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Il segreto bancario torna sotto i riflettori internazionali

L'Ocse, che raggruppa 29 Paesi tra cui i 15 dell'Unione Europea e la Svizzera, ha reso noto mercoledì un documento sul rapporto tra fisco e attività bancarie. Scheda di Lino Terlizzi e commento del ministro delle finanze Kaspar Villiger.

L’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, e l’Unione europea si erano già occupate del tema in tempi recenti e ora la prima torna a raccomandare un ulteriore ampliamento della collaborazione in campo fiscale a livello internazionale. In particolare, secondo l’Ocse, si tratta di migliorare le disposizioni sull’identificazione dei clienti da parte delle banche e di allargare lo scambio di informazioni, anche a fini fiscali.

Un invito che formalmente è rivolto a tutti, ma che di fatto potrebbe toccare soprattutto Paesi come il Lussemburgo, l’Austria, la Svizzera, cioè Paesi che contano su piazze bancarie di rilievo e al tempo stesso su un tradizionale segreto bancario.

Il documento dell’Ocse è stato peraltro approvato all’unanimità, delegazione elvetica compresa. Secondo il ministero delle Finanze di Berna il rapporto dell’Organizzazione non mette infatti in discussione il segreto bancario attualmente vigente in Svizzera, in quanto esistono già norme elvetiche molto precise contro i crimini economici.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’Associazione svizzera dei banchieri, che ha precisato che non vi saranno cambiamenti nelle relazioni tra le banche elvetiche e i loro clienti. I Paesi membri dell’Ocse proseguiranno nei prossimi mesi la discussione sul tema.

La delegazione svizzera, nel dare luce verde al documento, ha ribadito che Berna non intende comunque far venire meno la protezione legittima, offerta ai clienti delle banche attraverso un segreto bancario aggiornato con leggi anticrimine e norme antiriciclaggio. Il voto unanime sui principi dovrà quindi superare la prova, nella prossima fase, di una discussione più tecnica e concreta su ciò che significa collaborazione internazionale.

Lino Terlizzi

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