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La Libia davanti al Consiglio dei diritti dell’uomo

La Libia deve rispettare il diritto alla libertà di espressione, sopprimere la detenzione amministrativa e abolire la pena di morte: sono queste le raccomandazioni formulate dalla Svizzera in occasione della presentazione - davanti Consiglio dei diritti dell'uomo – del rapporto globale sul paese africano.

Come i 192 Stati membri dell’ONU, anche la Libia si è sottoposta martedì al cosiddetto Esame periodico universale (EPU) durante un incontro che ha visto la partecipazione, tra l’altro, di un gruppo di ONG. Mentre i paesi arabi e l’Iran hanno difeso i progressi fatti dal regime di Gheddafi, la Svizzera e gli altri stati occidentali hanno formulato diverse raccomandazioni.

L’ambasciatore elvetico all’ONU, Daniel Martinetti, ha auspicato in particolare che Tripoli abroghi «gli articoli che criminalizzano la libertà di espressione». Il diplomatico ha ricordato che «centinaia di persone si trovano in detenzione amministrativa pur essendo state assolte o aver scontato la loro pena». La Libia, ha proseguito, deve porre fine a questo regime di detenzione e «torture» e permettere a un gruppo di lavoro dell’ONU di visitare tutti luoghi di prigionia nel paese.

Martinetti ha poi chiesto a Tripoli di instaurare una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione totale della pena di morte. Questa richiesta è stata ripresa da numerosi paesi occidentali, come pure la necessità di migliorare le condizioni delle donne, il trattamento degli immigrati e la libertà di stampa.

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