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Vendite di oro della Banca nazionale: mercati internazionali tranquilli

Mentre la classe politica continua a discutere sulla destinazione dei proventi, la Banca nazionale svizzera (BNS) ha iniziato martedì le prime vendite delle riserve di oro. L’operazione non ha scosso i mercati, già informati da tempo sul progetto.

Entro la fine di settembre, la BNS intende liquidare le prime 120 tonnellate delle sue riserve auree che ammontano attualmente a oltre 2’600 tonnellate. In base al piano della banca centrale elvetica, la metà di questo tesoro nazionale dovrebbe venir immessa sui mercati entro la fine del 2004. Anche con le 1300 tonnellate rimanenti, la Svizzera resterà tra i paesi che dispongono di maggiori quantità di metallo giallo.

La vendita è prevista a tappe per non provocare scossoni sui mercati ed evitare un altro crollo del prezzo del metallo giallo. A tale scopo, le operazioni sono state concertate da tempo e rientrano nell’ambito dell’accordo sull’oro, concluso il 26 settembre scorso da 15 banche centrali europee, che autorizza vendite massime complessive di 400 tonnellate all’anno. Conformemente a tale accordo, la BNS ha incaricato la Banca dei regolamenti internazionali (BRI) di eseguire la prima tranche del suo programma di vendita.

L’inizio delle vendite fa seguito all’entrata in vigore, il primo maggio 2000, della nuova legge sull’unità monetaria e i mezzi di pagamento, che sancisce l’abolizione della parità aurea del franco. Il valore dell’oro detenuto dalla BNS era fissato finora per legge a 4’595 franchi il chilo, mentre d’ora in poi verrà contabilizzato in base al prezzo reale del mercato (oltre 15’000 franchi il chilo). Anche dopo la vendita di metà delle sue riserve, la BNS dovrebbe quindi ritrovarsi virtualmente più ricca.

Il piano di vendita della banca centrale elvetica viene tuttavia considerato con un certo scetticismo. Secondo vari specialisti del settore, la BNS non riuscirà a sbarazzarsi della metà delle sue riserve nei prossimi 5 anni. Il mercato sarebbe infatti già saturo attualmente e vi sono troppi paesi che progettano vendite analoghe: oltre alla Svizzera, anche l’Inghilterra, l’Olanda e l’Austria hanno annunciato di volersi disfare di buona parte delle loro riserve auree.

Nel primo giorno di vendita i mercati hanno comunque reagito all’insegna della tranquillità. L’operazione era già stata annunciata da diversi mesi e non sembra quindi aver impensierito gli acquirenti. Lo scenario potrebbe tuttavia cambiare radicalmente nei prossimi mesi o anni. Nonostante la crescente domanda di oro, soprattutto da parte del settore industriale, l’aumento delle vendite previsto dalle banche centrali rischia di provocare un nuovo tonfo del metallo giallo.

In Svizzera prosegue intanto in campo politico la battaglia sulla destinazione dei fondi ricavati dalle vendite di oro. Il Consiglio federale esprime un’incertezza sempre maggiore sulla sua volontà di attribuire i proventi alla progettata Fondazione di solidarietà. Lo stesso futuro della Fondazione appare sempre più incerto e sempre meno sostenuto dal governo svizzero.

Per quanto concerne invece le forze politiche, il Partito radicale democratico e il Partito socialista continuano ad appoggiare il progetto iniziale del Consiglio federale, senza tuttavia manifestare un grande entusiasmo. L’Unione democratica di centro sta invece raccogliendo alacremente delle firme per la sua iniziativa, che prevede di destinare all’AVS i fondi provenienti dalle vendite della BNS.

Per finire, il quadro si è complicato ulteriormente dopo la recente e sorprendente proposta del Partito popolare democratico:in base a tale proposta un terzo dei fondi dovrebbe venir assegnato al Comitato internazionale della Croce rossa, un altro terzo all’AVS e il terzo rimanente alla ricerca.

Armando Mombelli

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