L’economia ha tutto da guadagnare
Il mondo economico svizzero invita ad accettare l'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi paesi dell'UE, convinto che favorirà la crescita.
In particolare, ritiene che le ragioni economiche in favore dell’accordo dovrebbero convincere un paese che da oltre 10 anni deve fare i conti con una crescita economica debole.
Rappresentanti di spicco del mondo economico insieme a governo e a leader sindacali invitano a votare sì all’estensione dell’accordo di libera circolazione delle persone perché questo darà l’atteso impulso all’economia nazionale.
Gli oppositori all’estensione dell’accordo ai 10 nuovi paesi dell’UE (soprattutto dell’Europa orientale) sono invece convinti che sul mercato del lavoro svizzero arriverà molta manodopera a basso costo.
Tuttavia, gli oppositori si trovano in chiara minoranza visto che anche l’Unione sindacale svizzera (USS) sostiene il tema in votazione il 25 di settembre.
“Le esperienze fatte con la libera circolazione (tra la Svizzera e l’UE dei Quindici) mostrano che le implicazioni per disoccupazione e immigrazione sono trascurabili e che le autorità sono pronte e capaci di imporre controlli efficaci e di prevenire gli abusi” afferma Serge Gaillard, capo economista dell’USS.
“Non ci aspettiamo che le cose cambino sostanzialmente in seguito all’estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi stati dell’UE”.
Bassa crescita economica
Il governo e i rappresentanti dell’economia osservano che l’estensione degli accordi permetterà alla Svizzera di accedere meglio a questi nuovi mercati, in forte espansione, e migliorerà la sicurezza degli investimenti nei nuovi Stati dell’UE.
In concreto, prevedono che un sì provocherà un aumento del prodotto interno lordo (PIL) svizzero tra lo 0,2 e lo 0,5 % all’anno tra il 2005 e il 2010. Ciò equivale a 1-2 miliardi di franchi svizzeri.
Questa cifra andrà ad aggiungersi al 2,3 % di incremento del PIL previsto dagli economisti del Governo quale risultato a lungo termine del primo pacchetto di accordi bilaterali con l’UE.
Secondo le valutazioni, circa la metà di questa crescita è imputabile alla libera circolazione delle persone, che non solo apre nuovi mercati, ma rende pure più facile per gli svizzeri lavorare nei paesi dell’UE.
Gli economisti ritengono che l’estensione dell’accordo favorirà l’economia svizzera perché, pur restando tra le più forti del mondo, per vari decenni ha occupato i posti più bassi nella lista mondiale dei tassi di crescita annuali.
Contemporaneamente, i tassi di crescita del PIL dei paesi dell’Europa orientale sono stati mediamente di circa il 4 % annuo nel periodo tra il 1993–2004, vale a dire quasi il doppio della media degli altri 15 paesi dell’UE (2,2 %) e tre volte la media svizzera (1,3 %).
Secondo il governo un no non solo provocherà la perdita di questa potenzialità di crescita, ma causerà anche minori investimenti stranieri in Svizzera e quindi un aumento della disoccupazione.
Idraulici polacchi ?
Tuttavia, molti oppositori dell’accordo negano la realtà – o almeno la portata – del potenziale “bonus” di crescita.
Ritengono che il principale effetto di un sì sarà un incremento dell’immigrazione in Svizzera e una conseguente perdita di impieghi per i lavoratori svizzeri. I salari – sostengono – scenderanno verso i livelli di quelli nei paesi dell’Europa dell’est.
La paura dell'”idraulico polacco” è particolarmente diffusa in Germania: molti lavoratori che percepiscono salari bassi temono di venir rimpiazzati da manodopera proveniente dai paesi vicini.
Il governo svizzero ha cercato di dissipare questi timori insistendo sulle temporanee restrizioni per accedere al mercato del lavoro (in particolare il contingentamento per la manodopera proveniente dai nuovi paesi dell’UE), che rimarranno in vigore sino all’aprile del 2011.
Inoltre, un’altra clausola permette di imporre ulteriori restrizioni sino al maggio del 2014.
Nessuna ondata d’immigrazione
L’UE stima che circa l’1 % della popolazione attiva dei nuovi paesi membri (circa 200 mila persone) potrebbe emigrare nei primi cinque anni dopo la completa apertura dei mercati del lavoro dell’UE.
Secondo le previsioni, i due terzi andranno in Germania e il 10 % in Austria. L’emigrazione gradualmente tenderà però a diminuire, mano a mano che crescerà l’economia del loro paese.
Il governo svizzero precisa che ci sono attualmente 18 mila persone provenienti dai nuovi paesi dell’UE che vivono in Svizzera e per questo non prevede “una immigrazione a catena”.
Swissinfo, Chris Lewis
(traduzione di Anna Ferro-Mäder)
Il 25 di settembre la Svizzera deve decidere se estendere l’accordo sul lavoro con l’UE a 10 nuovi stati membri.
L’intesa fa parte di una prima serie di accordi bilaterali con i Quindici entrato in vigore nel 2002.
In Svizzera vivono attualmente circa 18 mila persone dei nuovi stati dell’UE (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia. Slovacchia, le tre repubbliche baltiche, Cipro, Malta).
I sostenitori affermano che estendere l’accordo sul lavoro aiuterà a stimolare la crescita annua in Svizzera fino allo 0,5 % a partire dal 2010.
Gli oppositori ritengono che provocherà un’ondata di immigrati e lavoratori a basso costo, soprattutto dai paesi dell’est.
Il parlamento ha approvato una serie di restrizioni temporanee del mercato del lavoro, comprese quote per proteggere i cittadini svizzeri.
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