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Un’OCSE più sociale ed ecologica festeggia i 50 anni

Il segretario generale dell’OCSE Angel Gurria (a destra) e il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy durante l’apertura delle celebrazioni a Parigi. Keystone

L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) celebra a Parigi i 50 anni dalla sua fondazione. L'organizzazione, che nel 2009 aveva inserito la Svizzera nella lista grigia dei paradisi fiscali, intende focalizzarsi maggiormente su aspetti sociali ed ecologici.

«Per un decennio abbiamo lodato la deregolamentazione come se fosse una religione, l’unica cosa che ci potesse rendere felici. Quale è stato il risultato? La più grande crisi finanziaria della nostra vita», ha detto di fronte ai media Angel Gurria, segretario generale dell’OCSE.

«Forse dovremmo iniziare a considerare i principi della regolamentazione con più rispetto».

L’incontro ministeriale per il 50° anniversario dell’OCSE (25-26 maggio), al quale partecipa anche il ministro dell’economia svizzero Johann Schneider-Ammann, si svolge all’insegna di un motto promettente: “Una politica migliore per una vita migliore”.

I ministri intendono trovare soluzioni a problemi quali il debito pubblico, la disoccupazione o lo squilibrio tra gli scambi commerciali a livello mondiale. L’agenda prevede pure l’elaborazione di una strategia per una “crescita verde”, più attenta alle questioni ambientali.

Concorrenza con altre organizzazioni

«L’OCSE non è immune alle proprie trasformazioni e quindi deve cambiare», dice a swissinfo.ch Stefan Wolter, direttore del Centro svizzero di coordinamento della ricerca sull’educazione. «In quanto organizzazione internazionale si trova in competizione con altre organizzazioni internazionali».

Ciò significa che l’OCSE deve anche aumentare la propria visibilità per ottenere contributi finanziari dai paesi membri. Anche le organizzazioni internazionali devono mettersi sul mercato, spiega Wolter. «In ballo ci sono grosse somme di denaro e, a volte, la sopravvivenza stessa di queste organizzazioni. Questo riorientamento dei valori è un’espressione della nostra epoca».

Nel 2007, il “club dei paesi ricchi” ha iniziato a considerare anche le richieste dei paesi emergenti e in transizione. Nel 2010 ha ad esempio concretizzato il suo piano di allargamento inserendo tra i suoi membri la Slovenia e l’Estonia.

OCSE e segreto bancario

La Svizzera è tra i paesi fondatori dell’organizzazione. I lavori e gli studi dell’OCSE non hanno tuttavia avuto un grande impatto sull’opinione pubblica elvetica. Perlomeno fino a due anni fa.

Nel marzo 2009, il Consiglio federale ha infatti annunciato di voler adottare le norme dell’OCSE in materia di cooperazione fiscale, in conseguenza delle forti pressioni internazionali. Una decisione che ha aperto una breccia nel segreto bancario svizzero, fin a quel momento intoccabile.

Berna era stata comunque messa con le spalle al muro. L’OCSE aveva in effetti inserito la Svizzera nella sua lista grigia dei paradisi fiscali. Un modo di agire criticato dalla destra politica elvetica, che aveva accusato l’OCSE di voler svolgere il ruolo di “polizia finanziaria” internazionale immischiandosi nelle questioni interne di un paese sovrano.

Stefan Wolter sottolinea ad ogni modo che lo spazio in cui l’OCSE può agire, per così dire, con “funzioni legislative” è estremamente ridotto. «È stata costruita una falsa immagine probabilmente per il fatto che le altre attività dell’OCSE non trovano eco sui media. Il lavoro si concentra essenzialmente nello scambio di conoscenze e informazioni tra gli Stati membri».

Le regolamentazioni e gli standard elaborati dall’OCSE, prosegue Wolter, dovrebbero innanzitutto garantire «il miglior sviluppo possibile delle economie nei paesi membri».

Nella logica dell’OCSE, il segreto bancario svizzero rappresenta così «una distorsione del mercato» che priva alcuni paesi di entrate fiscali e quindi ne impedisce lo sviluppo economico, spiega Wolter.

Note ai paesi

L’OCSE svolge periodicamente delle analisi sulle attività governative dei paesi membri. Ciò consente agli Stati di vedere «chi sta agendo nel modo giusto e chi può imparare qualcosa dagli altri. L’OCSE è quindi anche un’organizzazione che impara dai suoi membri».

Per i paesi interessati, gli studi condotti dall’OCSE e le relative raccomandazioni costituiscono quindi un servizio, ritiene Wolter. «Abbiamo infatti un’autorità neutrale che assegna delle note agli attori economici nazionali».

I politici che non hanno fiducia nel proprio governo, perché questo presenta una situazione economica migliore rispetto a quella reale, conclude Wolter, «possono così fare affidamento su un’organizzazione neutrale che, dall’esterno, offre una valutazione sul lavoro del governo».

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico è nata nel 1961 quale successore dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea, istituita per controllare la distribuzione degli aiuti americani del Piano Marshall per la ricostruzione dell’Europa dopo la Seconda guerra mondiale.

L’OCSE svolge prevalentemente un ruolo di assemblea consultiva che consente di confrontare e coordinare le attività politiche dei 34 paesi membri.

La sua sede si trova presso il Château de la Muette, a Parigi

La Svizzera figura tra i sette paesi più efficaci nell’applicazione della convenzione dell’OCSE che mira a lottare contro la corruzione e le tangenti.

Complessivamente la corruzione nell’OCSE rimane stabile, indica l’organizzazione non governativa Transparency International in un rapporto reso noto mercoledì.

La convenzione Transparency è applicata solo in un terzo dei paesi firmatari; sui 38 paesi che hanno ratificato la convenzione, soltanto sette Stati l’applicherebbero oggi in modo attivo.

Oltre alla Svizzera i campioni della lotta anticorruzione sono attualmente la Danimarca, l’Italia, la Norvegia, la Gran Bretagna, la Germania e gli Stati Uniti.

In coda alla classifica si situano i due terzi dei paesi firmatari. Tra questi figurano per esempio Australia, Brasile, Grecia, Irlanda, Israele, Canada, Lussemburgo, Austria, Portogallo, Turchia e Ungheria.

La convenzione che risale al 1997 mira a criminalizzare la pratica delle tangenti pagate da imprese a responsabili stranieri per ottenere contratti.

Traduzione e adattamento di Luigi Jorio

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