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In difesa dei valori cristiani e conservatori

Andreas Brönnimann, unico rappresentante dell'UDF sotto la cupola federale Keystone

Fondata nel 1975, l’Unione democratica federale (UDF) si ispira ai valori cristiani e conservatori. In vista delle elezioni di ottobre, swissinfo.ch ha intervistato il suo unico rappresentante in parlamento, il consigliere nazionale bernese Andreas Brönnimann.

swissinfo.ch: Quali sono le priorità del suo partito per la prossima legislatura?

Andreas Brönnimann: I temi che ci stanno a cuore e per i quali continueremo a batterci sono la politica familiare e i valori cristiani.

swissinfo.ch: Cosa intende il suo partito per politica familiare, promuovere gli asili nido?

A.B.: Assolutamente no. Noi difendiamo i valori tradizionali e conservatori, e quindi sosteniamo il modello famiglia composto da padre, madre e figli. È questa la base sulla quale proseguiremo la nostra azione politica.

swissinfo.ch: In che settori la Confederazione dovrebbe ridurre le uscite e in quali dovrebbe investire di più?

A.B.: Un settore in cui ritengo sussista un notevole potenziale di risparmio è quello degli investimenti esteri. A livello nazionale, per contro, è pressoché impossibile operare ulteriori risparmi. L’UDF non vuole generare maggiori entrate, ma piuttosto abbassare la pressione fiscale e ridurre le tasse.

Per quanto riguarda l’aiuto allo sviluppo, siamo fondamentalmente contrari a dei tagli, ma riteniamo che a tutto ci sia un limite e che prima di estendere la cooperazione allo sviluppo sia nostro dovere aggiustare le cose che non vanno in casa nostra.

Teniamo altresì sott’occhio la destinazione finale del denaro stanziato a tale scopo. Se viene semplicemente versato nelle casse pubbliche di un qualsiasi Paese estero, allora ciò non ha nulla a che vedere con l’aiuto allo sviluppo che, lo ricordo, deve giungere direttamente alle persone interessate in loco.

swissinfo.ch: Che via dovrebbe seguire la Svizzera nelle sue relazioni con l’Unione europea?

A.B.: La nostra politica europea è decisamente improntata alla cautela. Siamo a favore della via bilaterale, dell’apertura e della collaborazione, ma vogliamo che la Svizzera possa continuare a determinare da sola il proprio futuro. Non accettiamo che sia l’UE a dirci cosa dobbiamo o possiamo fare. Per questo motivo, ribadiamo il nostro sostegno a una politica autonoma fuori dall’UE.

swissinfo.ch: La Svizzera deve rinunciare all’energia nucleare e puntare sulle energie rinnovabili?

A.B.: Il nostro partito è a favore del prolungamento della durata di vita delle centrali nucleari. Non possiamo permetterci di chiuderle, è questo il problema. Ovviamente, visto quanto accaduto in Giappone, è imperativo verificare tutti gli aspetti della sicurezza e, all’occorrenza, apportare i debiti correttivi.

Nel contempo, siamo chiaramente favorevoli al potenziamento delle energie rinnovabili, purché ciò sia ragionevole e fattibile. Per quanto riguarda l’energia idroelettrica, auspichiamo un allentamento delle prescrizioni. La Svizzera è il castello d’acqua più grande del mondo. Abbiamo questa materia prima a portata di mano e dobbiamo poterla sfruttare per produrre energia.

swissinfo.ch: A cosa dovrebbero corrispondere la missione e gli effettivi dell’esercito di domani?

A.B.: Il nostro partito sostiene un esercito di difesa, moderno e dal potere deterrente, che possa e debba essere preso sul serio. Il sistema di milizia si è rivelato all’altezza delle aspettative e noi non vogliamo un esercito di professionisti. Siamo a favore dell’esercito nella sua forma odierna, anche se riteniamo debba essere un po’ più forte e meglio equipaggiato.

swissinfo.ch: Come si posiziona il suo partito rispetto all’immigrazione e all’integrazione degli stranieri in Svizzera?

 

A.B.: Siamo contrari a una politica delle porte aperte ai rifugiati economici. La Svizzera deve tuttavia continuare ad accogliere i veri rifugiati. Abbiamo a cuore la tradizione umanitaria del nostro Paese e riteniamo sia nostro dovere accogliere le persone nel bisogno, ma non possiamo spalancare le nostre porte a tutti. A questo punto dobbiamo porci la domanda, che persone sono veramente quelle che giungono da noi?

swissinfo.ch: Quali sono le proposte del suo partito per migliorare la politica della Confederazione nei confronti della Quinta Svizzera?

 

A.B.: Gli svizzeri all’estero hanno la possibilità di votare nella Confederazione e questo diritto deve naturalmente continuare a essere garantito. Siamo invece scettici riguardo al sistema di voto via Internet, in quanto non è possibile escludere il rischio di manipolazioni o di attacchi da parte di hacker. Va da sé che la voce degli svizzeri all’estero deve essere ascoltata e presa sul serio.

Ispirata ai valorifondamentali della Bibbia, l’Unione democratica federale (UDF) è stata fondata nel 1975, in seguito ad una scissione all’interno del Partito evangelico svizzero.

Presente in una ventina di cantoni, l’UDF ha ottenuto l’1,3% dei voti alle elezioni federali del 2007.

Finora l’UDF ha avuto soltanto 4 rappresentanti nel parlamento svizzero. Attualmente detiene un solo seggio, occupato dal consigliere nazionale Andreas Brönnimann.

Il partito mira a rafforzare i valori cristiani nella politica svizzera e si schiera su posizioni molto conservatrici e tradizionaliste.

Nato nel 1958 a Belp, nel canton Berna, sposato e padre di 5 figli, Andreas Brönnimann è di professione imprenditore.

Eletto nel 1996 nel consiglio comunale di Belp, nel 1998 è entrato a far parte del parlamento cantonale bernese.

Nel 2009 ha sostituito il collega di partito Christian Waber nella Camera del popolo. Brönnimann fa parte del gruppo parlamentare dell’Unione democratica di centro.

Traduzione di Sandra Verzasconi

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