente Yussef Nada ed il vice presidente Ali Himmat. Dopo essere stati interrogati dallo stesso Nicati, i due finanzieri, che detengono un passaporto italiano, sono stati lasciati liberi.
L’operazione di polizia, che ha richiesto l’impiego di una settantina di uomini tra agenti svizzeri ed italiani, ha portato al sequestro di una grande quantità di documenti. Due furgoni sono stati riempiti a Lugano, sede della società, ed altrettanti sono stati necessari per trasportare il materiale sequestrato a Campione d’Italia, l’enclave italiana dove risiedono i due uomini d’affari. Secondo Nicati per comprendere, analizzare e dedurre qualcosa da questi documenti occorreranno almeno tre mesi, visto che la gran parte del materiale sequestrato è in arabo. Dalle 7 di mercoledì mattina sono stati inoltre bloccati tutti i conti della società, che nei prossimi giorni verranno sottoposti ad esami approfonditi.
Indipendentemente da questa operazione, già settimana scorsa la task force aveva ordinato il congelamento di 24 conti bancari sospetti, un blocco avvenuto grazie alle segnalazioni degli istituti finanziari.
Novità sono pure emerse sul passaggio dalla Svizzera degli attentatori del World Trade Center di New York. Oltre all’egiziano Mohamed Atta, del quale si sa che è transitato dall’aeroporto di Zurigo, anche due altri cittadini dell’Arabia Saudita vi avrebbero fatto sosta, per ripartire lo stesso giorno: Alomari Abdul Aziz sarebbe stato a bordo dell’aereo schiantatosi sulla torre nord del WTC ed Alhamzi Salem del velivolo precipitato sul Pentagono.
Per Nicati occorrono tuttavia altri approfondimenti sulla loro identità, per poter affermare con sicurezza che facevano parte del commando terroristico. Anche alla luce delle recenti informazioni ed interventi, ha detto Roschacher, la Svizzera ha giocato comunque un ruolo marginale nella preparazione logistica degli attentati.
Luca Hoderas
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.