Dibattere sull’immigrazione, ma nel giusto contesto
L'impatto degli immigrati sull'ambiente e sulla qualità di vita in Svizzera è diventato un tema del dibattito politico. Per la Commissione federale della migrazione (CFM), le sfide poste dagli stranieri vanno però affrontate nel contesto appropriato.
«I problemi legati ai trasporti e all’ambiente non devono essere associati esclusivamente agli immigrati», afferma a swissinfo.ch il presidente della CFM, Francis Matthey.
Le considerazione della CFM, espresse in occasione della conferenza stampa annuale di lunedì, si contrappongono alla visione della direzione dell’Unione democratica di centro (destra conservatrice), che proprio lunedì ha proposto di lanciare un’iniziativa popolare per limitare l’immigrazione.
Il principale partito del paese auspica in particolare l’introduzione di contingenti per tutte le categorie di stranieri (vedi dettagli a fianco). Un’iniziativa in questo senso (“Stop alla sovrappopolazione”) era già stata lanciata a inizio maggio dall’associazione Ecologia e Popolazione (Ecopop).
Per preservare l’equilibro ecologico, sostiene Ecopop, «in Svizzera la popolazione residente permanente non può crescere in seguito a immigrazione di oltre lo 0,2 % annuo nell’arco di tre anni». Negli ultimi quattro anni la crescita è stata compresa tra l’1 e l’1,4%.
All’origine della proposta non vi sono gli stranieri, puntualizza Ecopop, bensì il problema della sovrappopolazione mondiale in generale. «Per noi ciò che conta è la densità demografica, indipendentemente dalla provenienza delle persone», si legge sul sito Internet.
Anche due parlamentari del partito dei Verdi, a fine 2009, avevano elaborato un documento controverso in cui si sosteneva che la sovrappopolazione avrebbe avuto ripercussioni negative sull’ambiente in Svizzera. Nel testo non si faceva però alcun riferimento agli stranieri.
Immigrati necessari
Alcuni politici di questo paese, ci dice Matthey, ritengono che la questione della popolazione straniera sia un problema. «Il nostro ruolo in quanto commissione non è quello di contraddire, ma di illustrare, quando possibile, la realtà dei fatti. E la realtà è che la Svizzera aspira ad avere un’economia di alta qualità e che la popolazione elvetica è stata stabile per molti anni. A farla crescere è stata l’immigrazione».
Non sono soltanto le grandi aziende ad aver bisogno di personale straniero specializzato, sottolinea Matthey. Circa l’80% delle piccole e medie imprese fa infatti fatica ad assumere persone con le necessarie competenze.
Nel suo rapporto annuale, la CFM riconosce che la crescita può comportare delle difficoltà. Queste devono tuttavia essere affrontate nel quadro della politica sulla pianificazione territoriale, sulle infrastrutture, sui trasporti e sugli alloggi.
La Svizzera, aggiunge, trae beneficio dai contributi sociali versati dagli stranieri. «Il Dipartimento federale dell’interno ha calcolato che se non fosse stato per gli immigrati, il fondo di previdenza pubblico avrebbe registrato un deficit dal 1992».
«L’immigrazione sta inoltre rallentando l’invecchiamento della popolazione», osserva Francis Matthey, ammettendo però che a lungo termine ci vorranno nuove soluzioni per finanziare i costi della sicurezza sociale.
Il paese ha bisogno di lavoratori non qualificati per svolgere le mansioni che gli svizzeri non possono o non vogliono fare, prosegue Matthey, spiegando che queste persone contribuiscono al benessere della Svizzera in rami quali la sanità (ospedali), il turismo o l’agricoltura.
«Coloro che affermano che queste persone se ne devono andare, o che il loro numero va ridotto, devono anche spiegarci in quale modo potremo rimpiazzarle».
«In quale Svizzera ci vogliamo trovare fra 20 anni? È questa la vera domanda che ci dobbiamo porre», ritiene Matthey.
Storia di successo
Il presidente della CFM è convinto che, rispetto ai suoi vicini, la Svizzera è un modello di successo per ciò che riguarda l’immigrazione.
«Certo, il discorso non vale per tutti gli immigrati, ma la stragrande maggioranza di loro accetta i valori del nostro paese, lavora e manda i propri figli a scuola. Riteniamo che la loro integrazione sia stata un successo», dice a swissinfo.ch.
L’attenzione si è soprattutto focalizzata sull’integrazione dei migranti residenti in città. Negli ultimi anni è però diventato evidente che molti di loro, così come numerosi svizzeri, si sono spostati dalle aree urbane a quelle periferiche, più tipicamente rurali.
Nel 2008, la commissione ha così lanciato il suo programma “periurbano” per promuovere l’integrazione anche nelle aree periferiche. A beneficiarne sono state cinque regioni, le quali hanno presentato una serie di proposte per promuovere la coabitazione tra i diversi gruppi di persone.
Anche se il progetto era ancora a uno stadio iniziale, ci dice la direttrice della CFM Simone Prodolliet, è stato possibile far passare il messaggio secondo cui per risolvere efficacemente i problemi è necessario il coinvolgimento di tutti quanti.
«Un altro importante successo è che molte persone con diversi background – ad esempio nel campo della pianificazione urbana o della socialità – siano riuscite a lavorare insieme e a giungere a delle intese di collaborazione».
Il programma è stato lanciato dalla Commissione federale della migrazione nel 2008.
In una prima fase sono state coinvolte cinque regioni: Valle del Reno (San Gallo), Freiamt (Argovia), Broye (Friburgo e Vaud), Chablais (Vaud e Vallese) e il canton Glarona.
Gli scopi del progetto sono: contribuire allo sviluppo regionale, migliorare la coabitazione, riunire persone con diversi background, incoraggiare la popolazione alla partecipazione, sensibilizzare la gente agli sforzi in favore dell’integrazione e trovare nuove vie per l’integrazione.
Nella secondafase del programma, 15 altre regioni sono state invitate a sottoporre i loro progetti di integrazione.
La direzione dell’Unione democratica di centro (UDC)propone di introdurre contingenti per tutti gli stranieri (residenti e frontalieri).
I limiti dovranno essere fissati annualmente a seconda delle necessità dell’economia.
Lo straniero che vorrà stabilirsi nella Confederazione dovrà dimostrare di avere un lavoro, di sapersi integrare e di avere i mezzi per potersi mantenere.
Per giustificare la sua proposta, l’UDC spiega che l’immigrazione incontrollata ha diverse conseguenzenegative, in particolare su affitti, prezzi dei terreni, uso del territorio, infrastrutture, scuole, disoccupazione, salute pubblica e sulle istituzioni sociali.
Il testo dell’
iniziativa
sarà sottoposto all’assemblea dei delegati del 28 maggio 2011.
Traduzione di Luigi Jorio
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