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La politica di neutralità di Calmy-Rey nuovamente criticata

La ministra degli affari esteri elvetica è nuovamente sotto il fuoco delle critiche Keystone

Il presidente dell'Unione democratica di centro (destra populista) Ueli Maurer ha chiesto al governo di ritirare il ministero degli affari esteri a Micheline Calmy-Rey.

Criticata anche da altri rappresentanti dei partiti borghesi, la consigliera federale può però contare sul sostegno di Christophe Darbellay, candidato alla presidenza del partito democristiano PPD.

Non usa mezze parole il presidente dell’Unione democratica di centro (UDC, destra populista), Ueli Maurer, nel criticare la consigliera federale socialista Micheline Calmy-Rey.

In un’intervista al giornale domenicale «SonntagsZeitung», Maurer ne chiede addirittura l’esautorazione. «Il governo si mostra troppo debole. Dovrebbe finalmente decidersi ad agire e ritirare alla consigliera socialista il ministero degli affari esteri», afferma.

Visione della neutralità criticata

Il presidente dell’UDC disapprova in particolare le dichiarazioni di Calmy-Rey riguardo la neutralità attiva del Paese. L’operato della responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) è criticato su tutta la linea.

Ad esempio, a Maurer e a numerosi altri esponenti del suo partito non piace l’idea espressa lunedì scorso dalla ministra Calmy-Rey durante la tradizionale conferenza degli ambasciatori di candidare la Svizzera per un seggio al Consiglio di sicurezza dell’ONU.

«Si tratta prima di tutto di impedirle di rappresentare la Svizzera con le sue dichiarazioni unilaterali e la sua versione personale della neutralità», critica il consigliere nazionale zurighese Maurer, secondo cui il ministero degli affari esteri elvetico necessita di un’altra guida.

«Al più tardi nel 2007 si dovrà giungere a un cambio di dipartimento, e Samuel Schmid sarebbe la persona adatta». Per il presidente dell’UDC il collega di partito, «discreto e ponderato», è nato per fare il ministro degli esteri.

Darbellay sostiene Calmy-Rey

Nel fuoco delle critiche espresse contro di lei da diversi partiti borghesi, Calmy-Rey ottiene però il sostegno di Christophe Darbellay, unico candidato ufficiale alla presidenza del partito popolare democratico (PPD).

«Per quello che ha fatto finora, Calmy-Rey merita più lodi che biasimi», afferma il consigliere nazionale vallesano in un’intervista apparsa sul domenicale «Südostschweiz am Sonntag».

L’esponente popolare democratico prende le distanze dai democentristi: «La neutralità come la concepisce l’UDC significa restare il più possibile ciechi e muti. Io non sono di questo parere». La neutralità va vissuta, così come vuole la Calmy-Rey. A questo proposito Darbellay – a differenza degli esponenti dell’UDC – sottolinea che per lui non è un problema che la consigliera federale abbia criticato l’intervento israeliano in Libano. «Aveva ragione», afferma, anche se a suo parere pure il movimento Hezbollah andrebbe condannato.

Un «grande regalo»

Il vallesano, che potrebbe essere eletto presidente del PPD il prossimo fine settimana dall’assemblea dei delegati, non è invece d’accordo con un seggio svizzero in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU, come auspicato dalla ministra egli esteri. «Anche per me ciò va troppo oltre», spiega nell’intervista.

Tuttavia le affermazioni di Micheline Calmy-Rey non sono per lui un dramma, anche se le considera un «grande regalo» per coloro che mettono sul piedistallo la neutralità.

swissinfo e agenzie

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Lo spunto principale per l’ultimo attacco del presidente dell’UDC Ueli Maurer nei confronti di Micheline Calmy-Rey sono state soprattutto le dichiarazioni della ministra durante la conferenza annuale degli ambasciatori della scorsa settimana.

La responsabile del DFAE aveva in quella occasione criticato la politica sul Medio Oriente dell’Unione europea e degli Stati Uniti. Al contempo aveva difeso la sua politica della neutralità e l’intervento elvetico in caso di violazione dei diritti dell’uomo.

Senza prima averne discusso con i colleghi di governo, la ministra aveva inoltre lanciato lunedì l’idea della candidatura della Svizzera per un posto in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU. Per questa dichiarazione, Calmy-Rey è stata criticata (senza peraltro alcuna conseguenza) dai colleghi di governo durante la loro riunione di mercoledì.

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