Crimini di guerra: più armi contro i colpevoli
Dal 1° gennaio 2011, la Confederazione disporrà di un arsenale giuridico maggiormente efficace per lottare contro questi reati: il governo elvetico ha fissato martedì l'entrata in vigore delle norme necessarie.
Attualmente, i crimini di guerra – quali gli attacchi contro la popolazione civile, l’arruolamento di bambini o l’impiego di armi vietate – sono punibili soltanto sulla base di un rinvio generico al diritto umanitario internazionale.
Grazie alle modifiche del codice penale e del codice penale militare poste in vigore dall’esecutivo, è ora però possibile specificare nel dettaglio tali violazioni. Il nuovo apparato penale precisa in particolare la nozione di crimine contro l’umanità: in quest’ambito sono per esempio considerati crimini lo sterminio, la riduzione in schiavitù, la tortura o la deportazione commessi nel quadro di un esteso e sistematico attacco contro la popolazione civile.
Alla Svizzera compete pure il perseguimento dei reati commessi all’estero, purché l’autore del reato si trovi nel paese e non possa essere estradato o consegnato a un tribunale penale internazionale. Anche in futuro, quindi, «chi si è macchiato di gravi crimini non troverà rifugio nella Confederazione», evidenzia l’Ufficio federale di giustizia nel comunicato diramato martedì.
La revisione penale è accompagnata da una nuova ripartizione delle competenze. In linea di massima, in tempo di pace compete al Ministero pubblico della Confederazione perseguire i reati di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
swissinfo.ch e agenzie
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