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La destra conquista anche Roma

Con l'elezione di Gianni Alemanno la coalizione di centrodestra è riuscita anche a conquistare la poltrona di sindaco di Roma. Keystone

Dopo il governo centrale anche quello della capitale. Con Gianni Alemanno, la destra conquista la poltrona di sindaco a Roma, da 15 anni in mano al centro-sinistra. Una vittoria di «proporzioni storiche», come scrive nella sua analisi il nostro corrispondente da Roma.

«Mille Bitonzi per salvare l’Italia!». Su un lato di Piazza Montecitorio, un gruppo di suoi elettori, venuti dal Veneto, festeggia il neo-deputato della Lega Nord: Massimo Bitonzi, sindaco di Cittadella, uno dei giovani sindaci del Carroccio, che nella sua città ha portato il partito di Umberto Bossi ad oltre il 40 per cento dei voti.

Per lui è il «primo giorno di scuola» alla Camera inseime a un nutrito drappello di leghisti, che rappresentano la novità forte e visibile (non fosse che per le cravatte rigorosamente verdi) del nuovo parlamento italiano dopo il successo elettorale della Lega. In queste elezioni il partito di Umberto Bossi è arrivato per la prima volta a un buon risultato persino sulla riva destra del Po, nell’Emilia da sempre «rossa».

Primo post-fascista in Campidoglio

Ma la sedicesima legislatura italiana debutta all’insegna di un’altra novità di proporzioni davvero storiche: le porte del parlamento riaprono infatti a poche ore dal «terremoto» politico che ha investito Roma con la netta vittoria, impensabile ancora qualche settimane fa, di Gianni Alemanno, in gioventù uno dei «duri» del Movimento sociale italiano (MSI). L’esponente di Alleanza Nazionale è dunque il primo post-fascista a conquistare la poltrona di sindaco della capitale.

Una «batosta» per il centro-sinistra e per il Partito Democratico di Walter Veltroni, che appena due anni fa era stato riconfermato al Campidoglio (sede dell’amministrazione capitolina) con oltre il 60 per cento dei suffragi. Un capitale di voti sbriciolatosi in appena 22 mesi, sotto l’urto dei nuovi problemi della città e dell’onda lunga della vittoria di Silvio Berlusconi alle politiche del 14 aprile.

I problemi legati alla crisi sociale in vaste aree della periferia, alla nuova immigrazione dall’Est e il diffuso senso di insicurezza della popolazione sono stati infatti cavalcati anche con spregiudicatezza populista dai vincitori delle elezioni comunali romane.

Con questo «uno-due» dal sapore pugilistico, il cavaliere si assicura dunque il controllo delle due principali città italiane, Roma insieme a Milano. E trasforma il suo terzo mandato alla guida del paese in trionfo elettorale.

Vittoria di Alleanza nazionale

La vittoria di Alemanno, espressione di Alleanza Nazionale, rappresenta per Berlusconi anche una preziosa carta da giocare nel delicato equilibrio fra le diverse componenti del Popolo delle libertà (PDL). Di certo gli può servire per temperare le richieste e le pressioni della Lega, che punta a un federalismo non in tutto condiviso dalla destra che ha una delle sue bandiere proprio nell’unità nazionale.

Anche alcune forti inquietudini provenienti dall’estero non sembrano certo preoccupare il cavaliere. Per esempio quelle di cui si sono fatti interpreti taluni giornali di Israele, preoccupati per il successo romano del «neo-fascista Alemanno», contro il quale si era espressa una parte della comunità ebraica locale, sia per il passato del neo-sindaco sia per l’appoggio datogli dalla «destra-destra» di Francesco Storace.

Del resto, Fiamma Nierenstein, neo-deputata PDL con doppio passaporto, italiano e israeliano, aveva difeso Berluconi anche dall’accusa di aver reclutato un uomo che rivendica ancora apertamente la sua appartenenza al fascismo, l’editore Ciarrapico.

Voglia di maggioranze forti

D’altra parte anche il voto di Roma, col netto distacco tra il vincitore e lo sconfitto Rutelli (una candidatura debole quella dell’ex sindaco in una fase in cui gli elettori puntano sulla novità), ha confermato il messaggio già deposto nelle urne dagli italiani quindici giorni fa: la voglia di maggioranze forti in nome della governabilità.

Ed infatti, nel nuovo Parlamento si scende dalla ventina di partiti della passata legislatura ad un massimo di 5 o 6 gruppi parlamentari. Si vedrà in che modo Berlusconi gestirà questo vantaggio per, come diceva il suo slogan elettorale, «far rialzare l’Italia», proprio mentre tutte le agenzie economico-finanziarie internazionali ne confermano il declino in termini di produttività, competitività, e potere d’acquisto dei lavoratori.

Sinistra a terra

Ma nell’immediato problemi ben più gravi affliggono la sinistra. Non solo quella radicale e post-comunista, per la prima volta assente dal parlamento, e che nella sfida di Roma non è nemmeno riuscita a rimobilitare le proprie truppe sempre più disperse e demotivate. Ma soprattutto quella moderata e riformista di Walter Veltroni.

Il suo Partito Democratico – fondato, è vero, soltanto sei mesi fa – esce dalla competizione elettorale con le ossa rotte con una disfatta solo in parte alleggerita a Roma dalla conquista della Provincia e al Nord dal successo, al ballottaggio, in alcune cittadine in “terra leghista”: Sondrio, Udine e Vicenza.

Lo stile personale, la scelta della «via solitaria», l’aver imposto volti giovanissimi ma assolutamente privi di esperienza politica anche a livello locale, hanno sicuramente pesato sulla sonora sconfitta, insieme all’immagine in negativo del governo Prodi.

Per Veltroni comincia ora la strada più difficile, forse una «lunga traversata del deserto»: davanti a sé ha davvero poco tempo per confermare una leadership «fragilizzata» dal verdetto elettorale, guardarsi dalle insidie interne, compattare le varie «anime» del suo ecumenico schieramento per poi tentare la rivincita alle europee in calendario fra un anno. Ma probabilmente più che dalla sua strategia molto, se non tutto, dipenderà dagli eventuali errori del Berlusconi Tris.

swissinfo, Aldo Sofia, Roma

La sedicesima legislatura del parlamento italiano si è aperta ufficialmente il 29 aprile 2008 con l’elezione di Renato Schifani (Popolo delle Libertà) a nuovo presidente del Senato.

La coalizione di centrodestra, vincitrice delle elezioni politiche, mira pure ad ottenere la presidenza della Camera dei deputati con la candidatura di Gianfranco Fini (Popolo delle Libertà).

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affiderà probabilmente il 5 maggio l’incarico a Silvio Berlusconi di formare il nuovo governo che dovrebbe prestare giuramento tra il 9 e il 10 maggio.

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