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Un partito che vuole conciliare economia ed ecologia

Le député Martin Bäumle est à l'origine de la création des Verts libéraux. EQ Images

Verde, ma anche vicino all'economia e ai valori liberali: così si definisce il Partito verdeliberale. In vista delle elezioni federali dell'autunno 2011, swissinfo.ch ha incontrato il suo presidente, Martin Bäumle.

swissinfo.ch: Quali sono le priorità del suo partito per la prossima legislatura?

 
Martin Bäumle: Vogliamo concentrarci sugli stessi punti che abbiamo posto al centro del nostro lavoro politico durante l’attuale legislatura: più ecologia, ma anche una politica economica e finanziaria coerente.

swissinfo.ch: Cosa vuol dire concretamente lavorare a una politica economica e finanziaria coerente?

M.B.: La sostenibilità è per noi un concetto centrale, sia nella politica ambientale, sia nella gestione delle finanze pubbliche. Non si possono spendere più soldi di quelli che entrano nelle casse dello stato. Abbiamo tutto l’interesse a mantenere forte la piazza economica svizzera, ma vogliamo anche che si sviluppi in maniera sostenibile.

Lo sviluppo sostenibile offre la possibilità di coniugare economia e protezione dell’ambiente. In questo senso è una grande opportunità per l’economia svizzera. Un’economia sana contribuisce anche a un miglioramento della situazione finanziaria.

swissinfo.ch: In che settori la Confederazione dovrebbe ridurre le uscite e in quali dovrebbe investire di più?

 
M.B.: A nostra avviso l’esercito offre ancora ampie possibilità di risparmio. Anche nella politica agricola e nell’amministrazione federale c’è un potenziale di razionalizzazione. Ma è difficile dire ora esattamente dove bisogna risparmiare. È necessario piuttosto riconsiderare la spesa pubblica nel suo complesso e porsi in modo generale la questione dell’efficienza dell’amministrazione federale.

A nostro avviso si può investire di più o perlomeno si può mantenere il livello attuale di spesa nella politica di aiuto allo sviluppo e nel sostegno all’innovazione. In questo ambito lo stato dovrebbe continuare a offrire degli incentivi.

swissinfo.ch: Che via dovrebbe seguire la Svizzera nelle future relazioni con l’Unione europea?

 
M.B.: Siamo decisamente favorevoli a proseguire sulla via degli accordi bilaterali. È un approccio che finora ha avuto successo e credo che non sia ancora arrivato al capolinea. Sarà però sempre più difficile proseguire su questa via, perché l’UE per venire incontro alle esigenze della Svizzera pretende a sua volta delle concessioni. Finora è stato possibile trovare delle soluzioni e anche in futuro la Svizzera avrà molte cose da offrire nell’ambito dei negoziati con l’UE. Per questo al momento non riteniamo necessario parlare di un’adesione. È meglio proseguire in modo coerente sulla via bilaterale.

swissinfo.ch: La Svizzera deve rinunciare all’energia nucleare e puntare sulle energie rinnovabili?

M.B.: La nostra posizione rimane quella che abbiamo sostenuto già prima della catastrofe nucleare in Giappone. Nel campo dell’energia puntiamo decisamente su tre pilastri: l’efficienza energetica, la promozione delle energie rinnovabili e l’importazione di energia pulita dall’estero. Siamo inoltre convinti che vi sia ancora un potenziale di sviluppo dell’energia idroelettrica in Svizzera.

Respingiamo categoricamente qualsiasi proposta di costruire nuove centrali nucleari, ma siamo pronti a discutere su un eventuale prolungamento della durata di vita degli impianti attuali, allo scopo di garantire la transizione verso le energie rinnovabili.

swissinfo.ch: A cosa dovrebbero corrispondere la missione e gli effettivi dell’esercito di domani?

 
M.B.: I Verdi liberali, e lo dico con grande trasparenza, non hanno ancora elaborato una posizione definitiva sulla questione. Credo però che possiamo rispondere alle sfide attuali nell’ambito della sicurezza con meno soldi di quelli che spendiamo attualmente.

Vogliamo mantenere l’esercito di milizia, ma molti aspetti della politica di difesa necessitano di una verifica. Dal punto di vista degli effettivi possiamo ispirarci a quanto fatto dalla Germania. Gli effettivi rimanenti dovranno però essere equipaggiati in modo ragionevole. Il compito dell’esercito va comunque ridefinito. Deve essere disponibile per nuovi compiti, perché le minacce potenziali sono radicalmente cambiate.

swissinfo.ch: Come si posiziona il suo partito rispetto all’immigrazione e all’integrazione degli stranieri in Svizzera?

 
M.B.: Vogliamo rispettare la nostra tradizione umanitaria. Se c’è una crisi, dobbiamo poter accogliere le persone in difficoltà senza troppi ostacoli burocratici, ma solo per un breve periodo. D’altra parte dobbiamo avere la possibilità di rimpatriare le persone quando non c’è più pericolo, in modo che possano contribuire alla ricostruzione del loro paese. Non dobbiamo concedere l’asilo a tutti coloro che vengono in Svizzera solo perché la ritengono in qualche modo interessante dal punto di vista economico.

swissinfo.ch: Quali sono le proposte del suo partito per migliorare la politica della Confederazione nei confronti della Quinta Svizzera?

 
M.B.: I nostri principi liberali ci rendono molto aperti verso gli svizzeri dell’estero. Ma non possiamo agire direttamente in favore della Quinta Svizzera. Possiamo solo impegnarci per raggiungere i nostri obiettivi in Svizzera. Questo andrà a favore anche degli svizzeri che vivono all’estero, perché contribuirà a migliorare l’immagine del paese al di fuori dei suoi confini.

Il Partito verde liberale è stato fondato nel 2004 a Zurigo, in seguito a divergenze sorte all’interno della sezione cantonale del Partito ecologista svizzero.

Attivi inizialmente soltanto nel canton Zurigo, nel 2007 i Verdi liberali hanno creato una struttura nazionale.

Nelle elezioni federali del 2007 il nuovo partito ha ottenuto il 2,1% dei voti, riuscendo a conquistare tre seggi in Consiglio nazionale (camera del popolo) e un seggio al Consiglio degli Stati (camera dei cantoni). Dall’anno scorso i Verdi liberali dispongono di un secondo senatore, eletto nel canton Uri.

Alle camere federali i Verdi liberali fanno parte del gruppo parlamentare del Partito popolare democratico.

Dal 2008 il peso del partito è cresciuto anche nei cantoni, in particolare grazie ai successi elettorali riportati a Basilea campagna, Zurigo e Lucerna, dopo la catastrofe nucleare avvenuta in Giappone.

Nato nel 1964, Martin Bäumle ha studiato chimica al Politecnico federale di Zurigo

Dopo aver raccolto le sue prime esperienze politiche nel legislativo e nell’esecutivo del comune di Dübendorf, nel 2003 è stato eletto in Consiglio nazionale come rappresentante del Partito ecologista svizzero.

Nel 2007 è stato rieletto sotto la bandiera dei Verdi liberali, il partito fondato dallo stesso Bäumle e da altri ex-rappresentanti della sezione zurighese del Partito ecologista.

Bäumle riveste dal 2007 anche la carica di presidente del Partito verde liberale.

Traduzione di Andrea Tognina

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