Miliardi per i comuni montani con risorse idriche

Una centrale idrica nell'alto Vallese. Keystone

Non tutti i comuni di montagna sono poveri. Alcuni dispongono di una materia prima sempre più importante: l'acqua. In cambio ricevono i cosiddetti canoni per i diritti d'acqua. Nei prossimi anni diverse concessioni dovranno essere rinnovate: gli interessi in gioco sono molteplici.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 maggio 2011 - 16:00
Alexander Kuenzle, swissinfo.ch

Diversi comuni di montagna assegnano concessioni per l'utilizzo della forza idrica del loro territorio. Ogni anno, ricevono in cambio i cosiddetti canoni per i diritti d'acqua. La durata delle concessioni pattuite con le aziende elettriche è solitamente di 80 anni.

Molte di queste concessioni scadono verso il 2030: si estingue così il diritto di usufrutto per le aziende energetiche. I comuni potrebbero a questo punto riappropriarsi dei diritti: nel gergo specialistico ciò si chiama 'reversione', ovvero il riscatto dei diritti. Soprattutto i comuni più piccoli non possono però prendersi a carico direttamente l'utilizzo delle risorse idriche. Pertanto assegnano nuove concessioni e rinunciano alla reversione. In cambio, i comuni ricevono un indennizzo da parte delle aziende elettriche. L'entità di tale indennizzo viene pattuita durante le trattative.
 
Queste procedure amministrative relativamente lunghe e difficili devono essere pianificate con anni di anticipo, spiega Roger Pfammatter, direttore dell'Associazione svizzera di economia delle acque (swv). «Normalmente ci vogliono 15 anni». Oltre ai canoni annui per i diritti d'acqua e le tasse, che in molti comuni vallesani e grigionesi con importanti risorse idriche rappresentano fino alla metà delle entrate comunali, il rinnovo delle concessioni coincide spesso con importanti entrate una tantum.

Grossi importi 

Jörg Aeberhard, rappresentante dell'azienda elettrica Alpiq, stima che tali importi unici che entreranno nelle casse comunali al rinnovo delle concessioni ammontino a 20 miliardi di franchi per tutto il cantone.

Anche Matthieu Buchs dell'Ufficio federale dell'energia conferma a swissinfo.ch che nei prossimi anni in Vallese effettivamente diversi cantoni beneficeranno di queste importanti somme.

Nessuno è però a conoscenza dell'ammontare esatto a livello nazionale. Questa lacuna può essere spiegata in diversi modi. Primo, perché in base alla Costituzione, la sovranità in materia dell'acqua spetta ai cantoni. Secondo perché la somma in questione dipende dal momento della reversione e dalle stime realizzate precedentemente. E terzo perché l'importo dell'indennizzo destinato al comune che decide di rinunciare alla reversione viene direttamente pattuito tra le parti e non è regolato da leggi.


Circa 90 dei 140 comuni vallesani beneficiano di una concessione per le loro acque. Ciò significa che a un certo punto riceveranno un indennizzo per il rinnovo della concessione. Nel cantone dei Grigioni si tratta di circa 120 comuni. Pfammatter spiega che dipende anche dai cantoni quanta voce in capitolo i comuni hanno durante le trattative per nuove concessioni.
 
Un dato invece noto a livello svizzero sono le entrate legate a canoni per i diritti d'acqua e le tasse. Ogni anno, queste ammontano a circa 500 milioni di franchi.

La grande maggioranza va a beneficio dei cantoni di montagna. I Grigioni contribuiscono per il 22% alla produzione di energia idrica. Il Vallese con il 27% e il Cantone Ticino con l'11%. Con l'8% anche il cantone di Berna è un importante produttore. 

Avidità risvegliata 

Ma come gestire questi regali unici a sei cifre? Si tratta infatti di importi che risvegliano molti interessi. Per esempio a Finhaut nell'alto Vallese, un comune di 367 anime, una concessione centenaria che si terminerà nel 2017 e che comporta un'entrata unica di 112 milioni di franchi sta minacciando la pace della piccola comunità.

Altri quattro comuni della Valle di Trient riceveranno un totale di 230 milioni di franchi. Ancora non è chiaro come saranno utilizzati questi fondi.


Spesso anche i cantoni interessati dicono la loro esigendo una parte dell'eldorado per la perequazione intercantonale.

 
E anche i cantoni più benestanti mostrano segni di interesse. Ne va da sé che anche il concessionario, l'azienda elettrica in questione che paga la fattura, vuole dire la sua. «Dei costi di produzione di circa 5 centesimi per kilowattora di energia idrica, più della metà coprono le spese del canone di diritto all'acqua e le tasse. Se poi si calcolano gli indennizzi per il rinuncio alla reversione, le società elettriche devono sborsare di nuovo milioni se non miliardi. Anche questo si ripercuote sul prezzo», afferma Pfammatter.

Un esempio creativo

Staldenried, nell'alto Vallese, ha fatto un passo in più. Già nel 1992 il comune ha avviato i preparativi. Nel gennaio del 2011, ben 19 anni dopo, è arrivata l'approvazione da parte del cantone. Il risultato è ben visibile: si tratta di una soluzione paritaria tra i comuni interessati e la società elettrica.

«I quattro comuni Eisten, Staldenried, Stalden e Saas-Balen hanno fondato una nuova società a cui partecipa anche la ex proprietaria della concessione», spiega Alban Brigger.

Per fondare la nuova società, i quattro comuni hanno integrato i diritti d'acqua e i loro fondi maturati dal rinnovo delle concessioni. L'azienda elettrica ex concessionaria ha investito per un importo equivalente all'indennizzo a cui avrebbe avuto diritto.

La società si chiama Ackersand 1 AG. I comuni detengono una partecipazione del 70%. «In equivalenza a questa percentuale, i comuni hanno diritto al 70% dell'energia elettrica prodotta». L'azienda elettrica che aveva la concessione può comperare queste energia a condizioni vantaggiose.

«I comuni avrebbero potuto rilasciare una concessione per altri 80 anni e venderla al miglior offerente, Axpo o Alpiq», spiega Brigger, «Ma grazie alla nostra società anonima adesso i comuni hanno la garanzia di poter gestire da soli le questioni energetiche».

Contemporaneamente, grazie ai fondi della reversione, è stato possibile trasformare il debito netto del comune di Staldenried in attivo netto riducendo così il carico fiscale in modo importante.

Politica energetica

Il Consiglio federale prenderà una decisione di principio sul futuro del nucleare durante la seduta speciale del 25 maggio.

 

Tre varianti sono al centro delle discussioni di un gruppo di esperti interdipartimentali: lo status quo con una eventuale sostituzione delle tre centrali nucleari più vecchie, la non sostituzione degli impianti esistenti alla fine del loro periodo di esercizio e l'abbandono anticipato del nucleare.

In seguito spetterà al Parlamento esprimersi sul tema. Una sessione speciale è prevista in giugno.

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Energia idroelettrica

La Svizzera, la «riserva d’acqua d’Europa», produce la maggior parte della sua elettricità (35,83 miliardi di chilowattora all'anno) con le centrali idroelettriche.
 
Nel mondo, soltanto Norvegia, Islanda e Austria presentano percentuali più alte.
 
In Svizzera ci sono circa 1600 centrali idroelettriche e 190 dighe (la più alta, 285 metri, è la Grande Dixence in Vallese).
 
I due terzi dell'energia idroelettrica provengono dai cantoni montani di Uri, Grigioni, Ticino e Vallese.
 
Lo sfruttamento della forza idrica (attraverso centrali fluviali, ad accumulazione e sistemi di pompaggio) genera un giro d'affari di circa 2 miliardi di franchi.
 
Mediante diversi provvedimenti, la Confederazione intende promuovere il rinnovamento e il potenziamento delle centrali esistenti. L'obiettivo è di aumentare la produzione media di almeno il 5% entro il 2030.
 
(fonte: Ufficio federale dell'energia)

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