Giro di vite all’esportazione di aerei
Il governo svizzero ha deciso che in futuro le esportazioni di aerei d'addestramento militare non dovrebbero più essere autorizzate se lo Stato destinatario è in preda a un conflitto armato interno o internazionale.
Le esportazioni non dovrebbero essere permesse nemmeno se sussiste il rischio di un utilizzo degli apparecchi contro la popolazione civile. Il Consiglio federale ha adottato questa decisione nella seduta governativa di mercoledì, dopo la polemica concernente la vendita di un aereo d’addestramento Pilatus PC-9 al Ciad, successivamente armato dalle autorità per condurre attacchi contro i ribelli.
Il governo ha incaricato il Dipartimento federale dell’economia di preparare una modifica della legge sul controllo dei beni, si legge in una nota odierna dello stesso dipartimento.
Attualmente, la legge prevede un divieto di vendita soltanto nel caso in cui sussista un embargo internazionale contro il paese destinatario o se una decisione simile è stata presa nell’ambito di provvedimenti internazionali di controllo delle esportazioni.
Il dipartimento diretto da Doris Leuthard si sta inoltre occupando della revisione dell’ordinanza sul materiale di guerra. Anche in questo caso si tratta di evitare decisioni che potrebbero essere fortemente criticate, come nel caso del via libera dato dal governo alla vendita di carri armati agli Emirati arabi uniti, che li hanno poi ceduti all’Iraq.
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