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“Offrire alla Svizzera una casa liberale”

Fulvio Pelli lascerà la presidenza del PLR dopo le elezioni federali del 2011, una sfida decisiva per il polo liberale Keystone

A tre anni dalla sua elezione alla testa del Partito liberale radicale (PLR), Fulvio Pelli lancia una nuova sfida: consolidare il polo liberale, in calo di popolarità, unendo i destini di tutti coloro che si identificano in questi valori.

La fusione tra Partito liberale radicale (PLR) e Partito liberale svizzero (PLS), illustrata martedì a Berna, si inserisce in questo progetto, il cui obiettivo è contrastare la polarizzazione politica tra destra e sinistra. Un processo che ha portato il centro a una progressiva, ma costante, diminuzione di consensi e a un rafforzamento dei partiti più profilati.

Per meglio comprendere il ruolo di questa unione tra l’anima radicale e quella liberale nel panorama partitico elvetico, swissinfo ha intervistato il presidente del PLR e consigliere nazionale ticinese Fulvio Pelli.

swissinfo: Quali obiettivi si prefigge questo nuovo partito di ispirazione liberale?

Fulvio Pelli: Lo scopo di questa fusione è riunire le forze liberali del paese e creare così un nuovo polo nella politica svizzera: moderno e aperto, che non si limiti a conservare il passato, ma che sia orientato verso il futuro.

swissinfo: Come modificare l’immagine di un partito storico confrontato a un netto calo di consensi?

F.P.: La tendenza a una maggiore polarizzazione ha privilegiato altre forze politiche nel dibattito pubblico, mettendo in difficoltà i nostri due partiti. Oggi siamo dunque chiamati a ricostruire progressivamente la nostra capacità a essere presenti sulla scena politica. Nonostante le difficoltà incontrate abbiamo scelto di non mollare e di continuare a sostenere con vigore le nostre posizioni. Questa unione delle forze rappresenta una prima risposta a questo processo di polarizzazione a noi così ostile.

swissinfo: La fusione tra l’ala radicale e quella liberale avviene in concomitanza con la spaccatura sempre più marcata in seno all’UDC. Quali sono, secondo lei, le prospettive del nuovo Partito borghese democratico, nato dalle ceneri dell’UDC grigionese?

F.P.: Non credo che la creazione di questo nuovo partito possa modificare sensibilmente il panorama politico elvetico. Una componente più moderata è sempre esistita all’interno dell’UDC ed è stata repressa per troppo tempo. Questa spaccatura non è dunque poi così sorprendente. I dissidenti UDC, politicamente vicini alla corrente liberale, devono però decidere la strada da seguire. Se intendono restare una “piccola UDC”, magari più brava della sorella maggiore, non avranno molto futuro. Se decidono invece di imboccare la strada del rafforzamento del polo liberale, allora potranno dare un contributo determinante.

swissinfo: La nuova legislatura è iniziata senza la presenza dell’ex consigliere federale Christoph Blocher, ma con il principale partito svizzero (UDC) all’opposizione. Che aria si respira a Palazzo?

F.P.: Siamo di fronte a un momento politico difficile, perché i rapporti tra i partiti sono tesi. L’UDC è sempre più irrequieta e ha perso quella sicurezza che la distingueva. La scena politica è in piena evoluzione e noi cerchiamo di farci spazio in questo varco, creando un’offerta alternativa ai malumori di destra e sinistra.

swissinfo: Al Consiglio federale si rimprovera una certa mancanza di trasparenza, all’origine di diversi scandali e relative fughe di notizie. Sta forse cambiando il modo di far politica in Svizzera?

F.P.: Non posso esprimermi sul caso della nomina di Roland Nef a capo dell’esercito, nonostante l’inchiesta aperta nei suoi confronti, perché non sono al corrente dei dettagli. Non credo però che sia stato molto astuto da parte del ministro della difesa Samuel Schmid mettersi in una situazione tanto delicata.

Si tratta comunque di piccoli incidenti di percorso, che non devono nascondere gli obiettivi prioritari della politica elvetica: dare una risposta soddisfacente alle sfide del futuro. La Svizzera va incontro a un mondo in continua evoluzione, dagli equilibri molteplici e in cui il multilateralismo ha sostituito il bilateralismo.

È difficile, in questo panorama, trovare la giusta posizione per un piccolo paese come il nostro. Queste sono le risposte che ci aspettiamo dal governo: come posizionare la Svizzera, quali strategie adottare per soddisfare i bisogni della popolazione.

swissinfo: Non crede che questi “piccoli incidenti di percorso” possano far vacillare la fiducia dei cittadini nel mondo politico?

F.P.: Senza dubbio. Ogni volta che c’è un intoppo, c’è una perdita di fiducia. Sono però convinto che il rapporto con il mondo politico potrà evolvere al momento in cui la generazione attuale dei consiglieri federali verrà sostituita da una nuova, che potrà guardare avanti senza il peso del passato sulle spalle.

swissinfo: Fulvio Pelli lascerà la presidenza a fine legislatura, nel 2011. Abbandonerà la politica o volterà semplicemente pagina in attesa di una nuova sfida?

F.P.: Lascerò il mio incarico di presidente probabilmente a inizio 2012. Ho voluto rispondere subito a questa domanda per evitare che mi venisse posta, sistematicamente, nei prossimi quattro anni. Adesso è chiaro per tutti qual è il mio impegno: portare questo polo liberale il più avanti possibile sulla scena politica svizzera. Un partito ha però anche bisogno di forze nuove. Diamo loro fiducia.

Intervista swissinfo, Stefania Summermatter

Nato il 26 gennaio 1951 a Lugano, sposato e padre di tre figlie, Fulvio Pelli ha studiato diritto nelle università di Berna e di Zurigo. Figlio d’arte, dal 1981 è avvocato nella sua città.

La carriera politica è precoce e lineare: partenza nel legislativo comunale, poi cantonale e federale. Dal 2002 al 2005 è stato capogruppo del PLR alle Camere federali, per poi subentrare a Rolf Schweiger alla presidenza del partito nazionale.

Fulvio Pelli è il terzo ticinese ad accedere a questa carica: prima di lui solo Aleardo Pini, dal 1948 al 1954, e Nello Celio, dal 1960 al 1964, furono designati alla guida del PLR svizzero.

Nel 2003 ha mancato invece l’elezione in Consiglio federale. Un’ambizione politica che avrebbe ormai accantonato.

Lascerà la presidenza del PLR dopo le elezioni federali del 2011 per dedicarsi completamente alla sua professione di avvocato.

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