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Al via la campagna UDC

La deputata Yvette Estermann e il presidente Toni Brunner hanno esposto le ragioni del sì all'iniziativa UDC per le naturalizzazioni democratiche. Keystone

L'Unione democratica di centro (UDC) lancia la sua campagna in favore dell'iniziativa "Per naturalizzazioni democratiche", in votazione popolare il prossimo 1° giugno.

I cittadini elvetici, sottolinea il partito di destra nazional-conservatrice, devono poter fissare loro stessi la procedura prevista per la naturalizzazione nel loro comune, tramite una votazione popolare o una decisione del legislativo.

Con questa proposta, l’UDC intende “frenare le naturalizzazioni di massa”. Nella sua linea di mira vi sono i “criminali” e gli “approfittatori delle assicurazioni sociali”, così come i naturalizzati di origine balcanica o turca.

Per convincere il popolo su uno dei suoi temi faro (in votazione il 1. giugno), l’UDC ha ripreso un vecchio manifesto che ritrae alcune mani di pelle scura che si avventano su dei passaporti svizzeri. Nel 2004, l’affisso aveva consentito di far fallire i progetti in favore di naturalizzazioni facilitate o automatiche per i giovani stranieri di seconda e terza generazione.

Per difendere il suo progetto in votazione il 1° giugno, l’UDC ha ancora una volta sbandierato la minaccia di naturalizzazioni di massa. Dal 1991 al 2007, i casi di concessione della cittadinanza si sono quasi moltiplicati per otto. In questo periodo – ricordano i democentristi – sono state prese in tutto 450’417 decisioni positive.

Nel loro mirino: i “criminali”, gli “sfruttatori delle assicurazioni sociali”, ma anche le persone naturalizzate provenienti dai Balcani e dalla Turchia, una “parte importante dei quali sono musulmani”.

Naturalizzazioni attraverso urne

L’iniziativa popolare “Per naturalizzazioni democratiche” mira a correggere due sentenze del Tribunale federale (TF), emanate nel 2003. I giudici del TF avevano allora stabilito che le votazioni sulle naturalizzazioni sono anticostituzionali e discriminatorie, dato che la decisione finale sulla concessione del passaporto rossocrociato non poteva essere motivata.

L’UDC vuole ora permettere ai cittadini di fissare essi stessi nel loro comune la procedura prevista per la naturalizzazione (votazione popolare o, per esempio, decisione del legislativo comunale). In caso di rifiuto della cittadinanza, il partito esclude qualsiasi possibilità di ricorso.

Secondo Toni Brunner, presidente dell’UDC, “gli abitanti dei comuni interessati conoscono comunque meglio le condizioni di vita e il carattere dei candidati alla naturalizzazione rispetto ai funzionari e ai tribunali, tagliati fuori dalla realtà”. Non è nemmeno il caso di permettere al candidato la cui domanda è stata bocciata di contestare la decisione.

Il rilascio della cittadinanza non è un semplice atto amministrativo, bensì una decisione politica che dev’essere definitiva, ha sottolineato il consigliere nazionale Guy Parmelin (UDC/VD). Inoltre, secondo l’UDC il diritto di ricorso inciterebbe le autorità, in caso di dubbio, a concedere più facilmente la cittadinanza.

Una naturalizzata UDC fa campagna

Per convincere sulle sue buone intenzioni, il partito ha messo in campo la “sua naturalizzata”, consigliera nazionale lucernese Yvette Estermann, d’origine slovacca. A suo modo di vedere, i cittadini di un comune chiamato auspicano che il candidato alla naturalizzazione abbia la volontà d’integrarsi. “Tale persona imparerà così più facilmente la lingua, allaccerà contatti sociali e finirà con amare la sua patria adottiva”.

Inoltre – ha aggiunto la Estermann – gli stessi stranieri non capiscono come mai le autorità preposte alla naturalizzazione non siano più severe nei confronti dei delinquenti. L’UDC non vuole infine saperne dell’argomento secondo cui la sua iniziativa sarebbe contraria al diritto internazionale pubblico. Infatti – sottolinea- nessuna convenzione internazionale impone la concessione del diritto di cittadinanza quale diritto umanitario elementare.

swissinfo e agenzie

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