UBS e CS finanziano Romney, ma verrà l’ora di Obama
Le filiali delle due grandi banche svizzere svolgono un ruolo importante nel finanziamento della campagna per le presidenziali americane. In questa fase, tramite i loro dipendenti, sostengono soprattutto il repubblicano Mitt Romney. Ma non trascureranno nemmeno Barack Obama.
L’UBS e il Credit Suisse fanno parte delle venti imprese che finanziano in misura maggiore la campagna elettorale del candidato repubblicano Mitt Romney, fondatore di una società di investimento ed ex governatore del Massachusetts.
È quanto rileva il Center for Responsive Politics, un’organizzazione non governativa specializzata nello spulciare i documenti finanziari forniti ogni mese alla Commissione elettorale dai vari candidati. La legge americana prevede infatti che questi fondi non siano versati direttamente dalle multinazionali, ma dai loro impiegati a titolo personale.
Tra il 2 giugno (quando Mitt Romney ha ufficializzato la sua candidatura) e il 31 dicembre, impiegati del Credit Suisse hanno contributo con più di 203’000 dollari alla sua campagna. In tal modo, la banca svizzera è attualmente il secondo donatore più generoso, dietro all’americana Goldman Sachs.
Nello stesso periodo, dipendenti dell’UBS hanno versato oltre 73’000 dollari, piazzandosi così al 16esimo posto tra i maggiori donatori. Il gigante bancario elvetico tallona la Bain Capital, impresa fondata dallo stesso candidato alla Casa Bianca e precede la banca americana Wells Fardo e la Bain & Company, società nella quale Romney ha dato il via alla sua carriera.
Tra i donatori più generosi
Tra i principali donatori di Romney figurano quattro multinazionali straniere: le due banche svizzere e due società britanniche, la banca Barclays e il gigante PricewaterhouseCoopers, che fornisce servizi di revisione di bilancio e consulenza fiscale e legale.
«Mitt Romney è considerato un candidato vicino agli interessi delle imprese. Proviene dal settore della finanza, e questo settore è il più generoso nel finanziare le campagne elettorali», spiega a swissinfo.ch Viveca Novak, portavoce del Center for Responsive Politics.
«Romney è più favorevole di Obama a un liberalismo economico per quanto riguarda le regolamentazioni. Il presidente uscente e i suoi amici democratici al Congresso hanno cercato invece di prendere delle misure per evitare una nuova crisi finanziaria e i loro sforzi si sono tradotti in una certa regolamentazione dell’operato delle banche», aggiunge Viveca Novak.
Stando agli ultimi sondaggi, il 65% degli americani ritiene Mitt Romney il candidato con maggiori chances di ottenere un’investitura repubblicana, davanti a Rick Santorum e Ron Paul.
Obama non sarà lasciato solo
Ciò non significa tuttavia che il presidente uscente Barack Obama sarà abbandonato da quella parte de settore finanziario che quattro anni fa aveva ampiamente sostenuto la sua corsa alla Casa Bianca. Nel 2008 l’UBS e il Credit Suisse figuravano tra i primi venti donatori del candidato democratico.
Malgrado abbia lanciato la sua campagna già nell’aprile del 2011, annunciando di voler rinnovare il suo mandato per altri quattro anni, oggi Barack Obama non deve più affrontare le primarie come i candidati repubblicani, perché in seno al partito democratico non ha rivali.
«Non mi sorprenderebbe se la banche finanziassero Barack Obama una volta che Mitt Romney o un altro candidato andrà verso l’investitura repubblicana», confida la portavoce del center for Responsive Politics. «Finora la raccolta fondi a favore di Obama sta andando molto bene. Sono stati raccolti oltre 80 milioni di dollari», ossia il doppio rispetto a Mitt Romney.
Sostegno non senza interesse della finanza
Viveca Novak sottolinea che storicamente il settore bancario e finanziario si è profilato tra i maggiori promotori di questi appuntamenti elettorali statunitensi. «Le banche hanno sempre avuto un interesse particolare nel sostenere i candidati alla Casa Bianca», ricorda la rappresentante dell’ONG.
Come mai? «È un modo per essere ascoltati, per assicurarsi che il loro messaggio passi e per fare in modo che i loro dirigenti abbiano poi accesso al presidente e al governo».
Swissinfo.ch ha chiesto una presa di posizione da parte della filiale americana UBS, ma non ha ottenuto risposta. Dal canto suo, Victoria Harmon, direttrice della comunicazione presso la sede statunitense del Credit Suisse ricorda che la banca «non dà soldi a Mitt Romney, né a Barack Obama o ad altri candidati. Sono i suoi impiegati a farlo».
«Io stessa do dei soldi ai candidati. È una mia scelta», confessa Victoria Harmon. Stando al Center for Responsive Politics, la donna ha effettivamente inviato 350 dollari a Obama il 27 giugno e 250 dollari il 4 agosto.
La maggior parte dei fondi che alimentano le campagne dei candidati giungono però dai massimi vertici di queste banche o da persone che le hanno dirette in passato o che sono vicine a questo ambiente. E le somme sono di tutt’altro tenore.
Robert Wolf, direttore della filiale americana dell’UBS e partner di golf del presidente uscente, ha versato oltre 46’000 dollari per la campagna in corso. Il 91% di questi doni sono andati a Obama e ad altri rappresentanti del partito democratico.
Il Credit Suisse è il secondo più grande donatore per la campagna presidenziale di Mitt Romney (Stato: dicembre 2011).
La filiale americana del CS, tramite suoi dipendenti, ha versato finora oltre 203’000 dollari.
L’UBS si piazza invece al 16esimo posto nella lista dei donatori a favore del’ex governatore del Massachusetts.
I contributi di impiegati della filiale statunitense dell’UBS hanno raggiunto i 73’000 dollari a fine 2011.
Nel 2008, l’UBS e il Credit Suisse figuravano tra i primi 20 donatori a favore di Barack Obama e del candidato repubblicano John McCain.
Secondo la legge americana, una società può partecipare al finanziamento di un candidato attraverso un “comitato di azione politica” (PAC), grazie al quale chiede ai suoi impiegati di fare dei doni, il cui tetto massimo è fissato a 5’000 dollari per elezione e per candidato.
Per poter partecipare al finanziamento di un candidato o di un partito, le compagnie straniere devono passare attraverso le loro filiali basate negli Stati Uniti.
Per contro, le compagnie straniere sono autorizzate a partecipare al finanziamento del congresso dei partiti, che si svolge in estate. Come per le loro consorelle americane, il montante dei loro doni è però limitato.
(Traduzione dal francese, Stefania Summermatter)
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.