Ticinogate, la requisitoria della Pubblica accusa
Due anni per Franco Verda e 12 mesi per Gerardo Cuomo con l'espulsione immediata dalla Svizzera per quindici anni. Sono queste le richieste di pena formulate dal Procuratore straordinario Luciano Giudici al processo per il Ticinogate al termine di una requisitoria di sei ore.
Giudici ha chiesto alla Corte, presieduta da Giovanna Roggero-Will una condanna equa e non vendicativa o esemplare, comunque rigorosa che serva da “catarsi liberatoria per le Istituzione ticinesi, sconvolte da questa vicenda giudiziaria, e per gli stessi imputati”. L’ex magistrato deve rispondere dell’accusa di corruzione passiva aggravata, di ripetuta violazione del segreto istruttorio e ripetuta istigazione alla violazione dello stesso, nonché di favoreggiamento. A carico del presunto boss del contrabbando di sigarette, invece, i reati di complicità in corruzione passiva e infrazione della legge federale sugli stranieri.
Con la sua lunga requisitoria il Procuratore straordinario ha messo dapprima in luce quei comportamenti dell’ex presidente del Tribunale penale nei suoi rapporti con Cuomo che pure non essendo penalmente rilevanti sono stati deontologicamente scorretti.
Giudici ha ricordato che Verda, coi suoi premurosi interessamenti presso funzionari cantonali, colleghi e persino con le banche, ha fatto da biglietto da visita per Cuomo in Ticino. Poi è entrato nel vivo dell’impianto accusatorio, ossia la corruzione passiva aggravata, in relazione al dissequestro nel giugno del ’99 di tre milioni di franchi che appartenevano a Francesco Prudentino, attualmente in carcere in Italia per omicidio e associazione mafiosa.
Un dissequestro deciso da Verda che secondo la pubblica accusa si aspettava da Prudentino una ricompensa di 800 mila franchi. E Cuomo che conosceva Prudentino gli avrebbe fatto da spalla nelle trattative che sono però andate a vuoto. Prudentino difatti non ha pagato. Ma il reato è rimasto.
Secondo Giudici ad ideare tutto era stato proprio l’ex magistrato che sperava negli 800 mila franchi per tamponare la difficile situazione finanziaria della sua compagna Desirée Rinaldi che aveva accumulato 4 milioni di franchi di debiti con la società Acque minerali San Bernardino.
Il procuratore straordinario ha avuto parole pesanti per Verda che con il suo comportamento avrebbe messo in dubbio la credibilità della Giustizia. “Pur riconoscendo – ha affermato – l’influenza che possono aver avuto su di lui il suo cattivo stato di salute e le preoccupazioni per i gravi problemi finanziari della Rinaldi, è difficile capire un giudice che tradisce così la sua funzione. E’ insopportabile il fatto che mentre lui stesso commetteva dei reati giudicasse nello stesso tempo da magistrato altre persone”.
Per lunedì sono previste le aringhe dei difensori di Verda e di Cuomo, poi la sentenza della corte che deciderà le sorti dell’ex alto magistrato e del suo amico contrabbandiere.
Libero D’Agostino
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