La stampa soddisfatta del risultato delle urne
Lunedì mattina, la stampa si rallegra del sì popolare ai nuovi articoli costituzionali sulla formazione. Per gli editorialisti, il federalismo puro e l'educazione moderna non sono più compatibili.
Secondo buona parte delle analisi, il voto di domenica mette sotto pressione le autorità cantonali, chiamate ora a concretizzare la voglia popolare di armonizzazione scolastica.
Riassumendo un’opinione condivisa da gran parte dei quotidiani, per il Tages-Anzeiger (TA) non ci sono dubbi: “La gente ne ha abbastanza dei regionalismi cantonali nella formazione”.
Ma volgendo lo sguardo in avanti, il giornale zurighese sottolinea come, dopo il voto di domenica, “il dibattito sul federalismo è appena iniziato”.
Presto, le nuove norme costituzionali sulla formazione implicheranno infatti dei cambiamenti o dei sacrifici concreti a livello cantonale. I problemi inizieranno in quel momento.
Secondo il TA non bisognerà perdere di vista l’obiettivo: fare in modo che “lo spazio formativo svizzero” tenga testa alla concorrenza internazionale.
Dello stesso avviso, Le Matin scrive che “gli svizzeri hanno detto di averne abbastanza di un federalismo stretto, superato, difeso dagli ambienti nazionalisti”.
“Ora che il quadro è fissato, si tratterà di definire i contenuti ed i tempi dell’armonizzazione. Questioni che rischiano di suscitare passioni ed accendere le discussioni”, aggiunge il quotidiano vodese.
Nuova mentalità
Una Basler Zeitung soddisfatta evidenzia la netta percentuale di sì espressa da tutto il paese e parla di “un risultato sensazionale, che non viene sminuito dalla bassa percentuale di partecipazione”.
Il giornale di Basilea sottolinea come questo voto sia stato reso possibile dai mediocri risultati dei rapporti PISA.
“Alcuni anni or sono una proposta del genere non avrebbe mai superato lo scoglio popolare”, aggiunge. “Evidentemente si è capito che il 21esimo secolo non può essere affrontato sulla base di strutture risalenti al 19esimo secolo”.
Le Temps ricorda invece come nel 1985 i cittadini si erano espressi sull’armonizzazione dell’inizio del calendario scolastico. Ebbene, in quell’occasione il sì aveva raccolto il 59% dei voti, contro l’86% di domenica.
“Nell’era della mondializzazione, la sete della popolazione per una maggiore coerenza del sistema educativo svizzero è aumentata”, nota il quotidiano ginevrino.
Secondo 24 Heures, “anche se il tasso di partecipazione è uno dei più bassi della storia civica elvetica, il voto è rivoluzionario”. L’intervento della Confederazione nel quasi-monopolio cantonale sulla scuola è stato infatti visto come un tabù per molto tempo.
Il Corriere del Ticino ritiene invece che il dato sulla partecipazione sia “il più appariscente” della giornata, visto che il risultato era più o meno atteso.
Un tasso di partecipazione inferiore al 30%, “è un chiaro sintomo che ripropone il discorso dei limiti della democrazia diretta”.
La palla ai cantoni
“Un po’ di luce nel mondo della formazione svizzera”, titola da parte sua la Neue Zürcher Zeitung, rilevando che il tasso di accettazione (86%) sia uno dei più elevati degli ultimi 10 anni.
“Ma di fronte a tanta armonia, le domande critiche sono ancor più necessarie”, sottolinea la NZZ.
“La più importante riguarda l’effettiva concretizzazione del nuovo federalismo cooperativo nella formazione”. Prima ancora che alla Confederazione, il compito spetta ai cantoni. Ma il loro effettivo impegno per una vera armonizzazione resta tutto da dimostrare.
Der Bund rileva infine come “la politica scolastica intercantonale deve ora innanzitutto dimostrare di saper attuare riforme concrete”.
Secondo il giornale di Berna, il nuovo ordinamento costituzionale non risolve certo tutti i problemi della scuola.
“Integrazione, plurilinguismo, violenza nella scuola: per affrontare questi temi occorre ben altro che un paio di articoli costituzionali”.
swissinfo, Marzio Pescia
L’86% dei cittadini svizzeri ha approvato il nuovo ordinamento costituzionale sulla formazione.
Tutti i cantoni si sono detti a favore. A Berna (93%) e Neuchâtel (93%), si sono registrati i consensi più elevati. In Ticino (60%) e Appenzello Interno (59%) quelli più contenuti.
Il tasso di partecipazione è stato molto basso: 27%, quasi un minimo storico.
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