Privilegi e interessi privati nel mirino dei socialisti
Dopo la sconfitta elettorale subita nel 2007, il Partito socialista (PS) ha rinnovato i suoi vertici e mira ora a consolidare la sua posizione. Il maggiore schieramento della sinistra vuole una Svizzera sociale", al servizio di tutti. Intervista al presidente dei socialisti Christian Levrat.
swissinfo.ch:Quali sono le priorità del suo partito per la prossima legislatura?
Christian Levrat: La prima è la riforma delle assicurazioni sociali, in particolare il mantenimento di pensioni di vecchiaia solide. Il secondo è il potere d’acquisto, con al centro delle preoccupazioni le pigioni, che sono cresciute del 60% negli ultimi 10 anni. Occorre una politica diversa, è necessario che i comuni siano molto più offensivi nell’acquisto di terreni e nella costruzione di nuove abitazioni.
La terza priorità è la produzione di energie rinnovabili, in modo che la Svizzera a termine possa finalmente uscire dall’era del petrolio e del nucleare.
swissinfo.ch:In che settori la Confederazione dovrebbe ridurre le uscite e in quali dovrebbe invece investire di più?
C. L. : Ci sono settori in cui è possibile ridurre ulteriormente le spese, in particolare quelle militari. Nessuno sa più quali siano le missioni dell’esercito, eppure si spendono ancora 4 miliardi all’anno. È decisamente troppo.
Ci sono invece settori dove è necessario un maggiore investimento. Si tratta delle strutture pubbliche, dei trasporti, delle energie rinnovabili e della formazione e la ricerca.
swissinfo.ch: Che via dovrebbe seguire la Svizzera nelle sue relazioni con l’Unione europea?
C.L.: Si deve fare un dibattito onesto sui limiti della via bilaterale. La Svizzera è più o meno costretta ad adottare le stesse regole dell’UE. E Bruxelles esige ormai che nei nuovi accordi si inseriscano regole di ripresa automatica. Ciò pone problemi di sovranità. Ci si deve chiedere se questo statuto di membro passivo è accettabile.
Nel corso della prossima legislatura, si dovrà almeno fare un bilancio critico della via bilaterale, che ha portato frutti non trascurabili, ma che sta raggiungendo il capolinea. Si dovrà quindi porre di nuovo la domanda dell’adesione, anche se non ha la benché minima possibilità di successo fra la popolazione.
swissinfo.ch: La Svizzera deve rinunciare all’energia nucleare e puntare sulle energie rinnovabili?
C. L. : Chiediamo una strategia di abbandono dell’energia nucleare a medio termine, fondata sullo sviluppo massiccio delle energie rinnovabili. Le centrali nucleari richiedono enormi investimenti e costituiscono una teconologia estremamente pericolosa, come dimostrato in Giappone.
Peraltro, finché non si trova una soluzione per l’immagazzinamento delle scorie, bisogna avere il coraggio di rinunciare alla costruzione di nuove centrali e investire nelle energie rinnovabili, eventualmente assieme a centrali a gas nella fase transitoria.
swissinfo.ch: A cosa dovrebbero corrispondere la missione e gli effettivi dell’esercito di domani?
C. L. : Il ruolo dell’esercito è di produrre sicurezza. Ciò può essere fatto solo a livello internazionale. Ora abbiamo un esercito di difesa territoriale, composto di 120mila uomini, che non corrisponde affatto alle minacce reali. Bisogna ridurlo a 50mila uomini, basandosi anche su uomini a contratto, e ridurre significativamente il suo bilancio.
swissinfo.ch: Come si posiziona il suo partito rispetto all’immigrazione e all’integrazione degli stranieri in Svizzera?
C.L.: In materia di integrazione, sono proprio i rappresentanti socialisti che conoscono concretamente la realtà, poiché la maggior parte delle grandi città sono amministrate da socialisti e la maggior parte delle associazioni che si occupano d’integrazione sono guidate da rappresentanti socialisti.
Sulla più ampia questione della migrazione, occorre ricordare che c’è un cambiamento qualitativo nella migrazione. Non è più un’immigrazione sottoqualificata proveniente da paesi del sud, ma una immigrazione molto ben qualificata proveniente dall’Europa, che compete con i ceti medi dei grandi centri urbani.
Ciò solleva la questione della libera circolazione delle persone. Ma la nostra posizione è chiara: la libera circolazione delle persone ha permesso a 100mila stranieri di lavorare in Svizzera e costoro hanno consentito di creare 200mila posti di lavoro. La discussione dovrebbe concentrarsi non tanto sui meriti della libera circolazione, bensì sulle misure di accompagnamento per evitare il dumping salariale e sul mercato immobiliare.
swissinfo.ch: Quali sono le proposte del suo partito per migliorare la politica della Confederazione nei confronti della Quinta Svizzera?
C. L. : La sua rappresentazione a Berna è fondamentale. Noi saremmo favorevoli all’idea di eleggere direttamente dei rappresentanti degli svizzeri all’estero in parlamento e anche di creare circoscrizioni, come quelle che esistono all’estero. In mancanza di ciò, lasciamo un posto sulle nostre liste e siamo contenti dell’interesse degli svizzeri all’estero di candidarsi. Ma penso che la voce degli svizzeri dell’estero sia più efficace quando si fa sentire direttamente nel dibattito politico. È quello su cui dovremmo lavorare.
swissinfo.ch: Nel corso dell’ultima legislatura c’erano condizioni piuttosto favorevoli al PS (crisi economica, scandali finanziari, costi della salute…). Ma il suo partito non ha riscosso un grande successo nelle votazioni popolari…
C. L. : È un’analisi parzialmente sbagliata. Abbiamo vinto una votazione decisiva sul futuro delle nostre pensioni. Oltre il 70% dei votanti ha rifiutato di abbassare il livello delle rendite, allorché eravamo soli contro i partiti di destra. Questo è incoraggiante.
Ma non abbiamo forse saputo mostrare abbastanza che nel mondo politico ci sono coloro che si mettono sistematicamente dalla parte di interessi privati e coloro che difendono gli interessi della maggioranza della popolazione. Se oggi mettiamo l’accento sulla politica sanitaria e la politica sociale, sul potere d’acquisto, sulla politica energetica è proprio perché ci preoccupiamo di difendere una Svizzera del tutti insieme, piuttosto che una Svizzera del tutti contro tutti.
Fondato nel 1881, il Partito socialista svizzero (PS) si è nettamente rafforzato dopo l’introduzione del sistema di elezione proporzionale, nel 1918.
Dal 1928 al 1979 il PS ha raccolto il maggior numero di voti nelle elezioni federali per la Camera del popolo. Attualmente figura in seconda posizione, dietro all’Unione democratica di centro.
Dopo aver aumentato il proprio elettorato tra il 1991 e il 2003, quattro anni fa i socialisti hanno perso il 3,8% dei suffragi, scendendo al 19,5%.
Principale rappresentante da sempre della sinistra, il PS ha avuto accesso per la prima volta al governo svizzero nel 1943, ottenendo un mandato.
Dal 1959 detiene due seggi nell’esecutivo federale. Dal 2010 è rappresentato in governo da due donne: Micheline Calmy-Rey e Simonetta Sommaruga.
Il PS è uscito sconfitto in quasi tutte le elezioni cantonali
tenute dal 2007.
Nato nel cantone di Friburgo, Christian Levrat (40 anni) è laureato in legge presso l’università di Friburgo e in scienze politiche presso l’università di Leicester.
Nel corso della sua carriera, è stato capo del servizio giuridico dell’Organizzazione svizzera per l’aiuto ai rifugiati. Dal 2003 è presidente centrale del Sindacato della comunicazione. È inoltre vice-presidente dell’Unione sindacale svizzera.
A livello politico, ha mosso i primi passi nella Costituente del cantone di Friburgo. Membro della Camera del popolo dal 2003, presiede il Partito socialista svizzero dal 2008.
(Traduzione dal francese: Sonia Fenazzi)
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.