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Democrazia diretta in Svizzera

Migranti e integrazione, storia senza fine e senza frontiere

Qualche giorno fa in Italia il Ministro degli interni Giuliano Amato ha annunciato una nuova legge sulla cittadinanza.

Una legge che porterà delle innovazioni tali da considerarla una vera rivoluzione culturale nel campo del diritto di cittadinanza e dell’integrazione dei migranti che vivono e lavorano regolarmente in Italia.

Infatti, il Ministro Amato propone che per i figli dei migranti che nascono in Italia si passi dal jus sanguinis al jus soli e dunque che siano italiani alla loro nascita e che per i migranti adulti sia possibile richiedere la cittadinanza italiana dopo cinque anni di residenza regolare nel nostro Paese.

Ho accolto questa notizia con grande gioia, veramente una gioia, finalmente il mio Paese affronta con serietà, coraggio e lungimiranza il fenomeno migratorio, che in questi ultimi anni in Italia si è invertito: da Paese di emigrazione è diventato Paese di immigrazione.

La storia dell’emigrazione italiana

Ho visto in questa proposta del Ministro Amato anche una presa di coscienza della storia dell’emigrazione italiana, delle lotte degli italiani sparsi per il mondo per ottenere il riconoscimento di simili diritti.

Appare evidente che ogni volta che l’Italia fa un passo verso i migranti, verso l’integrazione dei migranti, dà anche un vero e concreto contributo a tutti gli italiani che vivono nel mondo, che ancora oggi si battono per i loro diritti di cittadinanza e diritti politici nei Paesi dove vivono e lavorano.

Subito le critiche

Ma la mia gioia è stata di corta durata. Infatti, il giorno dopo sulla stampa sono apparse le reazioni delle forze politiche più conservatrici e reazionarie del nostro bel Paese. La Lega Nord di Bossi annuncia già manifestazioni, referendum e quant’altro per difendere chissà che cosa.

In un istante ho rivissuto la terribile campagna di disinformazione, razzista e pericolosa per la coesione sociale di un Paese, campagna che fece l’UDC di Blocher in Svizzera per sconfiggere la politica del Consiglio Federale svizzero sulla cittadinanza, che avrebbe rappresentato un passo avanti storico per l’integrazione dei migranti in Svizzera.

Domande fondamentali

Da qui la mia domanda: ma finirà mai la paura irrazionale dell’altro?

Come si può ancora oggi credere che le nostre società, i nostri valori, le nostre culture siano cose statiche, immutabili, ermetiche ai movimenti migratori che hanno fatto la storia dell’umanità?

Come si può pensare che per salvare i nostri privilegi economici, il nostro eccessivo confort a fronte di una sempre più grande miseria economica e democratica del resto del mondo, basti chiudere le nostre frontiere, le nostre culture, le nostre economie?

Costruire una società più giusta

Gli eventi di questi giorni che, in Inghilterra, hanno portato all’arresto per attività terroristiche di giovani inglesi di origini e culture diverse, ma anche di un inglese autoctono, ci devono far capire che la soluzione dei problemi che hanno portato a questi arresti è la costruzione di una nuova società più giusta, più integrata, più coerente e coesa e questo non lo si realizzerà senza il dialogo, senza la conoscenza e la riconoscenza reciproche ma soprattutto senza una più equa giustizia mondiale.

Solo la consapevolezza dei nostri valori fondamentali dei diritti dell’uomo, della democrazia, del rispetto delle libertà individuali, ci deve guidare nel cammino dell’integrazione e dell’incontro con le altre culture, senza sentimenti di superiorità né di inferiorità.

I migranti strumentalizzati

Forse solo così, forse, riusciremo a sconfiggere le forze populiste, xenofobe e razziste che utilizzano la paura del migrante per fini ben poco confessabili, come quelli dello smantellamento sociale e della limitazione delle libertà individuali nelle nostre società economicamente sviluppate.

Per queste considerazioni impegnerò tutte le mie energie affinché la proposta del Ministro Amato diventi legge il più rapidamente possibile per poi riprendere questo tema fondamentale anche in Svizzera e in Europa.

È un piccolo passo che ci porta, me lo auguro in questo triste mese di agosto, verso un mondo migliore, dove non sarà più necessario inviare giovani soldati in Medio Oriente per alleviare le sofferenze di bambini, donne, uomini che da più di mezzo secolo soffrono dell’incapacità della Comunità internazionale a rispondere a due legittime domande: la sicurezza dello Stato di Israele e il Diritto del Popolo palestinese ad uno Stato con pari dignità e sicurezza.

Senatore Claudio Micheloni, Roma

Le opinioni espresse in questa rubrica non riflettono necessariamente la visione di swissinfo.

Dal 1997 al 2000, Claudio Micheloni è stato membro della Commissione Federale Svizzera per gli Stranieri, organo consultivo del Governo e del Parlamento svizzeri.

Dal 1997 è presidente della Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera.

Dal 2002 al 2006 è stato segretario generale del Forum per l’integrazione delle migranti e dei migranti in Svizzera.

Nell’aprile 2006 è stato eletto senatore della Repubblica italiana nella Circoscrizione estero, ripartizione Europa. Appartiene al Gruppo dell’Ulivo.

Nato a Campli in provincia di Teramo (Italia) nel 1952, emigra con la famiglia nel 1960 in Svizzera dove tuttora risiede nel cantone di Neuchâtel. È sposato e padre di due figli.

Di formazione è disegnatore progettista del genio civile. Prima di assumere numerosi incarichi professionali di impegno sociale e politico è stato attivo nel settore come libero professionista.

Claudio Micheloni è stato eletto nel Senato italiano alle ultime elezioni politiche. Fa parte della coalizione di maggioranza condotta dal presidente del Consiglio Romano Prodi.

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