La Svizzera è di nuovo un’«isola stabile»
Il 2010 volge al termine. È tempo di stilare un bilancio e di dare uno sguardo al futuro. Paolo Dardanelli, professore di politica europea e comparata all'Università di Kent in Gran Bretagna, risponde alle domande di swissinfo.ch.
Lo scompiglio del mondo economico che ha scosso l’Europa e il resto del mondo ha lasciato il segno e non è ancora del tutto finito. Dardanelli spiega che la Svizzera si è dimostrata particolarmente resistente alla crisi. Da una parte perché è tuttora considerata una roccaforte sicura e dall’altra perché ha un’economia diversificata.
Dardanelli ritiene che la reputazione del paese in materia di diritti umani ha risentito negli ultimi anni e pertanto la Confederazione non è più un esempio per il resto del mondo.
swissinfo.ch: Se pensa alla Svizzera, cosa le viene immediatamente in mente per il 2010?
Paolo Dardanelli: Quello che mi ha colpito di più è stato il modo in cui la Svizzera ha gestito l’attuale crisi economica. È stato di nuovo chiaro che si tratta di un’isola stabile. Questo è un risultato straordinario.
Dal punto di vista britannico, il tema principale è stata la concorrenza esercitata dalla Svizzera in quanto ambiente particolarmente accogliente per le attività finanziarie. Alcune società finanziarie si sono infatti trasferite da Londra a Ginevra.
Credo che nella City londinese, il mondo della finanza è preoccupato. Il sentimento generale diffuso tra l’industria finanziaria è che il sistema regolativo, qui in Gran Bretagna, sarà meno favorevole rispetto al passato e per questo la Svizzera diventerà sempre più interessante.
swissinfo.ch: Come ha fatto la Svizzera a rimanere a galla mentre tutti i paesi limitrofi sono stati duramente colpiti dalla crisi?
P.D.: Ci sono diversi fattori. Il settore finanziario è molto importante e ci sono anche stati dei problemi, per esempio con l’UBS. Ma la ragione principale è la struttura dell’economia elvetica che è particolarmente diversificata. Il settore manifatturiero è tuttora molto forte. Certo, è strettamente legato all’economia tedesca, ma anche quest’ultima ha sormontato la crisi relativamente in fretta.
Ma un altro fattore fondamentale, durante questa crisi che ha causato grandi danni in Europa e in altre parti del mondo, è la capacità della Svizzera di essere un paese ben gestito. Infatti, proprio come in passato, ha di nuovo assunto il suo ruolo da roccaforte.
Finora la Svizzera ne è uscita proprio bene, ma nei prossimi due o tre anni, se il franco continua a salire rispetto alle altre valute, potrebbe dover pagarne il prezzo perché diventerebbe troppo cara nel confronto internazionale.
swissinfo.ch: L’Unione europea e la Svizzera: chi delle due ha bisogno più dell’altra?
P.D.: Entrambe. Comunque credo sia difficile affermare che l’UE abbia bisogno della Svizzera quanto la Svizzera dell’UE perché, ovviamente, il rapporto non è simmetrico. In Svizzera vivono otto milioni di abitanti, nell’UE 500.
Ma l’UE ha bisogno della Confederazione perché questa si trova nel cuore dell’Europa a livello geografico. È un fattore determinante per diverse industrie e diventerà ancora più importante perché sempre più aziende che operano in tutta Europa hanno le sedi principali in Svizzera.
D’altro canto, la Svizzera è integrata in Europa in modo piuttosto frammentario e dipende strettamente dai mercati europei.
swissinfo.ch: La Svizzera si sta isolando sempre di più?
P.D.: Nonostante vi siano alcuni segnali in questa direzione, non credo che questo avverrà. Penso di più che i rapporti con l’UE saranno sempre più difficile da gestire facendo ricorso alle strutture attuali e che la Svizzera sarà sempre più polarizzata.
Anche se una parte dell’opinione pubblica è a favore dell’isolamento, non credo che sarà mai la maggioranza. Alla fine, la Svizzera mi ha sempre sorpreso per il suo pragmatismo riguardo alla politica estera che le ha permesso di adattarsi anche alle circostanze più diverse.
Per le cerchie economiche, ovviamente l’interesse non sta nell’isolamento radicale dall’Europa e dal resto del mondo. Pertanto non credo che questa opzione prevarrà.
swissinfo.ch: La reputazione della Svizzera in quanto rifugio dei diritti umani è stata intaccata dai voti per l’espulsione di criminali stranieri e per il divieto di costruire minareti? Oppure, per esempio, eventi come il rapporto del senatore svizzero Dick Marty sul Kosovo possono far pendere l’ago della bilancia nell’altra direzione?
P.D.: Sì, in una certa misura, l’immagine della Svizzera è stata danneggiata. All’estero non ho sentito molto sul voto contro i criminali stranieri. Ma il divieto contro i minareti e in particolare la questione legale tuttora in sospeso con il Consiglio d’Europa possono essere determinanti. Se la Svizzera sarà accusata di violare la Convenzione europea dei diritti umani vi saranno senza dubbio delle conseguenze negative.
Ma è necessario contestualizzare quanto sta accadendo, in tutta Europa c’è stato un crescendo di posizioni simili riguardanti temi analoghi. La Svizzera non è un caso isolato. Per questo, siccome anch’essa segue questa tendenza ampiamente diffusa, la Svizzera non può più proporsi come esempio per il rispetto dei diritti umani.
Per quanto riguarda il rapporto sul Kosovo, non credo che molti abbiano capito il legame tra l’autore e la Svizzera. Penso che in questo caso si tratterà piuttosto del mondo occidentale contro la Serbia e del modo in cui i paesi occidentali hanno tollerato certe pratiche. Non credo che questo riguarderà in particolare la Svizzera.
A inizio 2010 ,alcuni Länder tedeschi decidono di acquistare CD contenenti informazioni sui clienti di banche svizzere. Alcuni collaboratori di Credit Suisse sono stati investigati da parte delle autorità fiscali tedesche.
In giugno, il secondo ostaggio svizzero in Libia, Max Göldi, rientra in patria dopo 4 mesi di carcere.
In giugno, il parlamento elvetico approva 10 nuovi accordi di doppia imposizione grazie ai quali la Svizzera non è più sulla lista grigia dei paradisi fiscali dell’OCSE.
In giugno, dopo un rifiuto iniziale, il parlamento decide di trasmettere agli Stati Uniti i dati di clienti sospettati di evasione fiscale.
Tra giugno e luglio si disputano i mondiali di calcio in Sudafrica. La Svizzera è eliminata al primo turno nonostante sia riuscita a battere la Spagna.
In luglio, la Confederazione decide di non estradare il regista Roman Polanski verso gli USA e lo libera dall’obbligo degli arresti domiciliari.
In settembre, un dollaro statunitense vale meno di un franco svizzero.
In settembre, i due posti vacanti del governo svizzero lasciati dai ministri Leuenberger e Merz vengono occupati da Simonetta Sommaruga a Johann Schnieder-Amman. Per la prima volta, la Svizzera è governata da una maggioranza femminile.
In ottobre, la Svizzera e la Germania avviano il dialogo per legalizzare gli investimenti non dichiarati che si trovano nelle banche elvetiche.
In ottobre cade l’ultimo diaframma della galleria ferroviaria di base del Gottardo, il tunnel più lungo al mondo.
In novembre il popolo svizzero accetta l’iniziativa per l’espulsione dei criminali stranieri.
In dicembre, nell’ambito del Consiglio d’Europa, il senatore Dick Marty presenta un rapporto che accusa il primo ministro kosovaro di essere coinvolto in un traffico di organi umani.
In dicembre, la moneta europea continua la sua discesa: in 12 mesi ha perso il 16% rispetto al franco svizzero.
Insegna politica europea e comparativa all’Università di Kent.
È stato uno degli iniziatori del Centro per gli studi politici svizzeri, di cui è vice direttore.
È nato a Torino nel 1963 e ha studiato alle università di Torino e Durham e presso la London School of Economics.
I suoi campi di ricerca riguardano i legami tra lo stato, la nazionalità e la democrazia.
(traduzione e adattamento, Michela Montalbetti)
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