Il «no» della destra nazionalista al miliardo di coesione
I delegati dell'Unione democratica di centro riuniti in assemblea a Grenchen (Soletta) hanno respinto il versamento di un miliardo di franchi ai nuovi membri dell'Unione europea, in votazione il 26 novembre.
I rappresentanti del primo partito del paese hanno inoltre ribadito che la politica in materia di asilo e stranieri rimarrà un loro cavallo di battaglia.
Nella località solettese di Grenchen, il presidente dell’Unione democratica di centro (UDC), Ueli Maurer, ha voluto innanzitutto deplorare il fatto che l’assemblea non si sia tenuta a Bassecourt, nel canton Giura, come inizialmente previsto.
Nella cittadina romanda, gruppi di estremisti di sinistra avevano infatti minacciato un’azione di protesta, ciò che ha spinto il comune giurassiano a non affittare la sala multiuso ai delegati dell’UDC.
«Si tratta di un vero e proprio scandalo e di un segnale inquietante per la democrazia elvetica», ha affermato Maurer.
«Si è pronti a proteggere il pubblico da estremisti di sinistra il 1. maggio e da quelli di destra sul Rütli, ma si accetta che si impedisca al primo partito della Svizzera di organizzare un’assemblea».
No al miliardo
Chinandosi sul punto centrale dell’incontro di sabato, i delegati UDC hanno chiaramente respinto il versamento di un miliardo di franchi che Berna ha promesso a Bruxelles in favore dei 10 nuovi membri dell’Unione europea.
In larga maggioranza, i delegati hanno raccomandato di votare «no» alla nuova Legge federale sulla cooperazione con i Paesi dell’Europa dell’Est, la base legale al versamento, in votazione popolare il 26 novembre.
Secondo loro, un «sì» creerebbe i presupposti per ulteriori contributi futuri a Bruxelles. «Si mormora già che il Consiglio federale abbia promesso 350 milioni di franchi supplementari in vista dell’adesione di Bulgaria e Romania», ha commentato il deputato Luzi Stamm.
L’opposizione dell’UDC era d’altronde scontata: i cittadini sono chiamati alle urne proprio perché l’UDC (assieme ad altri due piccoli partiti di destra, la Lega dei ticinesi e i Democratici svizzeri) aveva raccolto le 50’000 firme necessarie per depositare il referendum contro la legge votata dal parlamento.
A Grenchen nessuno è stato inviato a difendere l’opinione contraria a quella dell’UDC sul miliardo di coesione; assenti pure i due consiglieri federali del partito, Samuel Schmid e Christoph Blocher, trattenuti da altri impegni.
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Unione democratica di centro (UDC)
Stranieri e asilo
Ueli Maurer si è poi soffermato sul successo dell’UDC nelle votazioni del 24 settembre scorso, quando le nuove leggi su stranieri e asilo – volute dal ministro della giustizia democentrista Christoph Blocher – sono state accettate dal 68% dei cittadini.
Questa vittoria – ha commentato Maurer – rafforza ulteriormente il partito in vista delle elezioni federali del 2007.
Il presidente UDC ha tuttavia avvertito di non dormire sugli allori: «I problemi nell’ambito degli stranieri e dell’asilo non sono risolti».
«Si tratta di integrare la popolazione straniera, combattendo gli abusi. La maggior parte degli stranieri si comporta bene e i problemi provengono da un gruppo relativamente ristretto e recentemente immigrato», ha osservato Maurer.
swissinfo e agenzie
La nuova Legge federale sulla cooperazione con gli Stati dell’Europa dell’Est sarà sottoposta al popolo il 26 novembre.
I cittadini saranno chiamati alle urne in seguito al referendum contro la legge lanciato dall’Unione democratica di centro (UDC, destra nazionalista) e da altri due piccoli partiti di destra.
In Parlamento la legge è sostenuta dalla sinistra, dagli ecologisti e dalla destra.
Dal 1990, la Svizzera ha sostenuto con 3,450 miliardi di franchi la transizione nei Paesi dell’Europa dell’Est. Questo sostegno alla democrazia e all’economia di mercato ha la sua base giuridica nella Legge federale sulla cooperazione con l’Europa dell’Est.
L’Unione europea (Ue), con la quale la Confederazione ha concluso due pacchetti di accordi bilaterali, si è estesa a 10 nuovi Stati il 1. maggio 2004.
Bruxelles ha chiesto a Berna di contribuire finanziariamente all’estensione. Il contributo di 1 miliardo di franchi è stato approvato in primavera dal Parlamento.
In caso di “sì” popolare il 26 novembre, il versamento sarà destinato ai nuovi Stati membri (la Polonia sarà il principale beneficiario) nella misura di 200 milioni di franchi all’anno per 5 anni. A causa della diversa durata dei progetti finanziati, la somma sarà tuttavia distribuita sull’arco di 10 anni (100 milioni l’anno).
I fondi saranno prelevati soprattutto dall’aiuto allo sviluppo.
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