The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera

Tessere pazientemente i fili della convivenza

swissinfo.ch

Lugano, nona città svizzera, è un crocevia di circa 130 nazionalità. In Ticino la comunità macedone non è tra le più numerose, ma può contare su un gruppo di donne molto attivo. Incontro con la responsabile Maja Risteska.

La storia di Maja Risteska, 42 anni, è sicuramente diversa dall’idea classica, e forse a tratti anche stereotipata, del migrante che lascia il proprio paese in fuga dalla guerra, dalla fame o dalla povertà. Professoressa di lingua macedone e di storia della letteratura, è arrivata in Ticino nel 2001 perché il governo del suo paese le ha affidato un compito molto preciso: insegnare la lingua e la cultura macedone agli espatriati.

Nessun dramma, nessuna fuga, nessuna ricerca di un paese più sicuro, ma una missione: portare nella sua valigia ciò che altri connazionali non hanno potuto fare. Che cosa ha dunque messo nella sua valigia? “Valori preziosi come storia e cultura. Il mio compito – spiega a swissinfo Maja Risteska – è quello di garantire un legame con il paese di origine attraverso l’insegnamento della lingua. E contribuire a tessere i fili della convivenza”.

Il germoglio della cultura

“Il legame con il paese di origine, la terra in cui si è nati e dove si è cresciuti, è importante anche per l’integrazione. Quando un individuo sa di avere delle radici, sa da dove viene – osserva Risteska – si apre più facilmente all’altro. Questo discorso vale per tutti, ma specialmente per le seconde e terze generazioni”.

Radici, appunto. E alla radice della parola cultura, c’è l’idea di coltivare lo spirito. Coltivare significa solcare la terra, sporcarsi le mani, costruire percorsi fra gli eventi, misurarsi e scontrarsi, scavare nel suolo, fare i conti con le proprie radici. Le nostre, quelle degli altri.

Maja, attiva anche come mediatrice culturale, lavora principalmente in Ticino, ma insegna anche a Zugo e a Lucerna. “Un’occasione per conoscere la realtà e la mentalità della Svizzera tedesca, dove per l’integrazione di sono molte attività”.

I macedoni? Gente pacifica

I macedoni del Ticino, che risiedono soprattutto nel Locarnese, non hanno particolari problemi di integrazione. All’inizio, come per tutti, c’è il problema della lingua, dell’inserimento nella società di accoglienza, nel mondo del lavoro e della scuola.

“Sono tutte difficoltà – spiega Maja – che con il tempo si superano. I macedoni hanno buone capacità di adattamento, sono inoltre dei grandi lavoratori. È un popolo gioioso, tranquillo, pacifico. Sono molto discreti, amano stare tra di loro, ma sono comunque aperti ai contatti”.

I macedoni approdati in Svizzera sono principalmente persone legate alla terra e provengono in buona parte dalle zone che confinano con la Bulgaria. “Questo legame con la terra – osserva Maja – fa di loro persone molto concrete, realiste. Ognuno, poi, arriva con la propria storia, per cui è difficile generalizzare”.

Il ruolo delle donne

All’interno della famiglia macedone, la donna ha un ruolo centrale, ecco perché nelle dinamiche di integrazione è molto importante il coinvolgimento del mondo femminile. Le donne – a volte in bilico tra desiderio di emancipazione e rispetto delle tradizioni – riescono quasi sempre a trovare dei punti di convergenza.

“Le donne che incontro – spiega Maja Risteska – rappresentano le tre generazioni. Le nonne sono ancora molto legate alla terra di origine. Le madri, bene inserite nel mondo del lavoro, accettano lo stile di vita dei ticinesi e ne colgono le opportunità, soprattutto per quanto riguarda la formazione. Le figlie, vedremo. Sono ancora piccole”.

Molto razionali e molto forti, le donne macedoni sono, dicevamo, molto legate alla loro famiglia. “La donna macedone può accettare tutto, soffrire, ma guai toccare la famiglia I figli, inoltre, sono al primo posto. Ecco perché sono molte attente anche alla scuola, dove spesso i bambini si trovano in conflitto rispetto ad altri valori”.

Pragmatiche, cercano di prendere dalla società di accoglienza tutto quanto è possibile per garantire alla famiglia serenità, sicurezza, tranquillità, equilibrio.

Da Skopje al quartiere di Besso

Skopje, la capitale della Macedonia, è una metropoli molto simile alle città europee. Maja Risteska abita a Besso, uno dei quartieri di Lugano con un’alta percentuale di popolazione straniera. Lugano, del resto, è un crocevia di circa 130 nazionalità.

“Non posso negare che a Besso vi siano dei problemi. Lo spaccio di droga – conferma la professoressa – mi fa paura. E quando hai un figlio adolescente, la paura cresce. Non ci si sente sempre sicuri. E la sicurezza non è solo un’esigenza, ma è anche un valore per tutti, indipendentemente dalle origini”.

“Devo comunque dire – sottolinea la professoressa – che la città di Lugano fa molto per l’integrazione. Fare molto significa non solo organizzare degli eventi, dei percorsi di formazione, ma essere aperti anche a proposte e progetti concreti. Nel dicastero ho sempre trovato chi mi ha ascoltato e aiutato”.

Arrivata con la valigia piena di valori preziosi, Maja Risteska intende conservarli stretti. “Aprirsi al mondo non significa dimenticare da dove si viene. Sarebbe come perdersi”.

swissinfo Françoise Gehring, Lugano

Alla fine del 2007 Lugano aveva 52 mila 993 abitanti, di cui 19 mila 864 di origine straniera, pari ad una percentuale del 37,48%. La comunità più numerosa è quella italiana (10 mila 887 persone), seguita dalla comunità della ex Jugoslavia (4 mila 271 persone).

A Lugano vivono circa 400 macedoni, mentre a Locarno sono 1’200. In Svizzera i cittadini macedoni rappresentano il 16% della comunità della ex Jugoslavia.

Nella città sul Ceresio gli stranieri vivono prevalentemente nei quartieri di Molino Nuovo (il più popoloso della città) Besso e Loreto.

Tra le diverse iniziative organizzate a Lugano per favorire l’integrazione, la festa dei vicini, la manifestazione Trasguardi, e il progetto ConSenso. Nel 2004 Lugano ha ospitato l’evento nazionale “La Suisse plurielle” promossa dall’allora Commissione federale degli stranieri.

Il Gruppo delle donne macedoni, nato nel 2004, fa parte dell’Organizzazione delle done macedoni in Svizzera (fondata il 15 maggio 2004 a Triengen) Gli obiettivi dell’organizzazione sono:

• favorire l’integrazione delle donne nella società Svizzera tramite diverse attività culturali e umanitari
• approfondire i contatti delle donne macedoni non solo tra loro ma anche con altre donne che vivono in Svizzera.
• combattere contro la violenza, maltrattamento e il commercio delle donne e sostenere il loro diritto d’uguaglianza
• instaurare rapporti a lungo termine con istituzioni svizzere ed estere

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR