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La Svizzera valuta un’alternativa franco-italiana alla difesa aerea statunitense

sistema di difesa aereo
L’esercito svizzero testa il radar multifunzione del sistema di difesa aerea SAMP/T nel 2019. Keystone / Alexandra Wey Keystone / Alexandra Wey

Il sistema SAMP/T emerge come un’opzione solida per Berna, mentre le consegne del sistema Patriot di Raytheon sono ritardate di almeno cinque anni.

La Svizzera dovrebbe dare priorità all’interoperabilità con l’Europa nel settore della difesa aerea mentre valuta alternative agli ordini del sistema Patriot statunitense, che sono ormai in ritardo di almeno cinque anni, secondo il massimo responsabile della sicurezza del Paese.

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Markus Mäder, segretario di Stato per la politica di sicurezza, ha indicato il sistema franco-italiano SAMP/T per la difesa aerea e antimissile come la principale offerta europea, mentre Berna attende che il produttore statunitense Raytheon consegni il proprio sistema, inizialmente previsto per il 2027 ma ora rinviato al 2032 od oltre.

“Vogliamo essere interoperabili con il nostro contesto, e questo è l’Europa”, ha dichiarato in un’intervista al Financial Times. “Non stiamo dicendo che passiamo da un cavallo all’altro, ma [se] un cavallo non è abbastanza veloce… cerchiamo di trovarne un secondo”.

Il SAMP/T è diventato un simbolo della spinta europea a ridurre la dipendenza dai sistemi di difesa aerea degli Stati Uniti come il Patriot, anche se finora pochi Paesi lo hanno ordinato e gran parte dell’Europa resta dipendente dalla tecnologia statunitense.

Se la Svizzera dovesse ordinare il sistema di difesa aerea franco-italiano, attualmente in fase di aggiornamento a una versione più avanzata nota come SAMP/T NG, ciò segnerebbe un cambiamento significativo nella strategia di approvvigionamento e un segnale di fiducia nell’alternativa europea al sistema Patriot.

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In maggio il Consiglio federale ha dichiarato di aver ricevuto risposte da Francia, Germania, Israele e Corea del Sud nell’ambito della ricerca di un secondo sistema di difesa aerea e antimissile a lungo raggio.

L’ordine svizzero dei Patriot — cinque unità di difesa aerea e antimissile acquisite nell’ambito del programma Air2030 nel 2022 — era inizialmente stimato a circa 2,3 miliardi di franchi. Le consegne erano previste per il 2027 e il 2028, ma Berna si trova ora ad affrontare possibili aumenti dei costi e ritardi fino a cinque anni o più.

I produttori del SAMP/T NG — il gruppo europeo MBDA e i partner Thales (Francia) e Leonardo (Italia), specializzati nei radar — prevedono le prime consegne a Francia e Italia entro la fine dell’anno. La Danimarca è diventata nel 2025 il primo Paese a firmare un contratto per l’acquisto del SAMP/T NG, con le prime consegne previste nel 2028.

Sebbene la Svizzera resti al di fuori sia della NATO sia dell’UE, Mäder ha affermato che Berna intende rafforzare la cooperazione in materia di difesa e l’interoperabilità con i Paesi vicini, insistendo sul fatto che la Confederazione si considera “parte integrante della sicurezza europea”.

Ha aggiunto che Berna mira anche a rafforzare lo scambio di dati sulla situazione aerea con i Paesi vicini e con gli Stati Uniti. La Svizzera prevede inoltre di aumentare gli investimenti nelle capacità spaziali. “Nello spazio, la cooperazione internazionale è fondamentale”, ha dichiarato Mäder. “Da soli non si va molto lontano”.

Le dichiarazioni di Mäder intervengono mentre la Svizzera prosegue i lavori sulla sua prima strategia di sicurezza nazionale, presentata sotto forma di progetto a dicembre e la cui approvazione da parte del Consiglio federale è prevista entro la fine dell’anno.

La strategia è stata elaborata dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, definita da Mäder un “momento spartiacque” che ha costretto la Svizzera a rivedere le proprie ipotesi in materia di sicurezza. La guerra ha anche portato alla creazione della Segreteria di Stato per la politica di sicurezza (SEPOS). Mäder, ex brigadiere, ne è diventato il primo responsabile nel gennaio 2024.

Il progetto di strategia afferma che il livello di sicurezza della Confederazione si è nettamente deteriorato e invita il Paese a rafforzare le difese contro attacchi informatici, sabotaggio e spionaggio.

Tuttavia, qualsiasi cambiamento incontra vincoli politici. La neutralità resta profondamente radicata nell’identità nazionale e una votazione popolare prevista per settembre su un’iniziativa sulla neutralità potrebbe introdurre nella Costituzione un’interpretazione più rigida del concetto. Il Consiglio federale si oppone alla proposta, avvertendo che ridurrebbe il margine di manovra di Berna nella politica estera e di sicurezza.

Questa posizione non ha sempre soddisfatto gli alleati. Le restrizioni previste dalla legge sul materiale bellico hanno frustrato diversi Governi europei, impedendo la riesportazione verso l’Ucraina di armi e munizioni prodotte in Svizzera.

Berna è inoltre sotto pressione per quanto riguarda la spesa per la difesa. La Svizzera destina circa lo 0,7% del Prodotto interno lordo (PIL) alla difesa e intende raggiungere l’1% entro il 2032, ben al di sotto degli obiettivi attualmente discussi tra i membri della NATO. Il Consiglio federale ha proposto un aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) per contribuire a finanziare l’aumento della spesa militare, anche se un accordo politico sulle modalità di finanziamento non è ancora stato raggiunto.

Il dibattito complessivo sulla difesa è stato inoltre complicato da una controversia interna legata all’acquisto dei jet da combattimento F-35 degli Stati Uniti, dopo che il Governo è stato criticato per la questione dei costi, cresciuti rispetto alle stime iniziali, e per il fatto che il prezzo concordato con Washington non fosse realmente fisso.

Mäder ha tuttavia sottolineato che la Svizzera non considera una maggiore cooperazione europea in materia di difesa incompatibile con solidi rapporti con gli USA. “Vogliamo intensificare la cooperazione con l’Europa, ma allo stesso tempo mantenere questa cooperazione in materia di sicurezza e difesa ben funzionante con gli Stati Uniti”, ha dichiarato. “Per noi non è una contraddizione: sono possibili entrambe le cose”.

Contributo supplementare di Leila Abboud da Parigi

Copyright The Financial Times Limited 2026

Tradotto dall’inglese e verificato da Zz

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