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La stampa svizzera delusa dal summit di Seul

La Svizzera ha trovato un alleato, il presidente francese. Keystone

All’indomani del vertice di Seul, la stampa elvetica è concorde: tante parole e pochi fatti. Intanto, la Svizzera trova nel presidente Nicolas Sarkozy un alleato che la vuole nei consessi preparatori il prossimo incontro in Francia.

«L’America inganna se stessa», titola la Basler Zeitung, «Duro colpo per Obama», le fa eco il Tages Anzeiger e Der Bund, «Vertice senza effetto», scrive invece la Neue Zürcher Zeitung e «G20, un elenco quasi inutile di buoni propositi», sostiene La Regione Ticino.

Stando al foglio ticinese, infatti, dallo scoppio della crisi finanziaria è stata un’altra occasione sprecata dai leader di turno del mondo che, ancora una volta, «giungono a nessuna decisione di rilievo a forza di veti incrociati».

Dello stesso avviso è anche la Neue Zürcher Zeitung. «Chi parla troppo, non ha nulla da dire – e prosegue – una cosa è essere uniti quando la crisi è grave, un’altra è trovare degli accordi quando la situazione è più o meno normale».

Nel suo commento, l’editorialista de La Regione Ticino parla del risultato del summit come di «un compromesso su un risultato minimo condivisibile da tutti i partecipanti, ma che non affronta i problemi che la crisi sta ponendo sempre con più forza», ossia gli squilibri commerciali e le svalutazioni competitive delle monete.

Quello partorito – conclude il quotidiano ticinese – è un semplice elenco di buoni propositi e le decisioni prese, quelle volte a «vigilare che i cambi riflettano i fondamentali economici, ridurre gli eccessi delle partite correnti a livelli sostenibili […] sono inviti al buon senso e nulla più».

Gli Stati uniti con le pive nel sacco

Le Temps, dal canto suo, sottolinea che l’ultimo vertice è stato il meno occidentale dei G20 organizzati finora. «Dopo Washington, Londra, Pittsburgh e Toronto, il summit di Seul ha accelerato il cambiamento della governance economica mondiale verso l’Est e il Sud». Così, l’Asia riparte da questo G20 con «l’abbozzo di un sistema di protezione per evitare la ripetizione di altre crisi finanziarie come quella che aveva colpito l’Asia nel 1997».

L’Europa – continua il foglio romando – rientra invece dalla Corea del Sud «con uno status quo sulla guerra delle monete o degli squilibri dei conti correnti» e senza «messaggi specifici».

Anche per la NZZ le cose non sono andate per il verso giusto per l’Occidente. A pagare pegno sono stati soprattutto gli Stati uniti che sembravano con le spalle al muro. Questa situazione è emersa specialmente quando «quasi tutti i leader mondiali hanno rivolto aspre critiche alla Banca centrale americana. Ciò sta a significare che gli USA rischiano di perdere la loro posizione faro in ambito economico».

Tale opinione è condivisa anche dalle testate Tages Anzeiger e Der Bund: «Gli Stati uniti hanno perso la leadership della politica economia mondiale». I due quotidiani si interrogano poi sulla grande incognita che peserà in futuro sul G20: «Se e come questo vuoto potrà essere colmato?».

Barack Obama ha dovuto ingoiare una pillola amara a Seul. Infatti, Germania, Cina, India e Brasile «hanno impedito agli Stati uniti di imporre le proprie proposte», scrivono ancora nel loro commento Tages Anzeiger e Der Bund.

L’America di fronte al baratro?

Se da una parte, gli USA sono considerati i perdenti di questo summit, la Cina invece ne esce rafforzata poiché è «riuscita a parare i tentativi di intervenire sulla sua moneta per venire incontro alle esportazioni americane».

Anche per la Basler Zeitung «il summit di Seul non ha prodotto dei risultati significativi. Dietro alla disputa sui tassi di cambio corretti e sugli squilibri commerciali, si nasconde infatti il problema maggiore che deve essere risolto per scongiurare altre crisi».

Tale preoccupazione – sando al quotidiano della città sul Reno – nasce dalla situazione economica che sta attraversando l’America in questo momento. Gli USA non si possono permettere una recessione più lunga. «Il sistema sociale del Paese è talmente lacunoso: una recessione prolungata farebbe sprofondare milioni di disoccupati nella povertà», sostiene la Basler Zeitung.

E la Svizzera?

Be’, la Svizzera non era invitata. «Ma ha davvero mancato qualcosa di importante visto il modesto bilancio dell’incontro?», si chiede La Liberté. Intanto, la Svizzera ha sfruttato tutti i canali per «infiltrarsi» nelle diverse istanze che lavorano su mandato del G20: Fondo monetario internazionale (FMI), Banca mondiale, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e il Consiglio di stabilità finanziaria».

Dietro le quinte, sostiene ancora La Liberté, la ministra dell’economia svizzera Doris Leuthard ha perorato gli interessi svizzeri presso Nicolas Sarkozy che prenderà le redini del G20 dalla Corea del Sud. E il presidente francese ha espresso venerdì, in occasione di una conferenza stampa, il desiderio di vedere la Svizzera coinvolta nelle conferenze preparatorie il summit del G20.

«La Svizzera ha qualcosa da dire in ambito monetario», riporta citando Sarkozy l’Agenzia telegrafica svizzera (ATS). «Una delle idee della presidenza francese è che nel quadro dei seminari di preparazione siano invitati dei Paesi che hanno delle cose da dire in materia monetaria, senza essere per forza membri del G20».

Lanciato nel 1999 dopo la crisi asiatica, il G20 è uscito rafforzato dalla recente crisi, diventando il principale forum di cooperazione economica internazionale.

Riunisce i paesi del G8 (USA, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Canada, Russia), Unione Europea, Australia, Corea del Sud, Cina, Argentina, Arabia Saudita, Brasile, India, Indonesia, Messico, Sudafrica e Turchia.

Malgrado sia la settima potenza finanziaria mondiale, la Svizzera non ne fa parte.

La Corea del Sud occupa la presidenza di turno del G20 per il 2010. Il vertice si svolge l’11 e il 12 novembre a Seoul.

Il Consiglio di stabilità finanziaria (Financial Stability Board, FSB) è stato incaricato di proporre un pacchetto di misure per evitare che il denaro pubblico serva a rimpinguare i grandi istituti finanziari.

Queste raccomandazioni sono volte soprattutto a migliorare la sorveglianza del settore finanziario, a regolamentare il mercato dei prodotti derivati, a ridurre la dipendenza nei confronti degli istituti di credito e a migliorare le norme contabili.

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