Accordi fiscali: un freno dalla commissione del Senato
La Commissione della politica estera (CPE) del Consiglio degli Stati (Camera alta) non vuole fare eccessive concessioni a Germania e Gran Bretagna, nell'ambito dei negoziati su un accordo fiscale. I senatori ritengono infatti che la Svizzera non debba estendere l'assistenza amministrativa oltre i parametri fissati dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
Secondo la commissione, l’introduzione di un’imposta liberatoria alla fonte sui fondi di clienti tedeschi e britannici permetterà di evitare lo scambio automatico di dati. Per questo, in linea di principio, la CPE ha accolto favorevolmente l’apertura delle trattative con i due paesi.
Ciò nonostante, i senatori hanno criticato l’idea che l’assistenza amministrativa possa essere concessa anche quando lo Stato richiedente non conosce il nome della banca interessata.
I ministri delle finanze hanno però previsto un’assistenza amministrativa più estesa proprio per evitare che la prevista imposta liberatoria venga aggirata. Così, le competenti autorità tedesche e britanniche potrebbero depositare una domanda d’assistenza contenente il nome di un cliente senza dover precisare il nome della banca interessata.
La commissione auspica anche che i collaboratori delle banche svizzere non siano perseguiti all’estero quando curano le relazioni con i loro clienti internazionali. In questo senso, la CPE ha chiesto una base legale che dovrebbe permettere ai banchieri di esercitare la loro professione in perfetta legalità.
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