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Bilancio misto dopo la visita di Calmy-Rey a Bruxelles

La presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey incontra il presidente della commissione Jose Manuel Barroso. L'incontro è stato cordiale ma i temi trattati "delicati".

(Keystone)

Martedì, tutti gli interlocutori europei della Confederazione, compreso il presidente della commissione europea Jose Manuel Barroso, hanno insistito sulla necessità di un quadro istituzionale per continuare la via bilaterale.

«Cosa c'è stato di nuovo oggi? Nulla. Solamente la volontà di approfondire un dialogo coordinato». L'affermazione evasiva della presidente svizzera Calmy-Rey fa quasi sorridere. In realtà, però, Calmy-Rey ha dovuto ammettere che la sua visita non ha sollevato entusiasmo.

Durante gli incontri, la presidente elvetica ha ricevuto lo stesso messaggio da diverse fonti. Il presidente del parlamento europeo Jerzy Buzek, il presidente del consiglio Van Rompuy e Jose Manuel Barroso hanno sottolineato che le relazioni tra la Svizzera e l'UE devono essere riviste e che occorre porre nuove basi.

Nuove regole comuni

Prima di avviare il dialogo sul nuovo pacchetto di accordi bilaterali (Bilaterali III), l'UE esige un quadro generale comune. La Svizzera dovrebbe fare delle concessioni in particolare per quanto riguarda la ricezione automatica delle evoluzioni del diritto europeo e l'istituzione di un sistema per gestire i contenziosi.

Jerzy Buzek afferma a tale riguardo: «I rapporti tra la Svizzera e l'UE sono ottimi. Ma questo non significa che tutto sia risolto.» Jose Manuel Barroso spiega: «La Svizzera è un paese amico con cui condividiamo molti valori. Capiamo le preoccupazioni svizzere, ma anche noi abbiamo le nostre. Per un mercato comune e delle politiche comuni occorrono delle regole comuni».

E Herman van Rompuy ribadisce: «Le nostre istituzioni, i nostri responsabili dell'economia e i nostri cittadini hanno bisogno di sicurezza e di affidabilità giuridiche».

Tre pilastri

Il pacchetto di bilaterali III comprende tre importanti pilastri da trattare: gli accordi che riguardano l'accesso ai mercati, la fiscalità e le questioni istituzionali.

Calmy-Rey ha esposto le sue difficoltà sul «fronte interno» svizzero, che si oppone alle concessioni sulla questione spinosa della sovranità. Riallacciare queste preoccupazioni ai miglioramenti previsti per l'economia permetterebbe di fare accettare un accordo.

«Non ci opponiamo all'idea di raggruppare questi diversi aspetti. È intelligente e utile», affermano osservatori dell'UE. «Ma la questione istituzionale rimane al centro delle nostre preoccupazioni. Occorre avere le idee chiare su quanto accadrà a tale proposito».

Futuro

Micheline Calmy-Rey e Jose Manuel Barroso hanno chisto al gruppo di esperti, istituito nel luglio 2010 dopo la vista della ministra dell'economia svizzera Doris Leuthard, di formulare idee  concrete sulla continuazione delle relazioni Svizzera-UE.

«Durante questi otto mesi di dialoghi, abbiamo fissato i punti di riferimento e le linee da seguire. Si tratta ora di concretizzare quanto discusso», ritiene Calmy-Rey ammettendo però: «Sono capitoli difficili. Bisognerà essere creativi».

La commissione europea attende delle proposte a fine marzo. «Non mi sento legata a un calendario», risponde la presidente della Confederazione,  combattuta tra la necessità di portare avanti la causa dell'accesso ai mercati europei alle aziende svizzere e i rischi riguardanti le inevitabili concessioni in materia di sovranità nazionale. Soprattutto in quest'anno elettorale.

Bilaterali III

I dossier del pacchetto degli accordi bilaterali III sono i seguenti:

 

Elettricità. La Svizzera intende partecipare a pieno titolo alle decisioni in materia di elettricità e di transito dell'elettricità.

 

Fiscalità. Per la Confederazione, le concessioni riguardo alla fiscalità a cui si sono dichiarati pronti alcuni cantoni, è un jolly da giocare contro la ricezione automatica del diritto UE.

        

Prodotti chimici. Dal 2007 l'UE ha emanato prescrizioni per l'ammissione di determinati prodotti chimici. Le aziende svizzere non possono far registrare direttamente i loro prodotti. Il governo elvetico intende eliminare questo ostacolo amministrativo.

 

Politica agraria. Il governo svizzero richiede il libero mercato per i prodotti agricoli al fine di far partecipare gli agricoltori elvetici. La maggior parte di questi non sono d'accordo su tale apertura.

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(traduzione e adattamento, Michela Montalbetti), swissinfo.ch

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