The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera

Gli svizzeri contrari alle armi militari nelle case

La tradizione dell'arma di milizia tra le pareti di casa piace a sempre meno cittadini Keystone

Stando ad un sondaggio pubblicato domenica dal settimanale SonntagsBlick, due terzi degli svizzeri sono contrari al mantenimento di fucili e pistole militari nei loro appartamenti.

In un’intervista sulla SonntagsZeitung, la presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey difende la medesima posizione. Sulla questione sarà presto lanciata un’iniziativa popolare.

Se i cittadini potessero votare la settimana prossima, l’idea di bandire dalle case il fucile d’assalto o la pistola d’ordinanza otterrebbe il 65,5% dei consensi. La percentuale di sì tra le donne raggiungerebbe il 75,5%.

Il sondaggio pubblicato dal SonntagsBlick è stato condotto dal 19 al 21 aprile dall’istituto Isopublic intervistando 1203 persone.

Legislazione insufficiente

Il 31,7% del campione giudica inoltre che drammi famigliari potrebbero essere evitati se fosse proibito possedere armi militari.

In generale, il 68,8% considera che la legislazione attuale sia insufficiente: molti vedrebbero di buon occhio la creazione di un registro nazionale delle armi.

Tre persone su quattro considerano inoltre che l’esercito potrebbe assolvere la propria missione anche se armi e munizioni venissero conservate negli arsenali.

Fattore di rischio

Lunedì scorso, la Commissione di politica di sicurezza del Consiglio degli Stati (camera alta del parlamento) si era detta a grande maggioranza favorevole al divieto di conservare al domicilio la munizione da guerra.

Stando a questa proposta, i soldati potrebbero ancora tenere nell’armadio di casa la pistola o il fucile mitragliatore, ma non le munizioni: quest’ultime verrebbero consegnate solo a 2 mila soldati, invece dei 120 mila attuali. Nel sondaggio, questa variante raccoglie il 41,8% dei consensi.

Secondo la presidente della Confederazione, una simile soluzione di compromesso rappresenterebbe soltanto un primo passo nella giusta direzione. In’un intervista pubblicata dalla SonntagsZeitung, Micheline Calmy-Rey ha sottolineato come tutti gli studi abbiano dimostrato che l’accesso ad un’arma rappresenta un fattore di rischio.

“Ciò che in passato era stato concepito come una misura di sicurezza è diventato un fattore di pericolo”, ha aggiunto.

Verso un’iniziativa popolare

Dopo i recenti nuovi drammi nei quali sono state utilizzate armi di ordinanza, il 25 maggio prossimo varie organizzazioni si riuniranno a Berna per definire i dettagli riguardo al lancio di un’iniziativa popolare – “Protezione contro la violenza delle armi” – volta a vietare il possesso a casa di fucili mitragliatori e pistole in dotazione dell’esercito.

La decisione di principio a favore dell’iniziativa sembra già essere stata presa. Restano da regolare unicamente alcune questioni relative al finanziamento della campagna.

swissinfo e agenzie

Durante il loro servizio attivo i soldati elvetici conservano il loro equipaggiamento militare, arma compresa, a casa loro.

Insieme all’arma ricevono anche delle munizioni da tasca. Per i fucili d’assalto ottengono 50 cartucce, contenute in una scatola sigillata.

In caso di mobilizzazione i soldati possono aprire questa scatola e recarsi sul luogo d’incontro delle truppe con l’arma già carica.

La detenzione di armi da guerra a domicilio è spesso oggetto di critiche. Con queste armi sono infatti regolarmente commessi suicidi o drammi familiari.

Un dramma simile si è verificato lo scorso anno nel canton Vallese, quando l’ex campionessa di sci Corinne Rey-Bellet è stata assassinata dal marito, in seguito suicidatosi. Per perpetrare il delitto l’uomo si era servito della sua pistola d’ordinanza.

Questo tragico evento aveva suscitato profonda emozione in tutto il paese e rilanciato la polemica sulla detenzione di arme da guerra al proprio domicilio.

A metà aprile, un uomo di 26 anni aveva aperto il fuoco con un fucile d’assalto dell’esercito in un ristorante di Baden, nel canton Argovia, uccidendo una persona e ferendone altre quattro.

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR