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“Storico accordo” sulla riforma dell’FMI

Riuniti a Gyengju, nella Corea del Sud, i membri del G20 hanno raggiunto un importante accordo per la riforma della "governance" del Fondo monetario internazionale (FMI). Il capitale di quest'organismo sarà aumentato e i paesi emergenti avranno maggiore voce in capitolo.

Si tratta di “un’intesa di portata storica”, ha dichiarato il direttore generale dell’FMI Dominique Strauss-Kahn dopo la conclusione dell’accordo, che dovrà ancora essere sottoposto, a inizio novembre, all’approvazione del consiglio di amministrazione dell’istituzione di Bretton Woods.

La riforma prevede una maggiore presenza dei paesi emergenti a scapito di quelli europei. Secondo lo schema approvato dai membri del G20, il gruppo che riunisce le 20 principali potenze economiche mondiali, i paesi europei cederanno due seggi su nove detenuti nel consiglio di direzione dell’FMI, formato da 24 rappresentanti.

Nel consiglio siederanno così i due maggiori “azionisti” Stati Uniti e Giappone, quattro paesi europei (Francia, Germania, Regno Unito e Italia) e il gruppo dei Bric (Brasile, Russia, India Cina)”. Le economie avanzate gireranno gradualmente un totale del 5% delle quote dell’Fmi alle “economie più dinamiche”. L’accordo prevede inoltre un aumento del capitale a disposizione dell’FMI.

Non è ancora chiaro quale sarà l’impatto di questa decisione per la Svizzera, che rischia di perdere il suo seggio nel consiglio di direzione. La delegazione svizzera all’FMI guida un gruppo di voto formato da paesi che non appartengono all’Ue, ad eccezione della Polonia. Vi fanno parte le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale e la Serbia. Il Dipartimento federale delle finanze ha preso conoscenza dell’accordo raggiunto nella Corea del Sud, senza rilasciare per ora nessun commento.

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