Parte la campagna contro una scuola più omogenea
Gli oppositori di destra e di sinistra agli articoli costituzionali sulla formazione hanno lanciato le loro rispettive campagne in vista della votazione del 21 maggio.
I due comitati – uno guidato da parte della destra dura e l’altro da alcuni partiti di estrema sinistra – denunciano un attacco al federalismo e l’assenza di dibattito.
Destra e sinistra invita i cittadini ad esprimere un no il 21 maggio.
Le ragioni del rifiuto non sono però le stesse. Mentre a destra si pone l’accento sulla difesa del federalismo e sul possibile livellamento verso il basso del sistema educativo, a sinistra si denuncia soprattutto il carattere antidemocratico del progetto.
“Con queste norme, l’educazione sfugge totalmente alla sorveglianza degli eletti nei parlamenti cantonali e federali”, sostiene il rappresentante del partito del lavoro Josef Zysiadis. “Le decisioni saranno prese soltanto dai funzionari dell’amministrazione pubblica”.
Verso la privatizzazione dell’educazione?
A sinistra, l’alleanza composita di partiti e associazioni di studenti contrari alla riforma ritiene che di per sé l’armonizzazione dell’educazione non sia un male, ma in questo caso si ha l’impressione che il mondo dell’economia stia allungando troppo le mani sulla scuola, attentando alla democraticità dell’educazione.
“Su questa votazione non esiste un vero dibattito”, ha detto Joyann Boget, in occasione della conferenza stampa simultanea dei comitati contrari (di destra e di sinistra) tenutasi venerdì a Berna.
Per Tamara Katz, membro della conferenza delle associazioni studentesche dell’Università di Ginevra (sinistra) è in atto un’evoluzione, a livello internazionale, verso la liberalizzazione e la privatizzazione della formazione.
Secondo un principio di parità di trattamento, le università private avranno in futuro il diritto di fare richiesta di sovvenzioni.
Minimo comun denominatore: la mediocrità
Nell’insegnamento delle lingue il conflitto è già programmato, ha detto il deputato di destra (UDC) Ulrich Schlüer.
Gli interessi della parte germanofona del paese, in cui l’inglese viene preferito alle altre lingue nazionali – sostiene il consigliere nazionale – sono in contrasto con quelli dei cantoni della Svizzera romanda, dove in genere si preferisce insegnare il tedesco come prima lingua straniera.
L’insegnante e consigliere nazionale Oskar Freysinger, sempre dell’UDC, prevede dal canto suo che il denominatore comune per far combaciare i vari interessi sarà “la mediocrità”.
Ampio sostegno
I ranghi degli oppositori sembrano tuttavia piuttosto scarni. Praticamente tutti i partiti, compresi i quattro di governo, e tutti i gruppi parlamentari sostengono il progetto.
Pure favorevoli le principali organizzazioni attive nel settore della formazione (studenti, professori).
Il prossimo 21 maggio, l’eventualità che la spuntino gli oppositori appare dunque limitata.
swissinfo e agenzie
Principali proposte di riforma del sistema educativo svizzero:
Introduzione di direttive comuni in materia di insegnamento;
Istituzione di un centro di monitoraggio della formazione scolastica;
Inizio scolastico in età precoce;
Rafforzamento dello studio della lingua materna;
Inizio anticipato dell’insegnamento delle altre lingue.
Stato federale, la Svizzera accorda la competenza dell’istruzione pubblica ai cantoni.
Oggi, il paese conta 26 sistemi educativi diversi, uno per cantone.
Le autorità e i responsabili dell’istruzione pubblica stimano che questa diversità sia dannosa.
È stato così elaborato un progetto d’armonizzazione dell’insegnamento obbligatorio a livello nazionale che accorda alla Confederazione il diritto d’intervenire nella gestione dei cantoni, nel caso in cui questi ultimi non riescano a trovare degli accordi.
Per essere realizzato, il progetto implica una modifica della Costituzione e l’avallo del popolo svizzero.
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